Le nocciole irpine parte importante della produzione nazionale italiana

La ripresa dei prezzi all’azienda delle nocciole rilancia il settore delle nocciole in provincia di Avellino, dove ora si chiede con forza alla politica di promuovere politiche di difesa del made in Italy.

L’Ordine degli Agronomi irpini rileva segnali di maggiore fiducia. Se «il mercato delle nocciole ha continue oscillazioni e spesso i prezzi all’azienda non coprono neppure il costo di produzione», dopo quasi due anni di prezzi all’azienda sotto il limite di sussistenza, «il settore corilicolo da qualche mese sta vivendo un incremento che inizia a riportare maggiore fiducia nel futuro dei produttori», spiega Ciro Picariello, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Avellino.

Ciro Picariello, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Avellino

«Il consiglio dell’Ordine si è riunito per esaminare la situazione attuale del settore corilicolo che riveste un’estrema importanza per l’economia campana e, in particolare, dell’Irpinia». Gli Agronomi irpini sottolineano la qualità della produzione nella provincia di Avellino, sottolineandone il pregio nel panorama del settore in Italia. «Il paesaggio di ampie zone della regione è fortemente caratterizzato dalla coltivazione del nocciolo, coltura di antichissimo insediamento in Campania e di solida tradizione, che ha trovato le migliori condizioni di sviluppo ad Avellino», spiega ancora il Presidente Ciro Picariello: «Le cultivar principali sono: Mortarella, Tonda Bianca di Avellino, Camponica e San Giovanni, riconosciute dal Ministero delle Politiche Agricole “prodotto agroalimentare tradizionale italiano».

I DATI SULLA PRODUZIONE: «INVERTITA LA TENDENZA, AGRICOLTORI AD UN PASSO DALLA CORRETTA REMUNERAZIONE». Nella nota diffusa dal Presidente degli Agronomi irpini vengono forniti i dati che supportano la ripresa della fiducia tra gli operatori. «Per la cultivar Mortarella i prezzi sono passati da 190-200 euro/q.le, circa 4.9 euro punto resa, agli attuali 230-240 euro/q.le, circa 5.5 euro punto resa». Ciò comporta, con «l’aumento dei prezzi all’azienda delle nocciole» un risultato chiaro: i prezzi attuali «iniziano a portare dignità al lavoro faticoso dei noccioleti, che sono sempre stati altalenanti e non hanno mai registrato un prezzo stabile disorientando gli agricoltori», spiega Picariello. «Si consideri che l’attuale prezzo di mercato non è ancora il prezzo che remunera correttamente il lavoro degli agricoltori, che non dovrebbe scendere sotto i 250 euro/q.le per  coprire il costo di produzione». Si tratta però di un significativo segnale di inversione della tendenza, spiega l’Ordine irpino degli Agronomi: «I prezzi bassi degli ultimi anni hanno portato a gestioni non ottimali dei noccioleti ed in molti casi addirittura l’abbandono, depauperando il territorio dal punto di vista economico, ambientale, di sostenibilità e di giovani», sottolinea Picariello.

TIMORI PER LA NUOVA CONCORRENZA ALL’ESTERO. Nel rapporto diffuso sinteticamente, gli agronomi irpini hanno evidenziato «un notevole incremento delle superfici a livello mondiale negli ultimi 20 anni passando da 300mila a 700mila  ettari, mentre le produzioni da 200mila tonnellate ad oltre 1 milione di tonnellate». Di questa produzione «la Turchia produce il 65-70 per cento», mentre «l’Italia si attesta intorno al 20-25 per cento, con una produzione di 120mila tonnellate annue».

LO SCENARIO IN ITALIA. Il consiglio dell’Ordine ha affrontato anche le prospettive per la corilicoltura Italiana e in particolare della Campania. «Si prospettano dei cambiamenti nei mercati internazionali che non rassicurano affatto». In particolare, «entro tre anni almeno 30 nuovi Paesi del mondo si affacceranno sul mercato internazionale della nocciola, con impianti nuovi, geneticamente e produttivamente all’avanguardia e paesi emergenti come la Georgia, Azerbijan». Gli Agronomi chiedono «alla politica di fare la sua parte, difendendo il Made in Italy: sarà necessario introdurre nuove regole sulla tracciabilità ed etichettature dei prodotti, garantendo in modo chiaro che  nella composizione dei prodotti Italiani entrino le nocciole Italiane», prosegue Picariello. «In Campania la corilicoltura per sopravvivere ha bisogno di produrre nocciole di qualità e ottimizzare il processo produttivo», per questo «necessita di aggregazione per garantire lotti minimi di lavorazione e fronteggiare una concorrenza internazionale che sarà sempre più aggressiva».


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