Sono ore decisive ad Avellino per decidere il futuro finanziario del Comune. Il Sindaco Vincenzo Ciampi ha ripetuto più volte nei giorni scorsi la sua volontà di procedere con la dichiarazione di dissesto. Ritiene questa la strada da seguire alla luce dei numeri proposti dal Consuntivo 2017, approvato in luogo della Giunta dal Commissario prefettizio. E proprio l’Esecutivo dovrebbe riunirsi oggi per deliberare la proposta al Consiglio comunale. Nell’occasione si attende un confronto con l’Ufficio, segnatamente con il Dirigente, al quale spetta fornire un punto di vista fondamentale sulla situazione finanziaria del Comune capoluogo. Si potrebbe aprire un conflitto nel caso di linee divergenti tra il potere di indirizzo politico e quello tecnico-amministrativo interno, al quale la legge affida autonomia e responsabilità. Le opposizioni, nel frattempo, stanno alla finestra, in attesa di esprimere una posizione che dovrá tenere conto, in partenza, di quanto proporrà la Giunta.

Considerato che spetta al Consiglio votare ed approvare la linea finanziaria, Ciampi rischia di ritrovarsi in minoranza già su questo tema, in attesa che a breve si discuta e si voti in aula la mozione di sfiducia sottoscritta da 19 consiglieri (col ventesimo in arrivo). In una intervista rilasciata sabato a nuovairpinia.it, l’ex Assessore al Bilancio nella Giunta Galasso, Ivo Capone, precisa che la scelta di proporre il dissesto non può essere arbitraria, ma può essere adottata solo nella comprovata situazione di impossibilità dell’ente a fronteggiare l’esposizione. Per Capone, che attende comunque di leggere le carte della Giunta, le opzioni sul tavolo sono più concretamente altre. Occorre un piano di risanamento.

PER ORA PREVALGONO CAUTELA E RIFLESSIONE. A questo punto, tra le opposizioni già si intravede prevalere un atteggiamento improntato alla prudenza. C’è la consapevolezza che le conseguenze della linea che si adotterà ricadranno sulla vita reale dei contribuenti avellinesi per i prossimi decenni. Per definizione il dissesto, in presenza di condizioni non obbligate come in questo caso, rappresenta la resa di chi ha la responsabilità di dare risposte. Non provvedendo a mettere in sicurezza i conti, le stesse scelte evitate dalla politica – e oggi Ciampi è parte integrante della politica avendo assunto la responsabilità istituzionale per elezione diretta del corpo elettorale – toccherebbero agli organi commissariali, chiamati a supplire al fallimento dell’amministrazione in carica.

LO SNODO. Il 30 ottobre la Conferenza dei capigruppo dovrà mettere in calendario la discussione sulla mozione di sfiducia. Il voto sul consuntivo, quindi, a prescindere dalle scelte, sarà gestito dal commissario. Tra le possibili soluzioni, nel caso di una mancata ampia convergenza, c’è chi considera l’ipotesi di non votare il consuntivo, lasciando commissariare sui conti tra pochi giorni un Consiglio comunque destinato a sciogliersi prima della fine di novembre.


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