La targa ricorda uno dei servizi attivi fino al 2010 nell'ex ospedale 'Maffucci' di contrada Pennini ad Avellino

Il dibattito in corso sul trasferimento degli uffici dell’Azienda Sanitaria Locale di Avellino si è esteso al consiglio comunale della città capoluogo, ai sindacati e alle associazioni, ma si prepara a coinvolgere anche i livelli regionali. Niente più incontri bilaterali fra la manager di Via degli Imbimbo Maria Morgante e il direttore generale dell’azienda Ospedaliera Angelo Percopo: il riutilizzo delle strutture sanitarie dismesse chiama in causa un ampio parterre di portatori di interesse che dovranno concertare nuove destinazioni d’uso, riqualificare il contesto urbano e migliorare i servizi al cittadino.

L’ex ospedale ‘Maffucci’ di contrada Pennini ad Avellino

Tornano sotto i riflettori il Maffucci di Contrada Pennini e il plesso di Viale Italia, congelati a seguito dell’inaugurazione della città ospedaliera nel 2010. Ma mentre il primo- il Maffucci- è stato individuato dall’Asl per unificare tutti gli uffici dell’Azienda Sanitaria, tale da destinare lo stabile di Via degli Imbimbo a distretto con tutti i servizi sanitari utili ai cittadini; il secondo è al centro di una serrata battaglia promossa dal Comitato Civico Avellino Rinasce guidata dalla pentastellata Guidi, che da anni chiede il recupero dello stabile per vivificare le attività commerciali di Viale Italia.

La sede centrale dell’Asl di Avellino di Via degli Imbimbo

A riaprire la questione in città, è stato proprio l’annuncio di Maria Morgante di una revisione della spesa interna sostenuta per i costi di locazione delle strutture, volta ad azzerare le spese di locazione e recuperare il patrimonio edilizio sanitario, consentendo un risparmio di 640mila euro annui. In questo momento infatti, l’Asl paga il fitto per il Sert di Via Iannaccone, per il dipartimento di Piazza Kennedy, il presidio Stie, per gli uffici amministrativi di Atripalda e altri.

L’Asl ha già incontrato Angelo Percopo, direttore generale del Moscati, che nel concedere il via libera alla delocalizzazione e riuso del Maffucci avrebbe previsto un accordo di assegnazione della struttura in uso gratuito per 40 anni. Ma alla vigilia dell’insediamento del neo sindaco a Palazzo di Città, si congelano le operazioni e si apre una piattaforma di confronto con il consiglio comunale. Il neo sindaco Ciampi ha già annunciato infatti di voler considerare l’attivismo del Comitato Civico nato nel 2013 per la riapertura dello stabile di Viale Italia, e si riserva dunque di approfondire la questione relativa alle due strutture prima di convocare i manager di Asl e Moscati e pronunciarsi in merito.

Gli elementi da valutare sono molteplici. Intanto il complesso del Moscati è più grande del Maffucci, ma al suo interno i locali necessitano di riqualificazione, come il pronto soccorso. La struttura, d’altro canto, è stata destinataria negli anni di investimenti tecnici e tecnologici che la rendono appetibile per le cliniche private- come la Malzoni, che aveva già avanzato proposta. Anche il Maffucci è in stato di abbandono, è una struttura molto articolata, e non è un albergo anche era stato individuato in passato dalla Prefettura come sede per ospitare i migranti; una posizione che oggi sostiene anche il comitato civico Avellino Rinasce, ma su cui si è fermamente opposta la Cgil di Avellino. Il segretario generale Franco Fiordellisi ha infatti sollevato dubbi circa l’onerosità dell’operazione di adeguamento della struttura a sede alberghiera, oltre alla manovra di ‘ghettizzazione’ dei migranti che ne deriverebbe.

Allo stato dei fatti nè l’Asl, nè il Moscati avrebbero bisogno del parere del Comune, ma quest’ultimo siede nell’assemblea dell’Asl, e detiene il 40% della proprietà della Città Ospedaliera. “Trovare le soluzioni più adeguate alle esigenze della comunità” come ha affermato lo stesso Ciampi, significherà aprire un confronto allargato con il consiglio comunale, ma anche con le sigle sindacali e avviare- nel caso- una richiesta di intervento anche della Regione. Tutti i portatori d’interesse dovranno così contribuire a sostenere la manovra di risparmio dell’Asl, valorizzare le potenzialità delle strutture dismesse e sostenere le iniziative private in campo medico, dalla ricerca all’assistenza.