Sorgenti di Caposele, Chiaravallo: ora un incontro tra Comune e Regione Campania sui diritti idrici

L'ANALISI DELL'ESPERTO AVV. NINO CHIARAVALLO. Il pronunciamento della regione Campania sulla concessione di derivazione della quota idrica riservata a Caposele e ai caposelesi ha suscitato preoccupazioni e timori su tutto il territorio provinciale a partire dai comuni depositari di sorgenti che hanno sottoscritto convenzioni private con l'Acquedotto Pugliese. Parla uno dei maggiori esponenti della 'questione idrica' caposelese.

A Caposele ha provocato una forte reazione la notizia del decreto regionale che ha ratificato la cessione alla Puglia fino al 2032 del diritto dei caposelesi su 363 litri d’acqua. Si tratta di un diritto sancito nel 1905 da un decreto regio, prima che nel 2012 una convenzione tra Comune e Aqp cambiasse le cose. Caposele ha scambiato quel diritto con investimenti sulle reti e gli impianti idrici da parte dei pugliesi.

E anche se oggi il decreto regionale ne ha vincolato l’efficacia effettiva ad un accordo quadro sui trasferimenti idrici dall’Irpinia alla Puglia da definirsi presso il tavolo tecnico ministeriale, a Caposele fa specie scoprire che oggi è la Regione a disporre sulle sorgenti. E conta poco la decisione assunta in serata dal Vicepresidente della Regione Campania di bloccare il decreto, sarà comunque Palazzo Santa Lucia a stabilire le sorti delle acque irpine nelle prossime settimane e mesi.

Prima di allora il Comune dovrà incontrare i vertici regionali, per sciogliere alcuni nodi e dubbi giuridici su questa intricata matassa, spiega l’avvocato Nino Chiaravallo, punto di riferimento sulla questione idrica a Caposele. A lui Nuova Irpinia ha chiesto lumi sulla vicenda.

LA CONVENZIONE TRA COMUNE E AQP ORA AL VAGLIO DELLA REGIONE. Si tratta – presumibilmente – della quota idrica in dotazione di Caposele e dei caposelesi definita dal Regio Decreto del 1905, e oggetto della celeberrima convenzione Farina stipulata nel 2012, alla presenza dell’allora Governatore della Puglia Nichi Vendola, del vice Governatore Campano Giuseppe De Mita e dei vertici dell’Acquedotto Pugliese.

Scaduta la concessione del Decreto Regio nel 2012 del diritto di derivazione, la parola è passata alla Regione Campania, che oggi si è pronunciata con il provvedimento di cui sopra, colmando una lacuna di sei anni. Con il documento pubblicato sul bollettino ufficiale, la Campania si esprime sulla concessione di derivazione della quota idrica in dotazione di Caposele, e avverte la Puglia sullo sforamento dei prelievi idrici in corso dalle sorgenti irpine.  A destare clamore e sgomento nel paese delle sorgenti, è l’inclusione della quota idrica ‘riservata’ a Caposele nel conteggio complessivo dei trasferimenti dalla Campania alla Puglia.

L’atto della giunta regionale guidata da Vincenzo De Luca però, era atteso già da tempo. Per colmare una lacuna di ben sei anni, ma anche perché Acquedotto Pugliese si stava muovendo per definire gli ultimi adempimenti della convenzione del 2012, come l’installazione dei misuratori idrici in alcuni punti strategici del paese. Atti questi ultimi, propedeutici all’atto concessorio e ad un pronunciamento della Regione Campania.

Il provvedimento n. 65 di domenica 12 novembre, conferma sì la concessione alla derivazione dei 363 litri fino al 2032, ma non si pronuncia sulla titolarità del diritto d’uso del Comune di Caposele, nè fa alcun accenno alla convenzione del 2012. “Mi sono meravigliato del fatto che Caposele come comune sorgentizio fosse escluso dalla partita, e che l’interlocutore della Puglia fosse soltanto la Campania” commenta l’avvocato Nino Chiaravallo, punto di riferimento sulla questione idrica a Caposele.

