Sindaco Ciampi rimandato di 48 ore.
“Senza maggioranza non c’è futuro”

Nel corso del dibattito seguito alle comunicazioni del Sindaco sui manifesti estivi contro i consiglieri che avevano bocciato il suo provvedimento per i festeggiamenti del Ferragosto, succede di tutto fino alla caduta del numero legale. Nemmeno i pentastellati restano in aula dopo l'avvertimento di Cipriano e Festa: senza accordi chiari non si amministra

Il Sindaco Ciampi ha 48 ore di tempo per aprire il cantiere di una maggioranza possibile, sia essa programmatica, come hanno suggerito Luca Cipriano e Gianluca Festa, o istituzionale, come invece indicato da Stefano La Verde e Livio Petitto.

E’ questo l’epilogo di una serata, irrituale e carica di tensioni, movimentata dalle polemiche sulle cosiddette ‘Vele’ di Avellino, i manifesti itineranti che ad agosto avevano esposto alla pubblica gogna i consiglieri colpevoli, secondo i grillini, di aver giudicato illegittima una variazione di bilancio proposta per finanziare il Ferragosto.

La seduta nella quale si sarebbero dovute presentare ufficialmente e votare le linee programmatiche del nuovo sindaco, Vincenzo Ciampi, si è quindi aperta in un clima di palpabile incertezza.

Il capo dell’amministrazione ha preliminarmente provato a chiarire il caso dei mancati festeggiamenti di Ferragosto.

In assenza di risorse disponibili, ha spiegato, l’unica strada praticabile per l’allestimento di un cartellone sarebbe stata l’approvazione di un provvedimento finanziario concordato con la Regione, osteggiato  invece dal Consiglio. Lamentando una mancanza di solidarietà dei consiglieri nei suoi confronti, ritenendo le pregiudiziali sollevate in aula manifestazioni di ostilità preconcetta, gli era parso inaccettabile far pagare agli avellinesi il prezzo dello scontro politico. Di fronte a quella condotta, ha chiarito Ciampi, la pubblicazione dei manifesti è stato il modo con cui il Movimento Cinque Stelle, nella sua autonomia, ha deciso di stigmatizzare l’accaduto (leggi l’intervento integrale). Nel concludere il suo intervento introduttivo, il sindaco si è detto fiducioso sull’esito del lavoro che il commissario prefettizio farà sui conti dell’ente, per fare luce sulle precedenti gestioni di Piazza del Popolo.

Il primo cittadino ha poi auspicato che non si convochino più consigli per manifestare critiche contro l’amministrazione e ha ribadito di ritenere inaccettabile la “dittatura della maggioranza”, vista in questi anni. Espressioni considerate inaccettabili dai rappresentanti delle opposizioni.

Le reazioni sono quindi state durissime. Dino Preziosi è intervenuto per ammettere la propria delusione di fronte alla realtà di un’amministrazione rivelatasi peggiore della precedente. “Avevo creduto in qualcosa di nuovo, che non c’è. Se riuscirete ad andare avanti, sarà grazie a marinai senza vergogna, che vanno dove soffia il vento…”

Per Stefano La Verde, uno dei consiglieri presi di mira dai manifesti 6×3 sul caso Ferragosto, sarà la storia ad esprimere un giudizio definitivo sulla poltica, anche se appare evidente che l’elettorato abbia voluto bocciare chi ha governato Avellino: “Secondo il M5S il male è tutto solo da questa parte, ma noi non rinunceremo a difendere i diritti democratici, a dispetto delle vostre carnevalate”. Da La Verde però non è mancata un segnale di disponibilità al sindaco, a patto che cambi profilo e atteggiamento: “Resetti tutto e si apra un ragionamento sul futuro della cittá per il bene degli avellinesi”.

Nadia Arace ha bacchettato il sindaco per quanto ha dichiarato:”Anche stasera è emerso ciò che aveva affermato in un post: il consiglio per lei è una fastidiosa formalità. Ma la democrazia è fatica. La strada del plebiscitarismo è più facile da percorrere. Sappiate comunque che non potrete cacciarci dall’aula, come fate con i dissidenti del vostro movimento. Non ci lasceremo intimidire”.

