Piano d’Ambito Rifiuti approvato ‘salvo intese’ ad Avellino

SULLA SEDE DEL BIODIGESTORE E IL GESTORE NON DECIDE. TUTTO RINVIATO AI SINDACI. Riunito il consiglio generale dell'ente d'ambito presieduti da Valentino Tropeano per la presa d'atto del Piano d'Ambito che lascia irrisolti tutti i nodi decisivi.

Il Sindaco di Montefredane, Valentino Tropeano, Presidente dell'Ato Rifiuti di Avellino

Il Piano d’Ambito Rifiuti ad Avellino con le sue 70 pagine è stato esaminato ed avallato dai 12 componenti del  consiglio dell’Ato Rifiuti di Avellino a Collina Liguorini. Tuttavia, il Piano d’Ambito per la gestione integrata dei rifiuti, lo strumento per la pianificazione elaborato sulla base di un lungo elenco di incontri territoriali, non scioglie i nodi critici della programmazione. Non contiene una proposta nè per il modello di gestione, nè per la scelta del sito dove realizzare l’impianto di compostaggio. In maniera notarile recepisce ciò che già fa parte della programmazione posta in essere dalla Regione Campania e dalla Provincia di Avellino, di cui in realtà appare riflesso. Fissa alcuni parametri, come l’obiettivo di una raccolta differenziata tra il 65 e il 70 per cento, ma non propone un riassetto tale da determinare un abbattimento dei costi. Certo, il Piano entra nel dettaglio sul fabbisogno e il potenziamento degli impianti, dei centri di riuso, di raccolta, delle stazioni di trasferenza, dell’organico e del multimateriale, stabilisce l’ultima fase della discarica di Savignano, prevede una implementazione della raccolta porta a porta. Sostanzialmente fotografa l’esistente, aggiornandolo nella cornice disegnata dalla legge regionale 14.2016.

Il Presidente dell’Ato Rifiuti, Valentino Tropeano, durante uno dei suoi incontri territoriali con i sindaci nei mesi scorsi

TOCCHERÀ AI COMUNI SCEGLIERE. L’Ato dovrà avanzare la sua proposta di modello gestionale, ovvero dovrà pronunciarsi in maniera definitiva e puntuale non sul futuro di Irpiniambiente, ma sull’assetto migliore per utenti e territori. Tra gli incontri dei mesi precedenti, diversi di questi sono stati affrontati con l’amministrazione provinciale, l’autorità di settore dal 2009 al 31 dicembre di quest’anno. Da dieci anni la Provincia governa l’ambito provinciale nella fase di transizione dall’emergenza al ritorno dei poteri ordinari, secondo quanto stabilito dal famoso decreto del Governo del 2009. Questa fase si è ormai conclusa. Ai sensi della legge regionale numero 14 del 2016 è stabilito il ritorno ai poteri ordinari in capo ai sindaci, che li esercitano nella forma associata degli Ato Rifiuti. Le divisioni fino ad oggi hanno impedito di riempire di contenuti questa responsabilità. Lo dimostra l’attivismo delle parti sociali. Cisl e Confindustria Avellino, con iniziative diverse hanno entrambe lasciato intendere che il futuro del ciclo integrato si decide sulla scelta del gestore degli impianti e del fornitore dei servizi.

La sede avellinese dell’Unione Industriali

I SINDACI SCIOGLIERANNO I NODI. L’Ato Rifiuti di Avellino è chiamato a pronunciarsi su chi gestirà impianti, i servizi urbani, e quale sarà il ruolo di Irpiniambiente. L’ente d’ambito dovrà tenere presente la posizione del Comune di Pratola Serra che ha licenziato la società provinciale, ma anche la scelta adottata dal Comune di Chiusano San Domenico che si prepara a gestire il servizio in autonomia, e quelle dei tanti comuni alla finestra in attesa di decisioni. La situazione resta aperta. Mentre Confindustria Avellino ha tentato di mettere al tavolo tutte le parti, e rivendica la formulazione di un piano che crei le condizioni per abbassare i costi ed efficentare il servizio per costruire una economia circolare dei rifiuti; la Cisl Irpinia Sannio propone di ottimizzare il ciclo integrato dei rifiuti coinvolgendo la società provinciale e la ex Novolegno: Irpiniambiente seleziona gli scarti del legno, destinati al capannone di Pianodardine per il riciclo in chiave industriale.

Il rendering del biodigestore di Chianche

BIODIGESTORE, 4 SINDACI LO VOGLIONO SUL PROPRIO TERRITORIO. Il documento approvato ieri dai componenti del consiglio all’unanimità contiene una serie di specifiche e tecniche operative che l’Ato stabilisce per ridurre l’impatto ambientale di tutti gli impianti sul territorio. E’ stata ribadita una linea “non perentoria” da parte del consiglio di Collina Luguorini nei confronti dell’individuazione di un sito per l’allocazione del biodigestore. Resta infatti in piedi l’ipotesi di Chianche, osteggiata dai comitati e dai produttori vitivinicoli, ma su cui non risulta una rinuncia formale da parte del Comune; così come si ritengono valide le candidature inoltrate da Domicella, Savignano Irpino e Montella. Non solo. Una volta individuato il sito e avviata la procedura, si dovrà stabilire la gestione degli impianti stessi, e valutare una gestione in house, pubblico- privata oppure privata. La riunione rappresenta infatti solo una tappa di avvicinamento all’assemblea che dovrà invece fornire un quadro chiaro sulle posizioni.


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