“Il provvedimento campano appena licenziato non mi lascia soddisfatto, anche se bisogna ammettere che la convenzione del 2012 si poneva in maniera atipica: il Comune di Caposele ha sottoscritto l’obbligo di fare domanda alla Regione Campania per procedere alla cessione d’uso dei litri in dotazione del Comune. Si tratta di un diritto nostro, riconosciuto dal Decreto Regio del 1905, che poi è stato dato in concessione di derivazione all’Aqp” spiega.

Nel 2012 infatti, è scaduta la concessione del Decreto Regio del 1942, che nulla ha a che fare con il diritto d’uso sancito nel 1905 che è perpetuo. “Il decreto del 1942 faceva riferimento al fatto che prima di derivare l’acqua era necessario un accordo con il Comune, ma l’accordo fu fatto a sanatoria soltanto nel 1970, quando fu stabilito che il Comune concedeva alla Puglia la parte residuale di acqua che non serviva ai caposelesi” continua. “La Puglia pagava un canone al Comune, alcune decine di milioni di lire”.

Oggi, la convenzione del 2012 prevede la “rinuncia alla titolarità del diritto d’uso: il Comune di Caposele si impegnava a non chiedere alla Regione Campania la derivazione dell’acqua” puntualizza l’avvocato. “Così è cambiata completamente la struttura dell’accordo del 1970, che si è rivelata peggiorativa per il Comune. Oggi infatti compriamo l’acqua dalla Puglia: con la quota che l’Aqp si è impegnata a versare per la cessione dei 363 litri, che ammonta a 1 milione e 350 mila euro, il Comune paga la sua stessa acqua. Questo accordo a noi non porta nulla, ovvio”.

“Ad oggi, il provvedimento regionale non fa accenno al diritto d’uso, e non conosciamo le motivazioni” sottolinea l’avvocato. “Sta di fatto che Caposele beve l’acqua al cloro di Cassano, e non esiste nessuna fontana pubblica o privata che prenda acqua da Caposele. L’unica fontana è ‘dentro al cantiere’, ovvero nei pressi di Casa Huston, così i turisti che arrivano alle sorgenti, imbottigliano acqua che non è nostra”.

L’amministrazione Melillo si trova a fronteggiare una rinegoziazione della convenzione del 2012 con Bari, ma anche ad imporsi con la Regione Campania. “Ho consigliato agli amministratori di annullare la convenzione 2012, in quanto si tratta di un contratto che manca della sua causa. Non c’è nessuna domanda di derivazione da presentare alla Regione, in quanto il diritto d’uso già c’è. E’ urgente e necessario un tavolo in Regione Campania, con il Comune di Caposele e Aqp” suggerisce.

IL RUOLO DEL COMUNE. La giunta Melillo è impegnata per modificare la tariffa idrica imposta al Comune, che oggi è la stessa applicata a Santa Maria di Leuca. “La tariffa è diretta conseguenza di questa convenzione, nel 1970 questo non c’era, perché prendevamo tutta l’acqua che ci serviva. L’unico costo da considerare era la distribuzione, ma con le sorgenti al centro del paese, non si capisce perché siamo stati caricati di spese. A questo bisogna aggiungere che tutto l’impianto è comunale. Non dobbiamo rinegoziare nulla, altrimenti si da validità alla convenzione. L’amministrazione contatti subito la regione Campania per capire come gestire questa fase, e sottoporre il dubbio sulla validità della convenzione: già nel 2012 sono state raccolte più di mille firme e inoltrate alla Regione Campania per chiedere di non firmare la ‘convenzione Farina’.

Caposele attende con ansia un altro pronunciamento: quello della definizione dei cosiddetti ristori, o beni ecosistemici. Il paese ha rinunciato alla espansione edilizia, strettamente vincolata alla sorgenti, e quindi soggetta a frane; ha rinunciato alle attività collaterali all’uso dell’acqua, e all’industria di imbottigliamento. Stretto nella morsa della salvaguardia ambientale delle sorgenti della Sanità, il Comune deve fare i conti anche con i 70 allacci alla rete idrica extracomunali, di cui beneficiano le contrade dei paesi limitrofi, i cui consumi sono oggi a carico delle casse comunali.

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