Subito dopo ha preso la parola il consigliere Cinque Stelle, Lorenzo Ridente: “Abbiamo 5 minuti e non li sprecheremo a parlare dei manifesti 6×3. Dite pure che siamo populisti ma non accettiamo che si discuta delle questioni personali di otto consiglieri”.

A questo punto per protesta i consiglieri di opposizione si sono alzati, abbandonando i banchi. La seduta è stata perciò momentaneamente sospesa.

I lavori sono ripresi dopo l’intervento del presidente, Ugo Maggio, che ha chiesto a tutti di stemperare i toni ed ha precisato che il civico consesso è tenuto a tutelare ogni componente e gli argomenti inseriti all’ordine del giorno vengono concordati nella conferenza dei capigruppo. Ma la pausa non è servita a rasserenare gli animi.

Nicola Giordano si è rivolto direttamente al sindaco, invitandolo a trarre le conseguenze: “Se avesse avuto dignità politica si sarebbe dimesso dopo quanto accaduto. Mi chiedo se in quest’aula si può ancora esprimere un voto. Anzichè fare inutile demagogia, abbia il coraggio di dire che per il secondo mese consecutivo ha incassato per intero la sua indennità, diversamente da quanto aveva promesso in campagna elettorale”.

Raffaelle Pericolo, dal canto suo, ha rivelato di aver querelato Ciampi per diffamazione, a proposito di presunte indennità percepite da un ente pubblico, circostanza seccamente smentita dall’interessato.

Nello Pizza, invece, ha ammesso di non aspettarsi nulla dal sindaco, ma si è detto sorpreso dell’atteggiamento ostile di Ridente, che ha rilanciato le polemiche sul Ferragosto con ancora maggiore enfasi: “Questo clima da arena è inaccettabile”.

Luca Cipriano ha lanciato un messaggio di apertura nella chiarezza dei ruoli. Rimproverando ai Cinque Stelle di aver iniziato male una consiliatura che avrebbe potuto viaggiare su binari ben più sicuri e produttivi. Ha esortato Ciampi e i suoi ad accettare la realtà dei numeri e la necessità di un dialogo su basi politiche e istituzionali. Esprimendo il dubbio che il disegno sia proprio arrivare alla caduta della cosiddetta minoranza, Cipriano ha avvertito che sotto quelle macerie resterebbero tutti.

Per Ines Fruncillo il cambiamento richiede un metodo che al momento non è emerso. “Il centrodestra non ha nulla da farsi perdonare dalla citta”, ha poi spiegato. Ed ha esortato il primo cittadino a non illudersi: “Il M5S non ha vinto le elezioni, ha sfruttato il sentimento popolare del momento”.

Anche Gianluca Festa ha chiarito la sua posizione: “Abbiamo il dovere di dare risposte ai problemi, governando il capoluogo. Ma nessuno può pensare che senza i numeri sia possibile imporre una linea. Intanto, c’è chi da Roma sta giocando una partita a danno della città”.

La seduta si è poi conclusa clamorosamente, dopo l’intervento di Livio Petitto: “Ciò che è successo stasera è gravissimo. Non si può parlare di dittatura della maggioranza. Il sindaco farebbe meglio a riflettere sulle sue affermazioni. Ma sarà possibile soltanto se si libererà dalla cappa che lo sovrasta. Spero che il tempo che avrà a disposizione fino alla prossima seduta, in seconda convocazione, prevista per giovedi, possa essere utile a chiarirsi le idee. Le annuncio, quindi, che adesso lasceremo l’aula”.

Le opposizioni hanno abbandonato l’emiciclo ed il segretario generale ha proceduto alla verifica del numero legale. Incomprensibilmente ed in maniera inconsueta anche i consiglieri Cinque Stelle e lo stesso sindaco Ciampi si sono accodati ai loro avversari, lasciando completamente sguarnita l’aula e soli, seduti nei loro banchi, gli assessori. Una scena paradossale.