Pd, Famiglietti: mi schiero con Martina. In Irpinia ripartire da zero

L'ex deputato di area renziana ha deciso di sostenere il segretario uscente del partito. Dure critiche nei confronti dell'attuale gestione di Via Tagliamento. A D'Amelio chiesto un atteggiamento più istituzionale.

Luigi Famiglietti

«C’è bisogno di un Pd plurale, coerentemente di centrosinistra, capace di affrontare le sfide del futuro, con la guida di un gruppo dirigente giovane». Luigi Famiglietti, ex deputato e renziano della prima ora, scioglie il nodo relativo alla competizione interna, per definire segreteria del partito e strategia politica.

Con chi ha deciso di schierarsi al prossimo congresso nazionale?

«Sosterrò Martina, condividendo la posizione di Delrio e Richetti. In queste ultime ore dovrebbe esserci anche la convergenza di altri esponenti dell’area renziana. Purtroppo, nel partito stiamo vivendo un momento di grande confusione».

Il segretario nazionale uscente del Partito Democratico, Maurizio Martina, con Matteo Richetti, leader dell’associazione Harrambee

C’era chi avrebbe preferito non celebrare l’assise in questa fase, per evitare ulteriori divisioni alla vigilia di nuovi appuntamenti elettorali. Che ne pensa?

«Il congresso era necessario. Probabilmente si sarebbe dovuto fare prima. Il Paese sta vivendo un periodo molto critico. Il governo di Lega e Cinque Stelle ci sta portando a sbattere. Serve, quindi, un Pd coeso, ma il confronto non può essere più rinviato».

Come giudica le proposte in campo?

«Le diversità di opinione non sono un problema, fanno parte della naturale dialettica di una forza politica. Il progetto democratico è nato mettendo assieme culture differenti. Ma è necessario fare sintesi. Rispetto la posizione di Zingaretti e spero che alla fine chiunque vinca, si riesca a trovare un’intesa per andare avanti, con il sostegno di tutti. Il Pd deve uscire rafforzato da questo passaggio. Nonostante i limiti e gli errori commessi, che sicuramente hanno creato delusione tra i nostri elettori, è l’unica alternativa alla destra e all’antipolitica».

Resta ancora il dubbio su cosa farà Renzi. Anche quando non entra nel vivo del dibattito interno, le sue scelte pesano sull’andamento della vita del Pd, benché si sia attirato molte critiche, a causa dell’atteggiamento ambiguo tenuto, provocando il ritiro di Minniti. Pensa che il Rottamatore voglia davvero uscire dal partito e crearne uno nuovo?

«Non credo affatto che esca. E’ un vero leader e può offrire ancora un contributo importante. Ci sono stagioni in cui la partita va giocata in prima persona ed altre in cui bisogna dare una mano. Adesso occorre una leadership corale».

Selfie alla manifestazione contro il Governo con l’ex segretario Matteo Renzi

Perché ha scelto la mozione di Martina?

«Rappresenta il giusto punto di equilibrio tra storie diverse, incarnando un partito plurale e capace di guardare in avanti, offrendo un segnale di rinnovamento, con la presenza in prima fila di dirigenti quarantenni».

Qual è la linea strategica su cui puntare?

«Il nostro orizzonte non può che essere il centrosinistra. Una forza riformista che sappia lanciare la sfida su temi importanti e di interesse generale, a cominciare dallo sviluppo del Mezzogiorno, che è la premessa necessaria per la ripresa dell’intero Paese. Martina lunedì sarà a Napoli, insieme a Richetti, per presentare la mozione, alle 17.30 presso il locale “The Square”, in via Coroglio a Bagnoli, e per aprire un dibattito serio sulle questioni urgenti da inserire nell’agenda della politica italiana».

Veniamo alle questioni locali. Che aria tira nel Pd irpino?

«Siamo di fronte ad un disastro. Il segretario provinciale è stato eletto con il voto del 30% degli iscritti alla federazione. Ma nel frattempo uno dei principali sostenitori di Di Guglielmo, Gianluca Festa, ha preso le distanze, dopo le elezioni provinciali. Angelo D’Agostino, invece, è addirittura uscito dal partito. Non si può continuare a far finta di nulla. Pezzi consistenti del Pd sono rimasti fuori dagli organismi, me compreso. E’ tempo di azzerare la situazione e rivedere gli assetti».

La sede del Coordinamento provinciale PD ad Avellino, in via Tagliamento

Che cosa non è andato per il verso giusto?

«Non si può procedere con continue forzature. Il percorso congressuale non ha avuto nulla di democratico. Il commissario Ermini ha tenuto un comportamento strano, tollerando e consentendo che si gonfiasse il tesseramento, favorendo nei fatti una delle parti in causa. Gli organismi che sono venuti fuori non sono rappresentativi. Ciò che è successo alla Provincia è l’ennesima dimostrazione che i metodi utilizzati sono sbagliati. Dai rappresentanti istituzionali mi aspetterei più ragionevolezza. D’Amelio ha le sue responsabilità».

Cosa avrebbe dovuto fare?

«Da deputato mi sono speso per il partito provinciale, assumendo – durante una fase altrettanto delicata – anche scelte che in altre circostanze non avrei condiviso. Quando si riveste un ruolo bisogna farsi carico delle istanze di tutti. Non si può pensare di gestire il partito con un colpo di mano. Adesso va riaperto il dialogo con gli iscritti».

In che modo affronterete gli appuntamenti elettorali?

«Così non si può andare avanti. Non siamo credibili. Rischiamo di farci del male da soli e di incassare l’ennesima sconfitta. La città di Avellino ha bisogno di una proposta all’altezza della sfida. Ma non sarà possibile se non si farà chiarezza e non si costruirà un’unità d’intenti».

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