Controvento, Gengaro: centrosinistra da rifare, Avellino riparta dai problemi

L'ex presidente del consiglio comunale illustra la proposta dell'associazione politica e culturale Controvento per il rlancio del capoluogo e per la ripresa di un confronto sui contenuti.

L’associazione Controvento apre un ragionamento sul futuro della città di Avellino (leggi l’articolo), evidenziando le criticità emerse negli ultimi anni e provando a tracciare un percorso, per invertire la rotta. Per saperne di più, Nuova Irpinia ha intervistato uno dei promotori del sodalizio, l’ex presidente del consiglio comunale del capoluogo, Antonio Gengaro.

Gengaro, su quali presupposti e con quali obiettivi è nata l’associazione?

«C’è una forte preoccupazione perché il mondo progressista è completamente in disarmo. La vecchia Unione europea ha mostrato limiti e contraddizioni, ma sarebbe un grave errore provocarne la disgregazione. Occorre quindi una nuova strategia, in grado di contrastare la crescente ondata sovranista e di destra. Per questo motivo l’associazione ha aderito all’appello di Massimo Cacciari per una nuova Europa. Sul piano locale, dobbiamo registrare un vuoto di idee, che non consente alla comunità di crescere. Intendiamo, quindi, mettere assieme le energie, per dare un contributo, sollecitando riflessioni e proposte su temi fondamentali come la cultura, l’urbanistica, i servizi, la partecipazione».

Avete intenzione di costruire anche una lista elettorale?

«E’ assolutamente prematuro esprimersi. Ciò che realmente ci interessa è elaborare soluzioni ai problemi, da mettere a disposizione di chi avrà desiderio di confrontarsi».

La bandiera della città di Avellino accanto a quelle d’Italia e dell’Unione Europea

Il vostro principale interlocutore è il Pd o intendete gettare le basi per un modello politico alternativo?

«Cerchiamo di parlare all’intero centrosinistra, ma guardiamo anche alle esperienze sociali, associative, spontanee che pure stanno nascendo in città e sul territorio. Penso al comitato civico di Valle o alla rete dell’Arci. Controvento nasce dalla consapevolezza che nei partiti non si discute più di problemi. A prevalere sono gli scontri tra fazioni ed una logica personalistica e carrieristica. Una dinamica che riguarda tutti gli schieramenti politici. Vogliamo perciò creare dei luoghi di discussione».

Che ne pensa dei movimenti che si contrappongono alla politica tradizionale?

«L’alternativa non possono essere né i sovranismi, i nazionalismi o i movimenti demagogici, che alimentano un pensiero unico intriso di rancore e di risentimento, proponendo un modello di democrazia virtuale, che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato dei pochi, dei capi. Senza contare che emerge quotidianamente, e lo vediamo anche qui da noi, l’inadeguatezza ad interpretare ruoli istituzionali, ad assumersi responsabilità e a dare risposte concrete, dimostrando di essere tutt’altro che nuovi nella pratica. Non possono però essere ignorate le richieste di rinnovamento che vengono dall’elettorato e alcune spinte positive che pure emergono».

La torre dell’orologio, simbolo medievale della città di Avellino

Si apre, dunque, una nuova stagione civica?

«Già oltre 20 anni fa, intorno agli anni novanta, ad Avellino si aprì un intenso dibattito, che diede vita ad iniziative e ad una concreta esperienza amministrativa. Raccogliendo anche quelle esperienze, proviamo a guardare in avanti, con l’obiettivo di dare vita e forma ad un tessuto culturale democratico, che possa generare anticorpi e risposte alla deriva in atto».

Non c’è il rischio che prevalga la nostalgia per il passato?

«No, per nulla. Cerchiamo piuttosto di lavorare ad una prospettiva. Lo stato confusionale in cui si trova il centrosinistra, lacerato da tatticismi e ambiguità, che ha portato a sonore sconfitte elettorali, richiede a chi si riconosce, anche se criticamente, in quest’area di provare ad avviare un nuovo percorso. Un impegno disinteressato da cittadini, con un forte legame con questa comunità».