Pd irpino al congresso straordinario. Zingaretti: prepararsi al voto anticipato

A Roma la prima riunione della segreteria nazionale che ha lanciato il patto tra partito, governatori e amministratori locali, ridisegnando l'assetto organizzativo a partire dagli iscritti. Si delinea lo scenario in Irpinia dove si punta a celebrare subito il congresso. Nel pomeriggio di ieri anche la prima Direzione regionale del segretario Leo Annunziata nel momento più delicato per le prospettive del partito e del Centrosinistra a Napoli e ad Avellino. Da Ponticelli l'auspicio a unire le forze in vista delle regionali

Pd irpino all'esame del Nazareno

Pd irpino al congresso con il tesseramento realizzato per le primarie di marzo. A Roma la segreteria deciderà il nome del commissario che dovrà gestire l’assise, approvando il regolamento di concerto con il Nazareno e assicurando  alla consultazione l’ordine e il rigore mancati lo scorso anno.

Mentre a Napoli il segretario Leo Annunziata riuniva la Direzione regionale lanciando segnali di unità tra partito e amministrazioni locali, a Roma il segretario Nicola Zingaretti ha chiarito la sua linea, intervenendo alla riunione inaugurale della sua segreteria. Nel nuovo partito gli iscritti e gli amministratori locali dovranno contare, ha spiegato. C’è bisogno di ricostruire una anagrafe nazionale degli iscritti, perchè il partito deve poter individuare da chi è composto sul territorio, come premessa ad un legame sempre più forte con le città e i piccoli centri. L’anagrafe degli iscritti su base nazionale e locale è il presupposto di quello che verrà un attimo dopo, la rete dei Governatori e degli amministratori locali, una alleanza tra le rappresentanze istituzionali e le esperienze di buon governo locale. Il partito dovrà sviluppare la capacità di raccordo con le comunità locali, che dovranno rafforzare il rapporto del partito con la gente, portandone le istanze al vaglio e all’attenzione del Pd. Per Zingaretti il Partito Democratico deve sintonizzarsi con i territori attraverso amministratori locali, dirigenti e iscritti, superando definitivamente la logica del commissariamento, strumento da utilizzare in casi specifici per un tempo limitato. Questo riassetto organizzativo è necessario per tre ordini di ragioni. La prima è che il Pd deve crescere di nuovo per rappresentare l’alternativa democratica alla Destra che ritiene pericolosa e controproducente per gli interessi del Paese. La seconda è che il voto anticipato è una prospettiva concreta e non lontana. La terza, non ci sono al momento forze con cui allearsi: il Pd assume la responsabilità di guidare l’alternativa unendo la società civile, i territori, le comunità, sapendo che le alleanze sono il tema da sviluppare con realismo solo dopo aver riconfigurato la propria forza di rappresentanza della società italiana.

IL PARTITO DEVE APRIRE PORTE E FINESTRE. L’impostazione organizzativa dettata dal segretario nazionale propone in sè contenuti politici che vengono da lontano. Zingaretti punta a riscoprire la funzione dei partiti così come sancita dalla Costituzione all’Articolo 49: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. In questo senso, vuole restituire al Pd la funzione originaria, offrendo al cittadino un approdo nel quale entrare per poter esercitare il proprio diritto a partecipare alle riforme del Paese, richiamandosi alla lezione e all’esempio di Aldo Moro. Lo statista e costituente si battè perchè il suo partito, la Democrazia Cristiana, “aprisse porte e finestre” per far rientrare i cittadini nel momento più difficile per la politica nel suo tempo, gli anni della contestazione, a cavallo tra la fine degli anni ’60 e il decennio del terrorismo, gli anni ’70. Il partito disegnato da Zingaretti nella segreteria nazionale non commissaria, ma responsabilizza i territori, non sceglie tra eletti ed iscritti, ma ripristina la dialettica democratica nell’unitarietà della azione complessiva che il partito e le sue rappresentanze devono svolgere nella società italiana, se vogliono restituire autorevolezza alla politica, alle istituzioni, quindi alla democrazia.

AVELLINO LABORATORIO PER IL NUOVO METODO. Commissariato dopo le dimissioni del segretario Carmine De Blasio (prima con un organo collegiale composto da Enzo De Luca, Luigi Famiglietti, Valentina Paris e Rosetta D’Amelio, poi dall’attuale Vicepresidente del Csm David Ermini), il Pd irpino deve riprendere il cammino in vista delle scadenze che lo attendono in Campania, a cominciare dalle regionali del 2020 e dalle politiche. Serve un gruppo dirigente nuovo in grado di cooperare con le amministrazioni locali. Come ha già anticipato sinteticamente il segretario regionale Leo Annunziata nella Direzione Regionale, il Pd irpino e il Centrosinistra devono incontrarsi e imparare a collaborare per rafforzare l’alternativa. In questo senso, come già ebbe modo di dire la Vicesegretaria Paola De Micheli a pochi giorni dalle elezioni comunali, a prescindere dall’esito finale tra Luca Cipriano e Gianluca Festa, dopo gli scrutini la prospettiva obbligata sarebbe stata l’unità. Un concetto ribadito dallo stesso deputato espressione di Irpinia e Sannio, Umberto Del Basso De Caro, durante la manifestazione organizzata per l’analisi del voto, quando ha auspicato la ricomposizione dei tre Centrosinistra in un solo schieramento. Dunque, questa pacificazione non può passare per l’ennesima conta, ma per una assunzione di responsabilità. Il commissario che verrà nominato a breve dovrà creare lo spazio per un congresso condiviso e partecipato del Pd irpino, capitalizzando la platea elettorale esistente, quella che ha eletto Nicola Zingaretti e Leo Annunziata nel marzo scorso.

CONSENSO IN CRESCITA. Nella linea tracciata da Nicola Zingaretti c’è seppur in maniera marginale anche lo spazio per i sondaggi. C’è la tendenza del Paese a guardare alla alternativa con crescente senso di necessità. L’ultimo sondaggio di EMG mostra la crescita dei Democratici, mentre continuano a scendere i Cinque Stelle e Forza Italia è in caduta libera. Il Partito democratico è sempre più unica alternativa alla Lega, si è concluso al Nazareno.

Il sondaggio realizzato da EMG il 20 giugno scorso

In questo quadro, se in una intervista in edicola su 7 del Corriere della Sera, Massimo D’Alema ritiene necessario ridare forza al Pd come espressione del campo riformista in funzione anti Destra, è evidente che ad Avellino l’obiettivo non sarà contrapporre piazza del Popolo a via Tagliamento, ma unire partito e rappresentanze per sostenere subito il governo regionale di Vincenzo De Luca, in vista del voto nel 2020, preparando a dare forza ai candidati Pd nei collegi e nelle liste per Camera e Senato.


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