Gli stabilimenti FCA di Pratola Serra, nell'area industriale di Pianodardine, alle porte di Avellino

La filiera dell’auto tradizionale è in picchiata in Italia e «anche gli stabilimenti Fca di Pratola Serra e Cento sono a rischio chiusura». Lo ha dichiarato il Segretario della Fiom Cgil, Michele De Palma, commentando i dati diffusi dall’Anfia sulla filiera dell’Auto in Italia.

Secondo i dati diffusi dall’Anfia, il calo delle vendite in un solo mese da ottobre a novembre ha fatto registrare un -27 per cento, che su base annuale significa -9 per cento (nel 2018 rispetto al 2017). De Palma, che ha analizzato i dati, esprimendo valutazioni riportate ieri dal Quotidiano Il Manifesto, segnala l’alto rischio per gli stabilimenti ex Fiat dove è stata confermata la produzione di veicoli Diesel. Proprio mentre rende note le cifre del suo accordo con gli Stati Uniti per archiviare il cosiddetto dieselgate (intese raggiunte con il Dipartimento di Giustizia, l’agenzia per l’ambiente e alcuni Stati dell’Unione, con un esborso di 700 milioni di euro), il dato sulle immatricolazioni aggrava la situazione in cui si trova il Gruppo torinese al momento molto cauto sull’innovazione green.

Michele Di Palma, Segretario della Fiom Cgil

Per il segretario della Fiom, la Fca si ritrova a fronteggiare una crisi seria per la mancanza di modelli ecologici, mentre non potrà far passare l’anno solo con gli ammortizzatori sociali, che già colpiscono Pratola Serra, ma anche le fabbriche destinate al polo del lusso, come Pomigliano d’Arco e Torino. Fca è in crisi perché non ha modelli ecologici: per gran parte degli stabilimenti a partire dal polo del lusso di Torino e Pomigliano si preannunciano solo ammortizzatori sociali. In questo scenario, De Palma valuta con preoccupazione l’assenza di un intervento da parte del Governo, proprio mentre gli effetti della ecotassa potrebbero ulteriormente complicare uno scenario già complesso. Fiom chiede un tavolo per discutere il Piano cosiddetto ‘green’ per l’Auto, rilanciando la proposta già avanzata a metà ottobre, prima che Mike Manley annunciasse gli obiettivi di Fca.

Occorre dotare il sistema nazionale di un programma di riconversione verde, che dovrà essere aiutato dallo Stato, in questa partita coinvolto direttamente per l’impatto sull’economia che l’Auto avrà in negativo con l’attuale trend, in positivo se si guarderà avanti. Se in gioco ci sono il futuro dello stabilimento di Pratola Serra e le fabbriche del Gruppo nel Mezzogiorno, «è importante attuare una conversione sistemica e interna dello stabilimento. per garantire la produzione ad un impatto ambientale ridotto o nullo», ha spiegato alla fine di ottobre il leader della Fiom Cgil, in una intervista a nuovairpinia.it.

Quelle parole riacquistano peso nel momento in cui «occorre ingranare la marcia dell’elettrico e dell’intelligenza artificiale applicata alla mobilità». Per De Palma, spiegò allora ribadendolo oggi, «il motore diesel si spegne pian piano e se contestualmente non si attiva il comparto elettrico, si rischia che dalla nuova sfida si esce vinti anzichè vincitori».

Colonnini per il rifornimento di energia ai veicoli elettrici

Da allora sono passate poche settimane, ma sono cambiate molte cose proprio nel settore dei servizi destinati ai veicoli elettrici. Alla vigilia di Natale il colosso dell’Enel specializzato in energia digitale, Enel X, ha annunciato l’installazione e l’attivazione presso l’area di servizio Q8 di Rho Sud, della prima stazione di ricarica lungo il tratto autostradale in Italia. L’accordo siglato da Enel X e Q8 consente agli utenti di viaggiare su auto elettriche tra Torino e Milano, con la possibilità di alimentare il veicolo esattamente come con i mezzi tradizionali.

IN EUROPA. In questa logica in Europa, la Gran Bretagna sta chiedendo a voce alta un sostegno dello Stato per l’infrastruttura di ricarica (punti di fornitura energia elettrica), segno che nella partita, i britannici sono molto avanti. La Norvegia invece detiene il primato europeo di auto elettriche con oltre centomila veicoli elettrici in un paese di soli cinque milioni di abitanti. Qui il boom della costruzione di colonnine è stato mosso soprattutto dall’iniziativa governativa che ha finanziato parte degli investimenti, da sponsor privati di alberghi, negozi, supermercati e Comuni che sono destinazioni preferite dei turisti. I norvegesi hanno iniziato a promuovere, sponsorizzare e sovvenzionare l’acquisto e l’uso di auto elettriche fin dagli anni Novanta. In sostanza quel che si impone anche da noi è anche un cambio mentalità dei cittadini, del mercato e quindi del sistema industria. È evidente che il ruolo dello Stato è decisivo perchè si tratta di un cambiamento epocale.


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