Antonio Di Nunno, sindaco dal 1995 al 2003, promotore della nuova cittá progettata al termine della lunga fase di ricostruzione seguita al terremoto del 23 novembre 1980

Non ha potuto partecipare al Convegno dedicato alla figura di Antonio Di Nunno. Causa di forza maggiore, il caporedattore de Il Mattino Aldo Balestra si è sottratto, ma ha inviato agli organizzatori della testata L’Irpinia un intervento, per Jcommemorare degnamente il quarto anniversario della morte dell’ex sindaco di Avellino. Di seguito il contributo integrale di Aldo Balestra al convegno dal titolo:  “Giornalismo e politica. La lezione di Antonio Di Nunno”, tenuto ad Avellino il primo febbraio scorso.

di Aldo Balestra (*)

Chissà se Tonino Di Nunno, nella sua semplicità e sobrietà, ci avrebbe mai legittimato a parlare oggi della sua esperienza giornalistica e politica come di una “lezione”. Ma credo che non siano soltanto il gruppo di amici di Tonino (che si muove intorno all’associazione “L’Irpinia”) e i colleghi che hanno risposto con entusiasmo all’invito odierno, a ritenere che la sua testimonianza assuma proprio il valore pieno della “lezione”.

E non solo per la difficoltà attuale di una professione che si interroga quotidianamente su requisiti, valore, spazi di movimento e capacità di incidere sui processi di formazione delle opinioni e delle valutazioni; e di una politica che, a cominciare dal livello cittadino, vive la consapevolezza del non-essere, della debolezza nel trovare credibili forme di aggregazione e rappresentanza in vista della necessaria esigenza di dare governi e speranze ai territori e ai suoi abitanti.

Siamo convinti non solo noi, che quella di Di Nunno, che ricordiamo nel quarto anniversario della sua scomparsa, possa rappresentare un modello.
Lo avvertono i colleghi che l’hanno conosciuto, certo. Ma anche i giornalisti più giovani, che non hanno vissuto il suo tempo, e che però oggi sono qui, curiosi, per scoprirlo, e che dopo questa serata saranno più appassionati e consapevoli sentendo raccontare del Di Nunno giornalista. E ciò in un’epoca in cui i “maestri” sono pochi, e le figure di riferimento pure, ed avanza piuttosto un preoccupante e dilagante “fai da te”.
Anzi, a tal proposito, piace sottolineare come sia stata intuitivamente felice, e sincera, la scelta di ricordare anche il profilo professionale di Antonio, che rischia spesso di essere offuscato dalla valenza e notorietà della figura del Di Nunno amministratore pubblico, sindaco della città di Avellino negli anni dal 1995 al 2003.

Che quella di Tonino sia stata “lezione” a tutto tondo, passando al profilo pubblico, lo avvertono infatti sempre di più cittadini che, al di là dell’adesione o meno al suo progetto di città, riconoscevano la consistenza della sua idea, la passione che la sosteneva, l’assoluta dirittura morale che l’hanno ispirata sino alla traumatica fine. E oggi, con il senno di poi, anche molti che erano legittimamente su posizioni diverse, rivalutano la coerenza e la profondità di quell’azione amministrativa, al di là degli errori che pur fanno parte dell’agire umano.

Il Di Nunno giornalista è stato per me, insieme al gruppo di Radio Irpinia, il riferimento di una professione a cui accostarsi con umiltà e consapevolezza. L’umiltà dovevi dartela tu, epperò non c’era possibilità di fare altrimenti, direi, al cospetto di figure come quella di Tonino, di percepibile e riconosciuto spessore professionale. La consapevolezza ti veniva dalla validità degli insegnamenti ricevuti, dalla pienezza avvertita in metodiche e comportamenti che sono l’essenza stessa dell’azione di chi, in qualsiasi campo, anche quello giornalistico, finisce per essere – come si dice oggi – “classe dirigente”.

