di Ilde Rampino

LA RAGAZZA CON LA LEICA di Helena Janeczek

La guerra, con le sue brutture e la sua crudeltà, fa da sfondo a questo romanzo che diventa specchio di una esistenza difficile, ma vissuta seguendo i propri ideali senza lasciarsi fuorviare dagli impedimenti causati dagli eventi che avvenivano intorno a lei. Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia, diventa il simbolo di una vita, segnata attraverso le tracce di un percorso insidioso, che spesso le impediva di avere una vita propria, è una donna immersa profondamente nella vita politica, nella lotta  che diventa, per sua scelta, testimone delle atrocità che si perpetravano al tempo della guerra di Spagna. L’autrice delinea soprattutto l’immagine di una donna piena di una gioia di vivere che irradiava e che catturava come un raggio di sole in mezzo alla barbarie e ne illuminava coloro che le erano vicini. La sua è stata una vita all’insegna della determinazione, della forza di volontà, nell’affermazione delle proprie idee e valori e soprattutto della realizzazione dei propri sogni a cui mai Gerda aveva rinunciato, anche nei momenti più difficili. Nonostante tutto, si era sempre messa in gioco per sostenere i suoi ideali e per trascinare gli altri a lottare, sempre e comunque, ma anche a ridere, a prenderli in giro e a scherzare, dotata di una grande autoironia. E’ proprio questo l’elemento chiave, secondo me, di questo romanzo, scritto con grande partecipazione emotiva e che ti tiene avvinto dalla prima all’ultima pagina: il carattere serio, impegnato, combattivo di Gerda, ma anche la sua “leggerezza”, al contempo, piena di profondità. Si poteva definire, come una sorta di vulcano, perennemente in corsa con la vita, che viveva pienamente e con passione che a volte poteva definirsi estrema. Le persone che la circondavano attingevano forza da lei; nonostante il suo carattere complicato, intransigente e a volte impetuoso, era una protagonista della propria vita e di quella degli altri. Gerda era circondata da un mondo, composto soprattutto da uomini, giornalisti, corrispondenti di guerra, che le erano vicini, ma spesso cercavano di ostacolarla, di frenare i suoi impulsi combattivi, perchè volevano proteggerla, ma lei spesso non li ascoltava e procedeva, ferma, per la sua strada. Gli uomini che l’hanno amata, Robert Capa soprattutto, erano “preda” del suo entusiasmo, dei suoi cambiamenti d’umore e della sua caparbietà e, dopo la sua morte, rivedevano in loro le tracce indimenticabili del suo passaggio nelle loro esistenze: niente fu come prima. “Gerda era la gioia di vivere, qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque” : E’ un romanzo che insegna molto, che fa immergere il lettore in una situazione politica spesso affrontata ma non in modo così personale, vissuta interiormente, che lascia l’amaro in bocca per la morte così prematura di questa giovane donna, Gerda Taro, ma suscita anche ammirazione per questa figura che ha permeato con il suo desiderio di ESSERCI,  un periodo storico difficile.