Da sinistra: Enzo De Luca, Valentina Paris, Rosa D'Amelio e Luigi Famiglietti

Il Pd inizia da stasera la sua rincorsa alle primarie del 3 marzo. Con la vittoria data per acquisita a favore di Nicola Zingaretti, da stasera i tre candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico saranno in campo non l’uno contro l’altro, ma ciascuno a favore di una ampia partecipazione al voto popolare che il 3 marzo sceglierà il nome del nuovo leader nazionale del partito.

Lo hanno chiaramente dimostrato nel confronto organizzato da Lucia Annunziata nel suo appuntamento pomeridiano della domenica. Per la prima volta il confronto per le primarie non è stato ospitato con un grande evento spettacolare da Sky Tg24, segno del momento difficile che vive un partito oggi non considerato in grado di governare il Paese dal network del tycoon australiano. Ed è proprio questo il banco di prova, misurare idealmente il grado di partecipazione della gente comune.

Nicola Zingaretti alla convenzione nazionale del Partito Democratico

Il 3 marzo saranno i cittadini a decidere se il Partito Democratico avrà un futuro nel Paese, al di là dei sondaggi inattendibili di queste settimane (con quasi la metà degli intervistati che non scelgono alcuna forza politica prospettata). A livello nazionale la soglia psicologica è quella del milione e mezzo di votanti, tanti quanti ne ottenne Matteo Renzi nella primavera del 2017.

Il segretario nazionale del Partito Democratico, Maurizio Martina al Forum milanese del Pd

AD AVELLINO I GAZEBO OCCASIONE PER UNIRE E RILANCIARE IL PARTITO DOPO DUE ANNI DI CRISI DEMOCRATICA.  Ad Avellino e in Irpinia il gruppo dirigente e le rappresentanze territoriali provano a ricostruire ai gazebo un partito dissolto negli ultimi due anni. Dal 2017 ha perso il Comune di Avellino, tutti i seggi parlamentari e ha riperso la Provincia. Vitale dimostrare di avere un seguito, in vista delle difficili elezioni amministrative ed europee di promavera.

Le consultazioni interne al Pd irpino segnano una precisa linea di confine rispetto al passato. Starà ovviamente agli attori in campo dare seguito al percorso. (Leggi l’articolo)

La vittoria di Zingaretti, in linea con le tendenze nazionali, che vede in Areadem, guidata dall’ex senatore Enzo De Luca, il principale protagonista, insieme ad alcune voci critiche dei Democratici, riapre la prospettiva di un confronto interno, che è stato il costante richiamo in questi anni dell’esponente franceschiniano, e verso l’esterno, per la ricostituzione di una coalizione di centrosinistra.

Una condizione che viene rafforzata dall’affermazione di Leo Annunziata, sindaco di Poggiomarino, in corsa per la segreteria regionale, che ha visto la compartecipazione anche della presidente del consiglio regionale, Rosetta D’Amelio.

Il congresso nazionale e l’esito delle convenzioni locali riapre, dunque, l’ipotesi di un riassetto della segreteria provinciale di Giuseppe Di Guglielmo, dirigente che ha avuto nel riferimento dell’area riformista il proprio principale supporter.

La vera partita però si gioca soprattutto alle prossime amministrative, che coinvolgono la città capoluogo e centri importanti come Ariano Irpino e Montoro.

Il Pd dovrà decidere quale strategia adottare, se quella del basso profilo, puntando su un progetto civico, o quella della lista di partito, investendo sulla visibilità che le primarie potranno dare e scommettendo sull’orgoglio di una comunità politica, che sta vivendo una fase di incertezza e di profondo travaglio, ma sta anche cercando di ritrovare motivazioni, recuperando un retroterra progressista.

Per i sostenitori di Zingaretti, ma non solo, l’opzione di partito appare una scelta ineludibile, pur ritenendo utile, se non addirittura auspicabile, l’avvio di una collaborazione con l’associazionismo politico di centrosinistra e con la cosiddetta società civile. Una decisione che dovrà superare diversi ostacoli, a cominciare dall’opposizione di chi ha già allungato il passo per proprio conto.

Ciriaco De Mita

IL RAPPORTO CON I CENTRISTI DECISIVO. Chiunque vinca le primarie, il giorno dopo si tratterà di aprire un cantiere politico per concorrere nelle prossime scadenze elettorali. Al di là dei tatticismi, tutti tenteranno di proporre ad Avellino lo schema regionale nell’area che è stata del Centrosinistra. Da un lato c’è chi lo farà a viso aperto esponendo il simbolo, dall’altro (o dagli altri) chi proporrà schemi più o meno informali, ricorrendo al civismo. Ma stavolta non ci sarà l’asse Guerini-Ermini a sterilizzare lo scontro. Questa volta sarà la nuova segreteria nazionale a concedere il simbolo. In questo stretto passaggio, senza unità e compattezza, il Pd non avrà chance per arginare l’asse in due tempi che ad Avellino e Ariano Irpino proporranno Movimento Cinque Stelle e Lega.

Maurizio Petracca Presidente della Commissione Agricoltura della Campania

USCIRE DALL’ISOLAMENTO. Ineluttabile stringere una collaborazione programmatica al centro, non escludendo nemmeno chi proviene dal Centrodestra, come Forza Italia. Nonostante vinca nelle regioni solo grazie a Forza Italia integrata con Udc ed ex Dc, Matteo Salvini non sembra propenso a riconoscere agli Azzurri il rango di alleati. E la mossa di una lista Ppe unendo il Centrodestra europeista, aiuta chi nel Centrosinistra oggi deve ricostruire un protagonismo credibile in termini anche numerici, dopo un anno di sostanziale irrilevanza a Roma.


LEGGI ANCHE:

Crisi della politica e nuovi modelli, Palladino: un Pd del cambiamento

Il Pd resta diviso, mentre ad Avellino altri saldano alleanze