Antonio Di Nunno, nella sua carriera giornalistica, sublimata dall’esperienza nella sede di Napoli del Tg3, è stato dunque punto di riferimento: una guida competente e rigorosa, esigente e amante della verità. La verità, con una ricerca puntigliosa e metodica, frutto della consistenza della preparazione oltre che del rispetto delle regole d’ingaggio. “Roba” che resiste anche oggi, malgrado i continui e violenti attacchi, al tempo di una comunicazione più orizzontale e con sempre meno intermediazione. Una intermediazione diminuita spesso – va detto – per colpevole incapacità o evidente impossibilità della classe giornalistica, non in grado di resistere al dilagante tentativo di omologazione, frutto di un’indistinta capacità della Rete di ammantare di verità – grazie alla velocità e alla rapidità di diffusione virale – semplici frasi ad effetto, teoremi, spesso insopportabili falsità.
Di Nunno ha sempre insegnato che senza preparazione culturale e professionale non poteva esserci competenza giornalistica. Che senza onestà di pensiero non poteva esserci credibilità, il valore maggiore a cui ogni giornalista non dovrebbe mai rinunciare.

Il Di Nunno politico. Credo sia utile ricordare che ben prima della sua esperienza di sindaco di Avellino, di cui anche si discuterà questa sera, Antonio abbia considerato l’utilità dell’impegno politico nella sua città. Una militanza quasi naturale quando la casa-partito accoglieva giovani desiderosi di formazione del pensiero, conoscenza e approfondimento dei contesti locali e dei bisogni, di una prospettiva, di una capacità dell’esposizione di posizioni pur nel duro confronto di idee diverse.
Altri tempi, certo. Oggi, con la scomparsa della forma-partito nella tradizionale accezione, si avverte la difficoltà di immaginare percorsi di tal tipo. Eppure, la preparazione su un argomento, lo studio profondo dei processi storici, l’apertura a progressi culturali e svolte sociali, la curiosità ed insieme il coraggio e l’entusiasmo, il rispetto degli avversari, sono ancora valori fondanti di un’azione politica di qualità.
Anzi, se ne avverte il bisogno, ancor di più, in tempi come questi: vincono gli slogan senza sostanza, s’impongono pensieri sparsi assolutamente virtuali, facilmente nel deserto dell’impegno si ottiene consenso. Una politica di qualità, ispirata a profondissimo rigore morale, praticato e non ostentato, alimentava, dunque, il filo della sua azione politica.

Quando, fresco sposo, di ritorno dagli Stati Uniti, nel 1995, me lo ritrovai improvvisamente candidato a sindaco della città di Avellino, non ci fu bisogno di chiedergli “perchè”. Come scrissi per “L’Irpinia” quattro anni fa, ricordandolo in occasione della sua scomparsa, e ribadisco oggi qui, “sapevo che per Antonio lo spirito di servizio, l’attenzione, la dignità, la competenza, l’onestà che aveva dimostrato da giornalista li avrebbe trasfusi appieno nella città che amava e conosceva, e per la quale aveva un progetto grande di riqualificazione e di sviluppo dopo gli scempi del sisma”.

Un’idea definitiva, tendente al bello, al moderno ed insieme alla tutela. Mi piace solo ricordare che quando lo intervistavo, da giornalista de “Il Mattino” – pur mantenendo il necessario distacco che egli ci aveva insegnato – gioivo dentro di me, da avellinese, nel sentir parlare in quel modo un amministratore di tal tempra emotiva, etica e politica. E mai Di Nunno, da sindaco, s’è intromesso nelle letture, a volte critiche, dell’operato amministrativo delle sue giunte. Mai ha cercato di “orientare” il racconto e mai s’è lamentato di qualche mia valutazione negativa.

Ecco, nella saldatura moderna e intellettualmente onesta del suo essere stato politico prima, giornalista poi, ed ancora politico, mi piace cogliere stasera i tratti della “lezione” di Di Nunno. La cui attualità – e lo dico salutando la platea, scusandomi per l’assenza dovuta esclusivamente a cause di forza maggiore – va colta in pieno: modulandola ai tempi odierni, certamente, ma assolutamente intatta nella sostanza. La sostanza che non ha tempo, non ha latitudini, non ha colore politico.

(*): Redattori Capo Il Mattino, Napoli