Sulla Pavoncelli bis rilievi dell'Anac ora all'esame della Corte dei Conti. Nel mirino costi e ritardi

La Pavoncelli bis è finita all’esame della Corte dei Conti su segnalazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione in relazione a rilievi sollevati su costi e ritardi. Gli atti sono stati trasmessi ai giudici contabili e al Ministero delle Infrastrutture alla fine di aprile. L’Anac ha indicato nella sua delibera diverse criticità rimesse al vaglio della Corte dei Conti a partire dalla fine di aprile. Spetterà ai giudici contabili stabilire se tali criticità rilevate siano fondate come ritiene l’Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Nella narrativa della delibera con cui l’Anac rileva gli addebiti sono recepite le posizioni espresse dalla struttura commissariale, che respinge ogni addebito con le sue controdeduzioni. Peraltro, la stessa Anticorruzione riconosce nelle sue conclusioni finali che “la realizzazione dell’opera, per le sue caratteristiche peculiari, si presentava alquanto delicata tanto da essere stata interrotta numerose volte, per i più diversi motivi, prima dell’avvento del Commissariamento” e che al Commissario della Galleria Pavoncelli bis “va il merito di essere riuscito a concludere i lavori”. Tuttavia, “non possono non evidenziarsi alcune criticità di gestione, che hanno per lo più inciso sulla tempistica di realizzazione dell’opera, ed in minor parte sui costi complessivi della stessa”, si legge nella delibera Anac n. 331 del 10 aprile 2019  (Fascicolo UVLA n. 3538/2016 – depositata presso la Segreteria del Consiglio in data 29 aprile 2019).

Raffaele Cantone, magistrato, presiede l’Autorità nazionale anticorruzione

Nel provvedimento si delibera quanto segue: “Risulta approvato dall’Amministrazione un progetto esecutivo redatto dall’impresa in maniera
non conforme alle soluzioni tecniche migliorative dalla stessa presentate in sede di gara; poiché tali migliorie erano parte probante dell’offerta risultano alterate le originarie valutazioni effettuate dalla Commissione aggiudicatrice con conseguente lesione della concorrenza e
aggravio per l’erario; i ritardi registrati nell’esecuzione dell’opera solo in parte sono stati causati da evenienze
impreviste”, si legge testualmente. Inoltre,  “il ritardato avvio della procedura di modifica del piano di gestione delle terre e rocce da scavo ha generato rallentamenti, di natura sostanzialmente amministrativa, per lo più imputabili alla scarsa efficacia dell’azione amministrativa condotta dalla Stazione Appaltante che non si è tempestivamente attivata per la predisposizione della documentazione necessaria da sottoporre al competente Ministero dell’Ambiente”. Ancora, l’Anac contesta “la ripartizione dell’incentivo ex art. 92 del d.lgs 163/06, come prevista dal regolamento del Commissariato che vede la maggiore percentuale dell’incentivo attribuita all’ufficio del RUP”. A questo proposito, ciò “non si ritiene in linea con la ratio della norma il cui preminente obiettivo era quello di incentivare la progettazione interna con conseguente risparmio dell’Amministrazione”. Per queste ragioni, “dà mandato all’Ufficio Vigilanza Lavori di monitorare il corso del procedimento al fine di acquisire il relativo atto di collaudo delle opere per le possibili ulteriori valutazioni di competenza”. Infine, dà mandato al medesimo Ufficio di trasmettere la presente Delibera alla Stazione Appaltante nelle persone del Commissario e del Responsabile del Procedimento, al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e alla Corte dei Conti per i possibili aspetti di competenza”. La delibera, firmata dal Presidente Raffaele Cantone, è scaturita da una visita ispettiva presso la Stazione appaltante “Commissario delegato per far fronte allo
stato di emergenza nel territorio delle Regioni Campania e Puglia in relazione alla
vulnerabilità sismica della galleria Pavoncelli” relativamente ai lavori della Galleria  denominata “Pavoncelli bis”, oggi non riconfermata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, in attesa di verificare cosa accadrà alla luce del decreti delegati connessi all’entrata in vigore dell’ormai convertito in legge “Sblocca Cantieri”.

