“Elogio delle fragilità”, presentato a Lioni il libro di Roberto Gramiccia

Alla presentazione del libro, promossa dalla Pro Loco di Lioni, hanno preso parte fra gli altri, la presidente del Consiglio regionale Rosetta DAmelio, e il presidente del Consorzio dei Servizi Sociali di Lioni Stefano Farina

La scia “illuminista” della recente visita del Capo dello Stato ad Ariano Irpino, che ha sostenuto e incoraggiato il connubio fra scienza e arte adottato da Biogem, è stata vivificata con un appuntamento culturale promosso dalla Pro Loco di Lioni, con la Presentazione del Manifesto delle Fragilità. La presentazione del libro di Roberto Gramiccia,  “Elogio delle fragilità” edito da Mimesis, si inserisce e amplia quel movimento culturale di respiro nazionale e locale sulla ri-umanizzazione della società. Un orizzonte indicato dall’Onorevole Zecchino ad Ariano, che ha sostenuto anche Brunello Cucinelli all’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi. Il presidente della Città dell’Alta Irpinia Ciriaco De Mita ha individuato fin dal suo insediamento il recupero delle comunità come metodo per schivare il tracollo.

Torniamo al libro. Lo scopo dell’autore è ribaltare il senso della parola ‘fragilità’ e assumerlo nel vocabolario corrente come un elemento di forza e non di debolezza. Il terreno di discussione scelto da Roberto Gramiccia autore del libro “Elogio della fragilità” edito da Mimesis per dimostrare la sua tesi, è un viaggio esplorativo attraverso la scienza e l’arte, dove l’autore supera le barriere dei saperi accademici convenzionali per favorire un maggiore dialogo fra pensiero e intelligenza. Roberto Gramiccia nell’ultimo segmento della sua carriera, si è l’occupato di geriatria e gerontologia, ma è anche un critico d’arte, tanto da guadagnarsi la fama di “medico degli artisti” ed è stato responsabile della direzione di una struttura sanitaria complessa territoriale.

Come nello studio dell’anatomia del corpo, così Gramiccia ha sviscerato i meccanismi che regolano l’agire dell’uomo, che lui stesso sintetizza nelle pulsioni che insistono nel rapporto fra fragilità e forza. La medicina quindi abbandona le vesti meramente scientifiche e diventa scienza umanistica, nel senso che persegue l’obiettivo di capire le ragioni del dolore e della sofferenza, e capendolo, trovare e scegliere la terapia che porta alla guarigione. La fragilità individuale e quella collettiva sono il binario di riferimento del testo, su cui il medico- scrittore intende traghettare il lettore allo scopo di “ristabilire una rotta” e accendere giusti riflettori sulla deriva della condizione umana, imprigionata nella dittatura del pensiero neoliberista. Quello che è necessario ristabilire è la dialettica fragilità- forza creativa, e debolezza- potenza, che oggi è stata invece sostituita dall’imperativo paura- incoscienza.

Lo strapotere delle macchine e dell’economia del commercio ha liquidato la fragilità positiva insita nel medico e nell’artista, che hanno abdicato la loro missione creativa in favore del profitto e del business. Entrambe le figure sono state sottratte alla dimensione del dubbio, e sono state ridotti ad apparati burocratici che sfruttano la loro funzione. L’era della tecnica e dell’economia capitalistica ci ha allontanato dalla nostra origine, moltiplicando le ragioni della nostra alienazione.

Grazie al racconto personale e dei condizionamenti storici e ambientali, l’autore è in grado di osservare e definire le mutazioni della trama sociale e il comportamento dell’uomo, dall’adesione ai movimenti politici di massa, ovvero l’incrocio di destini e sofferenze in un’alleanza che è diventata forza; fino all’isolamento totalizzante e il ripiegamento su se stesso dell’individuo e delle sue paure immobilizzanti.

Mentre nel passato le fragilità sono state esorcizzate nelle idee, condensate nell’adesione ai partiti di massa che si facevano interpreti di bisogni e obiettivi, oggi assistiamo alla scomparsa di grandi ideali in grado di fomentare entusiasmi, ma anche alla perdita di riferimenti, che aumenta il senso di solitudine individuale e della precarietà. La libertà di accesso alla rete e alla tecnologia illude di essere tutti uguali di fronte alla iper realtà digitale, ma impone una unica e deprimente ideologia. La fragilità si naturalizza e diviene inemendabile, dove gli individui sono imprigionati nella precarietà.

La fragilità intesa come irrequietezza produttiva, che è l’arma dell’intelligenza e la mano degli operosi non esiste più, e ad essa non si è sostituita una nuova forza ma la somma di incurabili astenie che hanno condotto alla resa per sfinimento.

La libertà di ognuno è l’insieme dei condizionamenti esterni che filtrano la nostra personalità e il bagaglio culturale. Chi dispone di mezzi culturali, volitivi e intellettuali capaci di filtrare la realtà, è più sensibile e quindi più fragile. Ma è la fragilità che innesca il genio creativo e muove il mondo, e deve diventare un elemento di forza.

Il professor Gramiccia ha sollevato spunti interessanti, senza tralasciare aspre critiche all’evoluzione del dibattito politico, da sempre caratterizzato da una polarizzazione netta in cui si contrapponevano l’uguaglianza e la disuguaglianza, gli orientamenti della sinistra e quelli la destra, con lance infuocate al renzismo che ha sostituito questa dialettica nelle file della sinistra con il dualismo conservazione-innovazione. Non solo.

Si è espresso in merito alla sanità e alla mercificazione del servizio sanitario pubblico che risponde alle logiche delle aziende, così come sono denominate le ramificazioni della sanità pubblica (da Unità sanitarie locali, ad Aziende sanitarie Locali), che hanno smesso di rispondere ai bisogni dell’uomo e di provvedere alle sue cure.

In ultima analisi, il testo concorre sì al Manifesto delle Fragilità, ma soprattutto in questo momento, a quel movimento culturale di respiro nazionale e locale sulla ri-umanizzazione della società. Questa è la mission illustrata da Biogem ieri al capo dello stato e da Ortensio Zecchino, ma ne ha parlato Brunello Cucinelli all’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi, e il presidente della Città dell’Alta Irpinia Ciriaco De Mita, che ha individuato nel recupero delle comunità il metodo per schivare il tracollo.

L’incontro è stato promosso dalla Pro Loco di Lioni, a cui va il merito di avere promosso l’appuntamento culturale presso l’Osteria Pica. Hanno relazionato sul tema oltre all’autore, la Presidente del Consiglio Regionale Rosetta D’Amelio, il presidente del Consorzio dei Servizi Sociali di Lioni Stefano Farina, la psicologa e psicoterapeuta in forza al Consorzio Pina Aurilia, il vice sindaco di Lioni Mimma Gallo e la presidente della Pro Loco Maria Antonietta Ruggiero.