Il poeta Franco Arminio

Non è al centro dell’universo l’uomo che nelle poesie di Franco Arminio vive la sua vita in armonia con gli elementi, ma nel contatto con gli altri, con la natura di cui è indissolubilmente parte, con le sue stesse paure. Quell’uomo riconosce la sua condizione transitoria sulla scena di un mondo dove contano l’autenticità di un momento e il sorriso di un bambino, dove prestare una gentilezza a qualcuno significa creare la comunità. Quell’uomo palpita nei versi che Franco Arminio diffonde attraverso la rete, i social media, prima che con i tanti libri oggi richiesti da un pubblico sempre più vasto. E dallo scorso 18 ottobre quell’uomo è conosciuto anche dal pubblico americano.

Si è parlato il linguaggio delle zone interne campane a Washington la scorsa settimana, grazie al paesologo Franco Arminio, che ha saputo a modo suo superare la formalità di un incontro ufficiale, scendendo dal palco per dialogare oltre le barriere linguistiche con il pubblico. Dopo aver recitato alcune delle sue poesie con l’accompagnamento di una chitarra acustica, si è mescolato con il pubblico, felice di interloquire direttamente con i presenti, per esporre il suo pensiero e la sua visione della società odierna, del mondo che si dipana oltre la percezione individuale e soggettiva.

“Instapoets: Franco Arminio and the new era of Italian poetry”, cioè “Franco Arminio e la nuova era della poesia italiana”, il titolo della serata dedicata alla lettura di poesie, organizzata dall’Ambasciata e dal’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con Lucia Wolf, responsabile per le collezioni italiane nella Divisione europea della Biblioteca del Congresso, la Library of Congress. Introdotto dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Ambasciata italiana negli Stati Uniti, Franco Arminio ha confermato in America la fama che lo aveva preceduto, anche grazie a ciò che di lui ha scritto Saviano. In un articolo apparso nell’aprile del 2009 sul quotidiano La Repubblica, lo scrittore di Casal di Principe lo definì“… uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato». A distanza di quasi un decennio questa opinione risulta prevalente nel nostro Paese e, vista l’accoglienza ricevuta da Arminio a Washington lo scorso 18 ottobre, anche al di là dell’Atlantico.

Franco Arminio è stato protagonista della 18esima “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo”, iniziativa promossa sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con l’Ambasciata Italiana a Washington, che l’ha ospitata. “Una notte di lettura di poesie accompagnata dalla chitarra classica” il titolo della iniziativa. Così gli organizzatori hanno presentato il paesologo di Bisaccia al pubblico della Capitale americana. «Le parole possono descrivere il mondo esterno meglio di quanto gli occhi possano vedere, secondo Franco Arminio. ‘Il poeta più importante d’Italia …’, come definito da Roberto Saviano, ritiene che le parole del poeta rivelino dettagli invisibili che illuminano una luce su ciò che l’occhio nudo non può percepire. La sua poesia si è diffusa ampiamente sul web attraverso la condivisione di migliaia di utenti di Facebook e Instagram». E ancora: «Le sue gentili poesie ci ricordano cosa significa essere rivoluzionari oggi. Nelle sue stesse parole ‘rivoluzionario’ significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare. Significa dare valore al silenzio, alle tenebre e alla luce, alla fragilità e alla dolcezza».

La sede dell’Ambasciata italiana a Washington

Agli americani è stato spiegato il tema della poetica di Arminio, la paesologia. «Arminio scrive di ‘paesologia’, il paesaggio delle città e della campagna, il modo in cui sono e ciò che potrebbero diventare. Scrive per sostenere la difesa e la conservazione degli articoli sui giornali e sul web. ‘Resteranno i canti’, la sua ultima raccolta di poesie sta riscuotendo un enorme successo, proprio come il precedente».

Presentato come “uno dei poeti più noti in Italia”, ricordato che vive nella sua Bisaccia, nella parte orientale dell’Irpinia definita “regione”, si sono presentate le sue credenziali. «Arminio ha pubblicato oltre venti opere di poesia e prosa, tra cui Diario civile (Sellino 1999), Viaggio nel cratere (Sironi 2003), Circo dell’ipocondria (2006) e Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta (Laterza 2009). Con Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza 2008) ha vinto il Napoli Award 2009».

LUCIA WOLF. A presentare l’evento, ospitato presso l’Ambasciata Italiana al 3000 di Whitehaven Street NW di Washington, è stata chiamata Lucia Wolf, responsabile per le collezioni italiane nella Divisione europea della Biblioteca del Congresso, co-organizzatrice dell’evento. Responsabile delle collezioni di Italia, Malta, Svizzera, Vaticano e San Marino. Nel 1992 Lucia Wolf si è laureata in storia del Medioevo e del Rinascimento con lode presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Fino al 1995, ha continuato a collaborare con l’Istituto storico per il medioevo a Roma come ricercatrice e ha contribuito alla traduzione in italiano del libro di Charles Radding The Origins of Medieval Jurisprudence. Pavia e Bologna 800-1150. Dal 1999, vive negli Stati Uniti, dove ha conseguito una laurea in letteratura inglese presso l’Università del Maryland, un master in letteratura inglese presso la George Mason University e un master in biblioteconomia presso l’Università del Maryland. Alla Library of Congress, è anche responsabile dell’acquisizione di nuovi libri e periodici pubblicati in Italia ogni anno. Organizza inoltre programmi culturali dedicati alla promozione della lingua e della cultura italiana in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, l’Istituto Italiano di Cultura, nonché con altre associazioni culturali locali e internazionali.

ARMINIO PER QUALCHE GIORNO ANCORA NEGLI STATES. Giovedì nuovo appuntamento, stavolta a New York, dove Arminio giungerà per una nuova tappa del suo breve tour americano. Prima di rientrare in Italia, andrà ad Hartford, in Connecticut, per incontrare la sorella di sua madre, emigrata in America molti anni fa. «Le porto uno scialle che apparteneva a mia madre, che ora non c’è più. È un atto importante per me questo», spiega Franco Arminio all’intervistatore della pubblicazione on line “La Voce di New York”. Interessante la cronaca della serata pubblicata sul giornale americano in lingua italiana “La voce di New York”, che ha intervistato il poeta italiano ed irpino al termine della lettura presso l’Ambasciata d’Italia.


ARMINIO A WASHINGTON | La presentazione (in inglese) della Farnesina

ARMINIO A WASHINGTON | La cronaca (con intervista) de “La voce di New York”

ARMINIO SUL SUO BLOG | Comunità provvisoria e i paesologi

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