La targa dell’Acquedotto Pugliese, ex Eaap

ALTA TENSIONE SULLA PAVONCELLI BIS IN PUGLIA. Da settimane la Regione Puglia, l’Acquedotto Pugliese e l’opinione pubblica di quei territori seguono con preoccupazione gli sviluppi di una vicenda che ritenevano fosse giunta ad un epilogo positivo dopo decenni di attesa. La realizzazione del secondo traforo di valico all’interno della storica Galleria idrica Pavoncelli è stata imposta nell’ambito di una revisione degli schemi idrici pugliesi dalle conseguenze generate sull’opera dal terremoto di Irpinia e Basilicata del 23 novembre 1980. Seriamente danneggiata dall’evento sismico di eccezionale magnitudo originato da un epicentro vicino, tra Sant’Andrea di Conza, Teora e Castelnuovo di Conza, la Galleria è stata dichiarata definitivamente vulerabile al rischio sismico dal governo nel 2009. Con D.P.C.M. in data 6.11.2009, prorogato in data 17.12.2010, il Presidente del Consiglio dei Ministri di allora, Silvio Berlusconi, stabilì la “necessità di prevedere misure di
carattere straordinario ed urgente finalizzate alla sostituitone della vecchia galleria con una galleria più efficiente e sicura volta a garantire il fabbisogno potabile e di prima necessità alla comunità pugliese”, dichiarando “lo stato di emergenza nel territorio delle regioni Campania e Puglia in relazione alla
vulnerabilità sismica della esistente galleria Pavoncelli”. Di lì la nomina del Commissario con una ordinanza (l’O.P.C.M. del 12.3.2010 n. 3858), “per fronteggiare la situazione di emergenza in relazione alla vulnerabilità sismica della ‘Galleria Pavoncelli’, al quale venivano altresì conferite anche le funzioni di stazione appaltante e quindi l’onere di approvare la progettazione e realizzare le opere di completamento della galleria Pavoncelli bis”. Riappaltata nel 2012 in forza di questo intervento del governo, che ha superato l’opposizione di Ato idrico Calore Irpino, Comuni e Ente Parco Monti Picentini risultata vincente presso la competente magistratura amministrativa in materia, l’opera è stata effettivamente realizzata da un raggruppamento di imprese guidato dalla Vianini Lavori spa, con conclusione cerrificata da un anno. Resta aperta la questione di un collaudo amministrativo su cui l’Anac si è espressa indicando presunte irregolarità e ritardi, richiedendo a Corte dei Conti e governo di esprimersi per le proprie competenze, ma non solo. Sia la stessa cordata appaltatrice, che il Comune di Caposele, richiedono risarcimenti.

Ispezioni all’interno della Galleria Pavoncelli (Foto Aqp)

LE RISERVE PRESENTATE DAL RAGGRUPPAMENTO HANNO APERTO UN CONTENZIOSO. Come la stessa Anac segnala nel suo deliberato, “‘l’impresa nel corso dei lavori ha iscritto riserve sui documenti contabili”, in misura superiore al 10 per cento. La questione è al vaglio del “Giudice ordinario che ha disposto la nomina  di un CTU per la valutazione di merito delle riserve”. A ciò si aggiunge la richiesta del Comune di Caposele, che si ritiene in diritto di pretendere un risarcimento per i presunti danni arrecati alla viabilità locale dalle operazioni del cantiere.

Tecnici dell’Acquedotto Pugliese a Caposele (Foto Aqp)

A CAPOSELE È TUTTO PRONTO PER LA MESSA IN FUNZIONE. La nuova galleria di adduzione idrica che dovrà trasferire l’acqua da Caposele alla Puglia è stata collaudata dalla squadra tecnica della struttura commissariale di Governo guidata dall’ingegnere Roberto Sabatelli. Il certificato di collaudo è pronto. Anticipatamente rispetto alla data prevista, la squadra pugliese ha provveduto alla verifica della funzionalità dell’opera, con la messa in funzione delle paratie e delle turbine. Un monitoraggio che ha dato esito positivo e che attende la regolare messa in funzione dell’adduzione non appena sarà siglato l’Accordo di Programma interregionale fra Campania e Puglia.


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