“Il distretto eolico è esaurito”. Tartaglia: Bisaccia stretta tra criminalità e multinazionali

LA DISPERAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI LOCALI NELLE PAROLE DEL VICE SINDACO. Dopo la visita della Commissione Regionale Antimafia in una delle città simbolo dell'energia rinnovabile si chiede "di ristabilire le regole per una civile convivenza fra i parchi e una comunità in fuga".

La legge appena firmata dal Consiglio Regionale della Campania sul Piano Energetico Ambientale Regionale suscita una certa diffidenza. Dopo anni di battaglie e resistenze contro i colossi del vento, che hanno depositato autorizzazioni di installazioni in Regione Campania e relativi incartamenti, senza allegare la mappa complessiva del territorio e delle altre torri installate. Così le Commissioni di Valutazione hanno continuato ed esprimere parere positivo per anni. Ad oggi, i comuni che sono stati dichiarati saturi- vedi Bisaccia e Lacedonia su tutti- continuano a battersi per porre un freno alle installazioni, e tentano invano di trovare interlocutori istituzionali a cui consegnare le istanze del territorio. Franchino Tartaglia, numero due dell’amministrazione Arminio, Franchino Tartaglia rappresenta la memoria storica dell’avanzata dell’eolico in Alta Irpinia e si annovera fra i protagonisti della concertazione del distretto energetico. Alla luce del pronunciamento del consiglio regionale però, si scaglia contro l’abbandono del territorio, oggetto di invasioni delle multinazionali del vento, delle bande criminali che si sono inserite nel volume d’affari  dei proventi della produzione di energia, e del vuoto normativo che impedisce di fatto, il governo del territorio da parte delle autonomie locali.

Francesco Tartaglia, Vicesindaco di Bisaccia

Tartaglia, dopo anni di battaglie condotte sul territorio ma anche presso le sedi ministeriali, il consiglio regionale campano ha firmato la legge sul Piano Energetico Ambientale Regionale. Si ritiene soddisfatto?

“Le leggi che vengono approvate devono rispondere alle richieste dei cittadini, e devono durare nel tempo. Dopo l’esito che ha avuto la moratoria siamo scottati, ma mi riservo di leggere il testo prima di dare un parere. Per il momento sono circolati soltanto frammenti, ma ho letto il documento nella sua interezza”.

Il Comune di Bisaccia ha presentato le sue osservazioni al disegno di legge?

“Abbiamo sempre espresso le nostre osservazioni, che sono arrivate alla Regione, ma anche agli assessorati regionali all’ambiente e alle attività produttive. Questa è una storia che parte da lontano, siamo quelli che nel 2007 abbiamo prodotto una delibera di consiglio in cui enunciavamo il nostro Pear. Da quella delibera è nata la proposta di istituire un distretto energetico regionale, con l’adesione di 22 comuni, che di fatto prevedeva un governo dell’apertura all’eolico, l’installazione delle torri, ed evitava le invasioni. Per ‘selvaggio’ intendiamo la corsa delle multinazionali che non hanno incontrato freni sul territorio”.

Quando è nato il distretto energetico è stato salutato come la grande occasione dell’entroterra campano di produrre ricchezza e redistribuirla su servizi innovativi e all’avanguardia, alla pari con le cittadelle più evolute d’Europa.

“Abbiamo sposato l’idea dell’energia alternativa da produrre, ma con equilibrio. Non pensavamo di dover assistere a questo scempio. Il Pear doveva essere alla base di quel processo, e di qualsiasi pianificazione. Arriva in ritardo ahimè. Oggi lo accogliamo come un freno all’eolico, ma sarebbe stato necessario per garantire gli equilibri sul territorio e fornire un indirizzo per gli enti di programmazione: non si può immaginare di partire senza regole, nè di lasciare mano libera a chi ha preso poi il sopravvento”.

Dalle prospettive dell’Eldorado fomentate nel 2007, alle battaglie per arginare il danno di oggi.

“Oggi viviamo invasioni quotidiane che ci infastidiscono molto, e non sono più tollerabili. Continuiamo a produrre delibere di contenimento, e intimazioni agli uffici tecnici comunali di respingere le autorizzazioni. Siamo in una zona rossa”.

Il centro abitato di Bisaccia, nell’Irpinia Orientale

Il distretto energetico regionale esiste sulla carta?

“Non esiste. Alla fine si è rilevato soltanto un tentativo di istituzionalizzare il piano territoriale e la Regione Campania- tutti i governi che sono succeduti- non ha mai voluto formalizzarlo. L’ultima convocazione dei 22 comuni che all’epoca hanno firmato il protocollo è avvenuta nel 2014. C’è stato un consiglio comunale congiunto, con le associazioni e i cittadini, in cui fu deliberata la richiesta di un Pear alla Regione Campania. Abbiamo sempre fatto la nostra parte, non solo i comitati civici”.

