«Dissesto scelta dubbia», Ivo Capone: amministrazione 5 Stelle inaffidabile anche sul bilancio

Il consigliere comunale del Pd critica duramente l'atteggiamento e le scelte del sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, e della sua giunta, in merito alla situazione finanziaria del Comune

«Questa amministrazione si conferma irresponsabile ed avventuriera». E’ il giudizio senza appello espresso dal consigliere comunale del capoluogo, Ivo Capone, al quale Nuova Irpinia ha chiesto un parere, sulla situazione finanziaria di Piazza del Popolo, anche in veste di tecnico e di ex assessore al ramo della giunta Galasso.

Si avvicina l’appuntamento con il Consuntivo 2017. Che ne pensa?

«La prima considerazione è che ci troviamo di fronte ad un documento redatto da un commissario prefettizio, che è dovuto intervenire perché l’amministrazione non ha ottemperato ai propri compiti. Se ci fosse stata una guida dell’ente affidabile, la giunta avrebbe predisposto un nuovo bilancio consuntivo nei tempi consentiti. Invece è andata diversamente».

Adesso il sindaco Ciampi avanza l’ipotesi del dissesto. (Leggi l’articolo)

«Il primo cittadino annuncia che vuole ricorrere alla dichiarazione di dissesto, ma non sappiamo sulla base di quale valutazione. E’ stato effettuato uno studio? Quali sono i parametri contabili che hanno determinato tale ipotesi? Non c’è il parere dei revisori dei conti, né quello del dirigente alle Finanze. Non è noto se la giunta abbia dato effettivamente seguito all’intenzione di commissionare una consulenza ad una società privata. Ci si limita soltanto ad esprimere una volontà, senza che sia suffragata da atti».

Ritiene, insomma, che l’amministrazione comunale voglia intraprendere un percorso così delicato, senza una verifica oggettiva della situazione?

«C’è di sicuro grande approssimazione. Il sindaco si è avventurato a rilasciare dichiarazioni pubbliche, anche in aula, che si sono rivelate assolutamente infondate. Ha parlato di 60-70 milioni di euro di disavanzo, mentre le cifre accertate sono poi risultate molto più basse. Mi sembra che si punti più a fare propaganda, che non ad affrontare i problemi».

C’è chi sostiene che l’annuncio dell’opzione del dissesto sia stata una sorta di risposta alla mozione di sfiducia dell’opposizione. Lo ritiene possibile?

«Se lo fosse, sarebbe grave. Sono scelte che non si possono compiere con leggerezza e senza che vi siano le condizioni previste dalla legge, anche perché hanno serie ricadute sull’ente, che non può contrarre mutui, sui cittadini, perché determinano l’innalzamento di tutte le aliquote dei tributi, e sui creditori».

Possiamo chiarire quali sono le condizioni previste dalla norma?

«Il Testo unico degli enti locali parla chiaro: si ha dissesto finanziario se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte».

Ma come si spiega il notevole discostamento emerso, per quanto riguarda il disavanzo del Comune, tra la bozza del bilancio elaborata dalla giunta Foti e quella del commissario prefettizio?

«Bisognerebbe chiederlo a chi ha compilato il Consuntivo. Esistono criteri precisi per la definizione degli appostamenti relativi alla svalutazione dei crediti, ma possono anche determinarsi mancati introiti, rispetto alla entrate previste. Gli elementi in gioco sono molteplici».

I Cinque Stelle parlano di mancanza di trasparenza, di clientele e di sistema di potere. Da un bilancio in disavanzo si può dedurre tutto ciò?

«Qui non stiamo parlando di somme finite nelle tasche di qualcuno, ma di fondi spesi per le attività istituzionali in favore dei cittadini. Se ci fossero ammanchi di altro tipo non bisognerebbe parlare di piani di rientro o di dissesto, ma denunciare gli illeciti alla Procura della Repubblica. Sarebbe opportuno, quindi, dosare le parole ed essere seri».

Come si sono potuti determinare disavanzi per quasi 36 milioni di euro?

«Sono soprattutto debiti fuori bilancio, frutto di contenziosi maturati nel dopo terremoto e dopo decenni arrivati a sentenza. Tra questi ci sono, ad esempio, le vicende legate agli espropri dei suoli per il Mercatone e per l’area dell’ex Macello. In questi anni gli amministratori comunali si sono dovuti fare carico di situazioni difficili e si è sempre cercato di evitare il dissesto. Oggi, invece, c’è chi non si assume le responsabilità che il ruolo richiede. Ma c’è dell’altro».

Dica pure…

«Il governo nazionale Cinque Stelle – Lega sta indebitando il Paese per introdurre una misura iniqua come la Flat tax ed il reddito di cittadinanza. Tutto ciò senza valutarne le conseguenze, unicamente per ragioni elettorali. Le contraddizioni e la spregiudicatezza sono evidenti».

Sempre più spesso si sente dire che chi ha governato in passato il Comune vuol scongiurare la dichiarazione di dissesto perché comporterebbe l’incandidabilità degli amministratori coinvolti ed eventualmente anche il risarcimento del danno erariale.

«Soltanto in caso di responsabilità oggettiva, dimostrata in sede giudiziaria, con condanna della Corte dei conti anche in primo grado, scatta l’incandidabilità per gli amministratori degli ultimi 5 anni. Non c’è affatto un automatismo. E’ l’ennesima mistificazione della realtà».

Il Pd come intende muoversi?

«In questa fase c’è grande confusione. Non ci sono certezze. Avremo, comunque, modo di confrontarci e di ragionare con la massima lucidità sui problemi. Il Pd non farà mancare il proprio contributo».