Dalla scienza all’arte. L’architettura cambia pelle e diventa dottrina umanistica in grado di attraversare e filtrare tutte le discipline che studiano il paesaggio, per azzardare una lettura dall’interno che interpreti la vera identità del luogo. Non immagina nuove cementificazioni, ma è chiamata ad una nuova lettura dell inerzia che avvolge i piccoli paesi, per offrire nuovi modelli di vivibilità, complementari e non alternativi ai contesti delle grandi città. Così l’architettura offre risposte alla conservazione architettonica degli edifici, alla valorizzazione storica, ma anche alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla prevenzione del rischio sismico e in buona sostanza alla politica politicante impegnata nella strategia nazionale per le aree interne.

Il perimetro geografico dell Alta Irpinia, infatti, individuato come bacino di sperimentazione della Snai- strategia nazionale per le aree interne- si candida a interpretare la nuova mission affidata alla scienza artistica e creativa accendendo i riflettori su due direttrici. Mentre a Cairano viene illustrato il percorso progettuale architettonico di recupero del borgo costruito in venti anni dall’interno della pancia della balena; a Lioni, Conza e Calabritto, è il mondo accademico che promuove un confronto con studenti e “maestranze” locali. A guidare gli alunni della Federico II di Napoli, sarà il faro acceso dall’architetto Federico Verderosa, membro del Consiglio scientifico, docente dei seminari, coordinatore dei laboratori, Co-Direttore del workshop del master universitario di II livello in “Architettura e progetto per le aree interne. Ri_Costruzione dei piccoli paesi” . Oggetto del tour altirpino è uno studio sul campo del nuovo approccio multidisciplinare dell’architettura per invertire la rotta dell abbandono e dello spopolamento. L’universita si propone di costruire una figura tecnica in grado di reinterpretare la “comunità sommersa” dai rovi e portare nuova linfa.

Il ‘laboratorio Cairano’ offre invece una prospettiva diversa, dimostra come una politica adottata “dal basso” dagli attivisti 7x, ha trasformato Cairano in una falegnameria a cielo aperto, e ridisegnato l’intero canovaccio del borgo a matita, in contemplazione dell’esistente. Qui la nuova veste che si restituisce all’abitato è frutto di un processo culturale e non scientifico, che non vuole agganciare il paese alla città, ma farne un giardino di benessere e bellezza, tanto da spingere a costruire un Brand.

Il treno del ripopolamento corre su questo doppio binario intanto, dove si incrociano riflessioni sull’agricoltura multifunzionale, individuata come unica leva possibile per la crescita delle economie locali,  ma anche sulla giusta redistribuzione dei servizi, funzionali ad innalzare gli standard di vivibilità e incremento demografico.

Il laboratorio architettonico allestito da Angelo Verderosa si è avvalso del prezioso contributo di creativi e professionisti riuniti nell’associazione dei 7x, prima esclusivamente dedicata a Cairano, poi all’Irpinia. La concertazione di pensieri e visioni si è rivelata vincente, tanto da pianificare una società di mutuo soccorso; fra paesi e città, associazioni e università. Franco Dragone, primo supporter del laboratorio cairanese, conferma che alla base del manifesto del recupero del piccolo borgo ci sia un progetto culturale, prima che architettonico, che integra l’arte, la cucina, l’incontro, lo scambio, il teatro e la formazione. In occasione del focus annuale “recupera- riabita” sono stati illustrati contributi di grande valore da parte di architetti, studiosi, artisti, amministratori e imprenditori.

A partire da Pasquale Persico, docente universitario, che ha proposto la soggettività giuridica delle aree interne da intendersi alla stregua delle ‘aree vaste’ al fine di pianificare una politica economica ad hoc e complementare a quella predisposta per le aree urbanizzate. Il carteggio dialettico che è stato inserito nel grande canovaccio “architettura” affronta il tema della mobilità e si interroga su come far diventare una infrastruttura un moltiplicatore dell’efficacia dei servizi che si vogliono definire. Non solo. Proprio in occasione dell’incontro cairanese, il professor Persico ha annunciato la piantagione di un vitigno di aglianico bianco a Cairano, che ha già piantato ad Aliano (simbolo per antonomasia dello spopolamento) dove il parroco non ha vino per celebrare la messa.

In un contesto di “Area vasta a statuto speciale”- come la vorrebbe Persico- la mobilità dolce e il ruolo che viene affidato al treno del turismo e del paesaggio non è quello del ‘viaggio ad andamento lento’, ma quello del trasporto intermodale, che interseca funivie, ciclovie e trasporto su gomma. L’obiettivo infatti, non è quello di attrarre turisti, ma viaggiatori consapevoli; una strategia possibile soltanto con l’adozione di una educazione al patrimonio. Questa testimonianza sarà trasferita agli Stati Generali della Green Economy che si terranno il 6 e 7 novembre.

In un momento di grande fermento culturale dedicato alle aree interne, sono giunte testimonianze illuminanti sui percorsi adottati in Abruzzo, ma anche nelle Marche, e in tanti piccoli comuni della dorsale appenninica italiana. Testimonial d’eccezione a Cairano, il Procuratore della Repubblica Antonio Guerriero, oggi in forza a Teramo, e in prima linea nel 2010 per salvare il tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi dalla chiusura. Nel suo intervento, il Procuratore ha fissato tre questioni: le aree interne devono essere ragionate come territorio unico, e non come campanili; è necessario creare un’alleanza fra le aree interne e le aree costiere per instaurare una economia simbiotica; le iniziative non possono essere estemporanee. Nel “Guerriero pensiero”, però, dovranno essere abbandonate le logiche di partito per abbracciare invece la logica delle idee, e avere la capacità di una visione complessiva, per recuperare il coraggio e la speranza.

Il progetto Cairano dunque, propone un nuovo umanesimo che rimette l uomo al centro, e ri- codifica la dialettica fra leggi e umanità. Secondo Massimo Pica Ciamarra, l’urbano è assenza di pensiero politico:riflette egoismi e narcisismi, esalta separazioni e nega l’integrazione. Non chiudere, ma riorganizzare, è l’input infatti che arriva dal sindaco di Montemarano Beniamino Palmieri, che auspica il superamento delle logiche campanilistiche per una convinta collaborazione fra Comuni.