Lo stabilimento della Fca a Pratola Serra

«Non ci sono ragioni per essere ottimisti sulle prospettive degli stabilimenti Fca di Pratola Serra e Iia di Flumeri. Servono impegni seri e strategici da parte di aziende e governo». E’ quanto sostiene il coordinatore nazionale della Cisal Metalmeccanici, Giovanni Centrella.

Nonostante il Piano di investimenti annunciato, Fca deve fare i conti con le dinamiche del mercato che fanno segnare delle contrazioni, mettendo a rischio produzione ed occupazione. E’ così?

Giovanni Centrella

«L’ecotassa introdotta dal governo incide negativamente sulle vendite delle autovetture di cilindrata media ed alta. I motori diesel inoltre sono in forte declino, determinando così una contrazione significativa su una fetta di mercato importante».

Restano, dunque, problemi per il futuro dello stabilimento di Pratola Serra?

«Innanzitutto, come avevamo detto fin da quando a Mirafiori era stato presentato il nuovo Piano industriale dai vertici aziendali, per Pratola Serra non ci sono impegni precisi. La sola produzione di motori diesel, con il decremento di vendite di cui dicevamo, non consente allo stabilimento di andare avanti con tranquillità, ma soprattutto è necessario prevedere alternative per garantire una prospettiva, in ragione del cambio di consumi che ci sarà rispetto alle motorizzazioni delle vetture».

Cosa propone la Cisal Metalmeccanici?

«E’ necessaria una diversificazione della produzione, che insieme all’ibrido, preveda anche il motore elettrico. Bisogna, quindi, avviare al più presto un confronto serio con la Fca, per definire una missione della fabbrica di Pratola Serra, così come è avvenuto per altri stabilimenti».

A differenza di altre sigle sindacali, non avete mai condiviso l’ottimismo che gli impegni assunti dall’amministratore delegato Mike Manley di fronte alle organizzazioni dei lavoratori.

«E’ il contesto generale che ci ha indotto ad essere prudenti, insieme alla necessità di precisare diversi aspetti del Piano industriale non ancora adeguatamente definiti. Il calo generale delle vendite, insieme agli effetti determinati dal provvedimento assunto successivamente dal governo Cinque Stelle – Lega, che ha dato un ulteriore colpo a importanti segmenti di mercato, non possono essere ignorati. D’altra parte le novità legislative hanno subito causato un passo indietro di Manley rispetto agli impegni assunti, che andranno perciò verificati, facendo parlare di riduzione degli investimenti messi in conto».

Come procede, invece, la vertenza di Iia, Industria italiana autobus?

«Proprio in queste ore si parla dell’ingresso di nuovi investitori nella compagine sociale, che ovviamente andrà verificato. Ma il problema resta un altro: senza un ricambio del parco autobus del Paese, peraltro necessario, non si va da nessuna parte. Vanno aperti nuovi spiragli per le vendite dei mezzi».

I parlamentari e gli esponenti dei Cinque Stelle, anche irpini, continuano a rassicurare i lavoratori e l’opinione pubblica, sostenendo che ci sono soluzioni a portata di mano. Che ne pensa?

«Fino a quando non saranno tangibili le soluzioni paventate, gli annunci non si possono considerare credibili. Manca, insomma, il riscontro concreto. Il primo punto da affrontare è il costo della produzione. Se non si punta ad un decremento, sarà difficile competere con gli altri gruppi industriali stranieri».

Pensa che la costituzione della Zes Campania, la Zona economica speciale, con le agevolazioni alle imprese previste, potrà rilanciare lo sviluppo industriale e dunque delineare un futuro migliore per l’Irpinia e le zone interne?

«Sarò quanto mai chiaro: non sarà l’industria e tantomeno la Zes a risolvere i problemi dell’Irpinia. Bisogna puntare su un diverso modello di sviluppo, centrato su agricoltura, artigianato e filiera turistica. Nei decenni che abbiamo alle spalle non sono affatto mancati finanziamenti ed incentivi alle industrie, ma il tentativo di insediamento sostanzialmente non è riuscito. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ tempo di prenderne atto e di cambiare strategia, compiendo scelte più responsabili ed opportune anche sotto il profilo della tutela del territorio e dell’ambiente».