Il segretario generale della Cgil irpina, Franco Fiordellisi, commenta la partecipazione della Camera del lavoro di Avellino alla manifestazione che s’è svolta ieri a Foggia dopo le tragedie di sabato e lunedì scorso con la morte di 16 braccianti agricoli tutti immigrati regolari impegnati nella raccolta dei pomodori nelle campagne del Tavoliere. Per dire no al caporalato si sono mobilitati sindacati e associazioni con due cortei per ricordare le 16 vittime causate da due incidenti stradali avvenuti nelle campagne e per protestare contro lo sfruttamento. Il primo, organizzato da Usb, è partito dall’ex ghetto di Rignano, nel comune di San Severo. Un centinaio di persone ha partecipato alla marcia dei berretti rossi, che i braccianti indossano nei campi per proteggersi dal sole mentre raccolgono (per un euro al quintale) i pomodori. Di seguito l’intervento di Fiordellisi, che lancia un allarme anche per il territorio della provincia avellinese.

Al corteo dei confederali contro lo sfruttamento dei braccianti hanno partecipato centinaia di migranti, sostenuti da delegazioni sindacali giunte da tutta Italia ma anche da cittadini e associazioni: un’affluenza massiccia con migliaia di presenze. Dopo aver attraversato la città, muovendo dalla stazione, è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare i 16 morti nei due incidenti stradali avvenuti negli ultimi giorni sulle strade foggiane e i migranti economici morti sul lavoro.

Il segretario provinciale della Cgil, Franco Fiordellisi

Un minuto di silenzio per tutti i braccianti e per ricordare anche quei lavoratori che 62 anni fa morirono nelle miniere del Belgio. Noi lottiamo per difendere questa memoria – sottolinea Fiordellisi – a Marcinelle morirono operai costretti a scappare dall’Italia, come oggi muoiono senza sicurezza altri, troppi, lavoratori schiavizzati e sfruttati dalla malavita organizzata. Come quelli di Marcinelle, quelli di oggi lottano per una vita degna di essere vissuta, per le loro famiglie e per il loro futuro, decidendo di abbandonare la terra di origine.

Quello che succede in Capitanata da tanti è una tragedia umana e sociale, oltre che una questione di legalità, che deve necessariamente scuotere le coscienze di tutti: in questi casi, il mero cordoglio non può bastare. Inoltre, la stessa zona 13 anni fa fu al centro di un gravissimo fatto di cronaca con la scomparsa di oltre 100 cittadini polacchi anche loro probabilmente sfruttati dalle mafie: i corpi di alcuni loro furono rinvenuti nelle stesse campagne e tutti gli altri non sono mai stati ritrovati.

Una immagine stilizzata di braccianti nei campi impegnati a raccogliere i pomodori (clipart Alfacom Avellino)

La Cgil è pronta ad assumere impegni e responsabilità più incisive e risolutive. Da anni, siamo impegnati in tutte queste realtà – in Irpinia come altrove – dove lo sfruttamento è all’ordine del giorno: la nostra è una battaglia che può e deve essere vinta solo con un presidio permanente del territorio realizzato in modo sinergico tra sindacati, istituzioni, imprese e associazioni. Per farlo, bisogna applicare compiutamente la legge sul caporalato e incentivare le imprese a partecipare alla rete del lavoro agricolo. Soprattutto, occorre che lo Stato aumenti in modo significativo le azioni di controllo e contrasto all’illegalità. Il caporalato può essere sconfitto, le persone e il lavoro devono recuperare la loro dignità, quindi sono indispensabili anche serie politiche sociali e abitative per tutti: nessuno escluso.


VERTENZA BRACCIANTI | LA CGIL CHIAMA IL GOVERNO E IL PARLAMENTO

Rispetto a questa necessaria inversione di rotta, la reintroduzione dei voucher da parte del governo è in netta controtendenza. Al Ministro del Lavoro, nonché vicepremier, Luigi Di Maio, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiediamo un’assunzione di responsabilità per ripristinare legalità e restituire dignità a tutti i lavoratori, italiani e stranieri.

Ad Avellino abbiamo caporalato nei settori edili e dell’agricoltura e avvertiamo fenomeni simili nell’ambito del conciario terziarizzato. In questo momento, è bisogna monitorare le ragazze e i ragazzi che sono ospiti nei Cas sparsi per la provincia. Infatti, da Monteforte alla Valle Ufita o il Medio Calore abbiamo notizie di strani movimenti di furgoncini, sia la mattina presto sia nel tardo pomeriggio, probabilmente per accompagnare i migranti nelle campagne circostanti. È utile ricordare che gli ospiti stranieri dei Cas dopo 60 giorni in Italia e con i documenti temporanei possono iscriversi ai Centri per l’impiego ed essere assunti regolarmente con contratti.