Pd, D’Amelio apre all’unità del partito e attacca sulla Provincia: Vignola silurato ad Avellino

LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE ALLE PRIMARIE SCEGLIE MINNITI. Conferenza stampa per chiarire la posizione nel nuovo quadro politico determinato a Roma e ad Avellino dalla sfida congressuale. Affondo contro Gianluca Festa e Livio Petitto: una vergogna se hanno sostenuto Biancardi contro il Centrosinistra.

«Nel Pd è tempo di ripristinare le regole e di parlare a viso aperto. Spetterà al segretario provinciale comprendere in che modo è possibile riaprire il confronto interno». Ad affermarlo, durante la conferenza stampa convocata stamattina a via Tagliamento, è la presidente del consiglio regionale, Rosetta D’Amelio.

«Hanno sbagliato – ha proseguito, riferendosi alle componenti decariana, franceschiniana e renziani vicini a Famiglietti – a non partecipare al congresso. E’ inaccettabile poi che venga presentato un ricorso in Tribunale, per condizionare l’esito di una consultazione democratica. Questo non è il partito che immagino. Le divisioni e le polemiche strumentali ci porteranno all’estinzione. E’ il momento, quindi, di guardare avanti».

D’Amelio ha poi indicato un punto fermo della riorganizzazione del partito in vista della nuova assise nazionale e provinciale: «Il tesseramento si deve fare nei circoli che hanno la sede. Altrimenti si va in quello più vicino, muovendosi in carne e ossa e pagando la quota, oppure nella sede provinciale. Non c’è spazio per equivoci».

Un messaggio chiaro indirizzato a tutte le componenti democratiche: «Bisogna capire chi realmente è interessato a portare avanti questo progetto politico e chi invece pensa solo al proprio tornaconto. I partiti finiscono, ma gli elettori hanno bisogno di riferimenti e di risposte ai problemi».

Nella sfida per la guida e per il riassetto del Pd, che si è aperta al Nazareno, la presidente dell’assemblea di Palazzo Santa Lucia ha deciso di schierarsi con l’ex ministro degli Interni; Marco Minniti: «Lo sosterrò, insieme ai sindaci, compresi quelli irpini, che gli hanno chiesto di scendere in campo. Condivido le sue parole chiave e le proposte per rilanciare una forza riformista, di cui il Paese ha necessità per rimettersi in piedi, puntando su temi come sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale ed Europa, crescita e tutele sociali».

D’Amelio ha anche ribadito che è assolutamente contraria ad un partito diviso in correnti e sottogruppi, in perenne conflitto: «Spero che il segretario sia eletto dagli iscritti e dai simpatizzanti. Vanno superate le vecchie logiche e i tatticismi».

Di qui un riferimento anche a quanto è successo alle elezioni provinciali: «Non è ammissibile che chi è del Pd o del centrosinistra voti altri candidati. Se è ciò che ha fatto Gianluca Festa o Livio Petitto è una vergogna. Ed è assurdo che nessuno abbia avuto ancora il coraggio di dirlo. Ma non si tratta soltanto di lui. Al Comune di Avellino mancano 5 o 6 voti, considerato che Luca Cipriano ha sostenuto Vignola».

Ma l’affondo è andato avanti: «Lo stesso vale anche per gli alleati della coalizione. Si possono costituire liste senza una precisa connotazione, allo scopo di raccogliere voti in ambienti che non si riconoscono nel centrosinistra, ma per sostenere il nostro candidato. Alla Regione, come alla Provincia. Ed è ciò che dico ad Alaia. In caso contrario, ci troveremmo di fronte a civiche che si orientano indistintamente, in base alla convenienza. Chi non vota i candidati del centrosinistra non può far parte della coalizione».

D’Amelio ha quindi precisato la posizione del Pd a Palazzo Caracciolo: «Siamo all’opposizione. Chi tratta sulle deleghe lo fa a titolo personale e contro la linea del partito. Questo non significa che i consiglieri non porteranno le istanze del territorio, offrendo la propria collaborazione per la soluzione dei problemi».

E in merito alle vicende del Comune capoluogo: «Per il bene della città è necessario che si vada al voto quanto prima, nei termini che i consiglieri riterranno opportuno. Ma alle prossime elezioni non dobbiamo commettere gli errori del passato. Servono segnali concreti di cambiamento e chi è del Pd, deve essere candidato nella squadra del partito. Basta con le liste fiancheggiatrici».