L’inverno a Lisbona di Antonio Munoz Molina

Un'atmosfera notturna, attraverso le vie fumose e dense di nostalgici ricordi di una città, Lisbona, che accede il barlume di una passione e poi la spegne in un tempo indefinito, sulle note di una musica lontana. E' la musica legata ai ricordi di Santiago Biralbo

L’inverno a Lisbona di Antonio Munoz Molina


a cura di Ilde Rampino

Un’atmosfera notturna, attraverso le vie fumose e dense di nostalgici ricordi di una città, Lisbona, che accede il barlume di una passione e poi la spegne in un tempo indefinito, sulle note di una musica lontana. E’ la musica legata ai ricordi di Santiago Biralbo, un rapporto stretto e intriso di malinconia, come se suonasse in un suo mondo lontano e nello stesso tempo immerso nella vita, per sfuggire a una ”brusca felicità ignara del mondo”.

Tutta la vicenda ruota attorno alla passione per la musica e a quella per una donna, Lucrecia, mentre i luoghi in cui quella passione è divampata assurgono a simboli di una indeterminatezza, rappresentata dal buio, dalle strade strette, dai sordidi alberghi in cui si rifugiano per sfuggire al pericolo e da un carattere noir che tiene desta l’attenzione del lettore. Le parole oscure, conservate in alcune lettere che scompaiono e poi riappaiono affidate ad un amico fraterno, rendono il ricordo di Lucrecia evanescente, velato di una tenerezza ingannevole, attraverso la memoria che fa scaturire in un momento lo sguardo che la donna rivolse a Biralbo mentre suonava: un attimo che sembra cristallizzarsi e segnare l’ inizio di un attrazione profonda a cui non si può sfuggire.

La loro storia segreta si nutriva di parole non dette, di incontri, di attese e di sparizioni improvvise, mentre si ascoltava in silenzio, nel proprio cuore, ciò che accadeva nell’altra vita di lei. La notte, con il luccichio dei fari sull’asfalto, rappresentava il senso di tensione perenne, con i sospetti e la gelosia di suo marito, che le faceva provare una sensazione di vuoto. Lisbona diventa il ricordo di una città fantasma, “chiusa in una boccetta”, che conservava gli odori di una realtà difficile, il rumore dei loro passi, la paura di essere trovata e il desiderio di rivelarsi. La malinconia e il rimpianto che pervade ogni pagina del libro, l’attesa spasmodica di un contatto con lei attraverso le parole interrotte di una lettera, che gli torna indietro e quella frase :”destinatario sconosciuto” è un lampo in una notte buia che spezza definitivamente le speranze di Santiago. Il senso di perdita lo pone in uno stato di apparente equilibrio: “mi sono liberato dal senso della felicità”, si libera anche del suo nome, per poter vivere e crearsi un’altra dimensione, ma è solo un’illusione.

La rivede dopo tre anni e il luogo in cui avviene il loro incontro, davanti a un mare tempestoso, riflette la loro profonda tensione emotiva e la sensazione di una reciproca solitudine, affidandosi alle parole volate via nel vento: ”ti scrivevo anche se non lo facevo”. E’ come se appartenessero a due mondi diversi, non riescono ad incontrarsi, ma il loro è un legame indissolubile. E’ la ricerca continua di un amore, di un passato che forse non è mai esistito, ma che si è avuto dentro il cuore, ricercando i propri ricordi e la propria identità in un amico, facendo di tutto per proteggere la donna che ama, cercandola anche nei racconti di chi le è vicino o l’ha incontrata.

E la musica, leit-motiv di questo libro è l’unico punto fermo della propria vita, il punto di riferimento, a cui affidare i propri momenti bui, in cui ricercare il proprio equilibrio nel vortice delle esperienze interiori. E il momento ultimo dell’amore con Lucrecia diventa l’inizio della fine, proprio nel momento in cui si incontrano, cominciano a perdersi per sempre.