Alto Calore: tutte le ipotesi sono aperte. La riunione del tavolo istituzionale, slittata al 21 gennaio, sarà il momento della verifica concreta delle proposte e delle disponibilità dei diversi attori in campo, in primis Regione e governo nazionale, per salvare l’azienda idrica dall’eventuale fallimento e scongiurare l’ingresso dei privati nella compagine sociale.

L’assessore regionale all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola, Vice presidente della Giunta della Campania

L’opzione della partecipazione azionaria di Palazzo Santa Lucia, prospettata dal presidente della Provincia, Domenico Biancardi (leggi l’articolo), al momento è soltanto un auspicio, una richiesta da sottoporre al numero due della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola. La soluzione, peraltro, non incontra nemmeno il favore dei comitati per la difesa dell’acqua pubblica, che guardano con sospetto l’atteggiamento avuto in questi anni dal governo De Luca sulla gestione delle acque, soprattutto dopo la legge di riordino del settore, approvata nel 2016, che è stata subito criticata perché sottrae potere decisionale ai territori, aprendo varchi ai privati. La presenza della Regione, in veste di nuovo socio dell’Acs, viene perciò considerata un rischioso boomerang.

Michelangelo Ciarcia, presidente dell’Alto Calore Servizi spa

Anche l’amministratore unico dell’azienda di Corso Europa, Michelangelo Ciarcia, ritiene poco probabile un impegno diretto di Napoli: «Non abbiamo ancora avuto modo di verificare la disponibilità, ma sostanzialmente la risposta già la conosciamo. Non credo, quindi, possano esservi novità in tale direzione. La Regione ha messo sul tavolo uno stanziamento di 60 milioni di euro in tre anni, per effettuare i lavori di riqualificazione della rete adduttrice, considerandolo un sostegno all’Acs».

In realtà, la giunta De Luca ha semplicemente deciso di avviare la necessaria e non più rinviabile manutenzione straordinaria su un’infrastruttura di sua proprietà, in condizioni di estrema fatiscenza, con perdite idriche medie di oltre il 50% e punte che raggiungono l’80% delle risorse immesse, senza la quale non potrebbe essere distribuita l’acqua nell’intera Campania e nelle regioni limitrofe, dissetate dalle fonti irpine. Non a caso gli interventi sulla rete sono considerati una priorità dalla stessa legge e le coperture finanziarie, per i lavori sugli impianti dei territori nei quali si trovano i bacini, garantite dall’amministrazione.

Il Sindaco di Altavilla Irpina, Mario Vanni

Ed è proprio su questo punto, su cui si giocano molte ambiguità, che alcuni sindaci, come Mario Vanni, primo cittadino di Altavilla Irpina, chiedono di aprire una vertenza, per sgravare l’Alto Calore di oneri di manutenzione che non gli spettano.

Allo stato, dunque, secondo Ciarcia la strada alternativa all’aumento di capitale, che sia più praticabile è l’accensione di un mutuo con la Cassa depositi e prestiti. Una soluzione che potrebbe essere agevolata dal governo centrale, sempre che effettivamente voglia dare una mano ad un’azienda pubblica, gestita da altre forze politiche, in questo caso il Pd.

La porta della presidenza nella sede centrale dell’Alto Calore, ad Avellino

«L’ipotesi – afferma il presidente dell’Acs – è realizzabile. La Cdp finanzia solitamente sia gli investimenti dei Comuni e degli enti pubblici, che la copertura dei debiti. Un mutuo di 50 milioni di euro, l’equivalente dell’operazione di aumento di capitale in due tranche, consentirebbe all’azienda di respirare e lasciarsi alle spalle le criticità. La gestione ordinaria è in equilibrio, i costi fissi sono in diminuzione e la situazione di cassa in miglioramento. Il mutuo, anche se non copre l’intero debito (140 milioni), permetterebbe di pagare i principali creditori: aziende energetiche e Comuni e procedere sulla strada del risanamento».

Una proposta che inizialmente è stata avanzata dall’ex sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, che poi però non ha portato avanti.

«Un mutuo – precisa Ciarcia – di 50 milioni in trent’anni comporta una rata annuale di quasi 1,7 milioni di euro. Un costo sostenibile per l’azienda. Così potremo portare l’Alto Calore fuori da una condizione di difficoltà e scongiurare il fallimento, che altrimenti sarebbe sempre dietro l’angolo. Al di là di questa ipotesi non vedo alternative, oltre all’aumento di capitale».

La sede dell’Alto Calore, in corso Europa ad Avellino