Cosa si aspetta di leggere oggi nel testo legislativo che sarà licenziato a breve?

“L’auspicio è che nella stesura finale siano raccolte le nostre indicazioni, con la salvaguardia di tutti gli aspetti territoriali. L’avanzata delle multinazionali ci ha condizionato su tante scelte, perchè i Comuni non possono davvero fare niente per difendersi”.

E’ mancata anche la solidarietà dei privati, che hanno fatto affari con le aziende escludendo ipotesi di concertazione con l’amministrazione.

“I privati si sono accordati secondo interessi propri, e questo è il risultato che vediamo”.

La definizione di un Piano energetico ambientale non si limita all’eolico, ma prevede di contribuire alla programmazione energetico- ambientale del territorio.

“Per effetto delle invasioni delle torri del vento, il fotovoltaico è sospeso, così come le biomasse hanno avuto una battuta d’arresto. Non c’è stato equilibrio e lo dimostra il fatto che nessuno ha controllato la quantità di torri che venivano installate”.

Anche la Provincia di Avellino ha la sua fetta di responsabilità.

“Nel 2007 la Provincia si era intestata gli impianti: rilasciava le autorizzazioni per gli impianti di piccola taglia, inferiori a 1 megawatt, ma poi la Regione li ha riassorbiti. Questo piano licenziato oggi è frutto di una gestazione molto lunga, e davvero mi auguro che contenga con chiarezza le indicazioni fornite dai Comuni. Abbiamo bisogno di linee guida certe e sicure, in quanto l’energia è un settore strategico dell’economia mondiale”.

Il Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale della Repubblica italiana e fino agli anni ’30 del ministero delle Colonie, progettato dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga (1732). Piazza del Quirinale, Roma.

Ad oggi la Consulta ha annullato la moratoria che incide sui parchi già autorizzati e colpisce i comuni saturi. A Bisaccia ci sono altre autorizzazioni in corso?

“Altre due autorizzazioni: una già operativa per cui manca solo la realizzazione, e un’altra che seguirà l’iter. Negli ultimi cinque anni siamo riusciti a fermare la realizzazione di due campi eolici grandi e l’installazione di 15 torri di potenza superiore a 100 megawatt. E’ diventata una battaglia estenuante e siamo soli a combattere”.

Il Comune e la popolazione bisaccese hanno dei ristori in termini di servizi? I cittadini, ad esempio, pagano la corrente?

“Certo che la pagano: è una favola quella che si racconta sull’incremento della ricchezza dei comuni. La verità è che lo Stato ha abdicato ai privati la produzione dell’energia alternativa. I privati conferiscono all’Enel ma il Comune è escluso da ogni trattativa. La definizione di un piano di governo del territorio avrebbe potuto definire anche questo: una riduzione del costo della bolletta”.

Un parco eolico nei pressi di Bisaccia, Avellino

I Comune di Bisaccia insieme a quello di Lacedonia sono stati dichiarati saturi. Quante torri conta oggi Bisaccia?

“Bisaccia è il comune più esteso, per questo ha scatenato il maggior numero di incursioni. Oggi abbiamo 200 torri, quindi una sottostazione piccola, una di interconnessione su cui Terna vorrebbe agganciare la linea da 380mila megawatt che collega Bisaccia a Deliceto e per cui stiamo combattendo da anni”.

La Bisaccia Deliceto è oggetto di un braccio di ferro che ha coinvolto diverse amministrazioni comunali.

“Abbiamo sollecitato il Ministero per lo Sviluppo Economico, il Ministero per l’Ambiente e tantissimi altri, ma nessuno vuole ascoltare le nostre ragioni. I pentastellati avevano annunciato battaglie in favore dell’ambiente e si erano espressi in maniera contraria a tante opere impattanti, mentre adesso si trovano sul fronte apposto. Il Ministro Di Maio sostiene che l’energia alternativa è fondamentale per lo sviluppo del Paese, e noi ci ritroviamo a condurre una battaglia contro una linea da 380mila megawatt che attraversa in lungo e in largo il paese”.

Quale autorità – e autorevolezza- viene riconosciuta allora ad un amministratore?

“Nessuna. Siamo alla mercè di tutto: dei tentativi di conquista da parte dei colossi industriali che non ci considerano; delle bande criminali che hanno fiutato interessi su questo mercato e cercano di inserirsi nel volume di affari delle multinazionali. Non abbiamo potere decisionale sulla politica di indirizzo che vogliamo adottare, e non siamo protagonisti delle nostre scelte: siamo costretti a subire quelle di altri”.

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