Famiglietti dalla Leopolda: riprendere il rinnovamento per ricostruire il centrosinistra

Il futuro del Pd si gioca sulla capacità di superare le vecchie liturgie politiche, lavorando ad un quadro di alleanze con le forze di sinistra e moderate. A sostenerlo è l'ex deputato democratico, presente alla nona edizione della Leopolda, l'appuntamento politico ideato da Renzi, che si tiene ogni anno a Firenze.

«Bisogna recuperare lo spirito del progetto politico del Pd e l’ iniziale spinta al cambiamento impressa da Renzi, non avendo timore a fare autocritica. Non è escluso, comunque, che il futuro possa riservare schemi e percorsi inediti». Luigi Famiglietti, ex deputato Pd, sostenitore della “prima ora” – come si diceva un tempo non così lontano – dell’ex rottamatore, prova a delineare una possibile direzione di marcia per i Democratici, raccogliendo anche sollecitazioni e stimoli che vengono dalla Leopolda.


IL DISCORSO CONCLUSIVO DI RENZI: RIPARTIRE PER RIPRENDERCI IL PAESE

L’esponente politico irpino non ha mancato di partecipare, nemmeno questa volta, alla kermesse ideata da Renzi nell’ex stazione ferroviaria di Firenze. Il titolo della nona edizione è “Ritorno al futuro”, un chiaro riferimento all’omonimo film con Michael J. Fox, confermato dalla presenza sul palco della famosa DeLorean, l’automobile da corsa protagonista dei viaggi nel tempo della trama.

Famiglietti, quale messaggio viene dall’appuntamento e dal suo ispiratore, in particolare per l’Irpinia?

«Non ho la pretesa, né credo che qualcuno possa averla, di essere il portavoce ufficiale del punto di vista di Renzi. Sono venuto qui, come sempre, per ascoltare. Non è una Leopolda di governo. Lo si capisce subito. Ma c’è una grande voglia di partecipazione e si vedono molti volti nuovi. Bisogna riprendere un cammino, che nel tempo ha perso la sua originaria natura, soprattutto sui territori, di rinnovamento della politica e di superamento di vecchie liturgie. Siamo aperti al confronto».

La Leopolda di Matteo Renzi

In particolare, che cosa non è andato?

«Non si è riusciti a trasformare fino in fondo il modo di fare politica. Si è stati assorbiti dalla gestione e dalla quotidianità. Penso ai congressi con pacchetti di tessere».

Forse è giunto il momento dell’autocritica, non solo rispetto alle dinamiche interne al partito, ma anche alle politiche di governo. Non crede?

«Sicuramente. Anche se personalmente non ho molto da addebitarmi. In ogni occasione ci ho messo la faccia. Anche alle ultime elezioni politiche, pur non avendo una candidatura blindata. Tanti di quelli che sono saliti sul carro del vincitore Renzi, quando era in corsa, adesso non ci sono più. Non resta che l’amara constatazione che gli accordi con i portatori di voti non sono nemmeno serviti allo scopo, vista la sconfitta elettorale. Insomma, oltre al danno, la beffa. E’ necessario, dunque, mettere in campo pratiche diverse».

Nicola Zingaretti, Governatore del Lazio e candidato alla segreteria del Pd

Si è ormai aperto il dibattito sul futuro del Pd e sulla guida del partito. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha lanciato la sua proposta e il suo nome è in lizza per la segreteria nazionale. Che ne pensa?

«Bisogna capire innanzitutto se realmente ci sarà un congresso. Credo che un confronto sarebbe utile. Servirebbe una vera e propria scossa. Zingaretti è un amministratore di esperienza e la sua proposta è di tutto rispetto, anche se personalmente non la condivido perché sembra mossa dalla nostalgia per i Ds. Va però apprezzato lo sforzo messo in campo».

Nel Pd irpino andrebbero superate le tensioni scaturite nell’ultimo congresso provinciale.

«Sono rimasto esterrefatto per come sono stati gestiti il congresso e l’elezione degli organismi di partito, dai quali siamo fuori io e diversi altri esponenti. Sembra però che oggi anche alcuni dei principali sostenitori dell’attuale segretario provinciale abbiano preso le distanze. Servono perciò una riflessione ed un confronto, partendo da un nuovo tesseramento».

Qual è la sua valutazione sulla definizione delle candidature per le elezioni provinciali?

«Anche in quel caso c’è stata grande confusione. Non c’è stata la capacità di mettere tutti gli amministratori locali attorno ad un tavolo. Il nome di Vignola poteva venire fuori prima. Adesso, comunque, è in campo e mi auguro che si raggiunga il risultato».

Che ne pensa dell’alleanza?

«E’ necessario costruire una coalizione, soprattutto alla luce della legge elettorale per le politiche. Occorre lavorare ad un campo largo di centrosinistra, recuperando il rapporto con le forze a sinistra del Pd e con quelle moderate. Non è escluso però che tra qualche mese possano esservi novità inattese. Il quadro è in evoluzione. Non possiamo permetterci si stare fermi. Oggi siamo la terza forza dopo i Cinque Stelle e l’aggregazione di centrodestra. C’è bisogno di una reazione».

Il centro storico di Avellino visto dal parco urbano di Santo Spirito, attraversato dal Torrente Fenestrelle

Il prossimo anno si potrebbe tornare alle urne in città. Come la vede?

«Dobbiamo stare attenti. Tutti i nodi sono collegati: senza un partito compatto in città, senza un’organizzazione, sarà difficile vincere. Non mancano i riferimenti del territorio. Non a caso al primo turno delle elezioni comunali abbiamo vinto. Ma manca una proposta convincente. Così si spiega la bocciatura al ballottaggio. E’ necessario riprendere il lavoro con i corpi intermedi, con le forze sociali, che abbiamo sicuramente trascurato».

Nel 2019 c’è anche la scadenza delle europee e l’anno successivo quella delle regionali. Cosa prevede il percorso di Famiglietti?

«C’è e resta la passione per la politica. Non rinuncerò a dare il mio contributo. Poi si vedrà».


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