«Via il cemento», Verderosa: nuovi quartieri digitali con il legno

INTERVISTA ALL'ARCHITETTO CHE GUIDA IL LABORATORIO IN ALTIRPINIA. Il direttore del master in "Architettura e progetto per le aree interne. Ri_Costruzione dei piccoli paesi" favorevole al Borgo 4.0 che Lioni auspica nel solco della sfida lanciata dall'Adler di Paolo Scudieri. «Disegna lo scenario inevitabile cui è destinata la futura provincia tecnologica e digitale, ma biologica e sostenibile»

Fare del legno il materiale edile del futuro, per mettere a regime una delle risorse patrimoniali più importanti dell’intero territorio provinciale e trasformare i piccoli borghi delle aree interne in laboratorio di sperimentazione dell’automazione. La vision di Federico Verderosa, architetto e co- direttore del master in “Architettura e progetto per le aree interne. Ri_Costruzione dei piccoli paesi”, prevede un ribaltamento della piramide: dall’abbandono alla restanza.

Conclusa una seconda fase del tour del laboratorio accademico della Università degli Studi di Napoli Federico II applicato ai tre comuni individuati dalla cabina di regia dell’ateneo, Verderosa si prepara ad indossare nuovamente le vesti di cicerone per guidare il gruppo di lavoro sulle sorgenti irpine. Le due sessioni precedenti – a luglio e a settembre – hanno consentito a studenti e docenti di sviluppare nuove visioni architettoniche per il recupero dei piccoli paesi, confermando sì un nuovo approccio dell’architettura a branca umanistica, ma senza perdere l’orizzonte scientifico della ricerca, lanciando così una sfida culturale che la tecnologia è in grado di trasformare in economia e industria.

L’architetto Federico Verderosa

Architetto Verderosa, la seconda fase del workshop nei tre comuni altirpini si è rivelata particolarmente densa di spunti di riflessione per i suoi studenti. Cosa è emerso?

“Siamo stati residenti a Quaglietta per una intera settimana, e abbiamo preso parte ad una serie di attività interessanti, dalle conferenze ai seminari. Siamo stati a Cassano Irpino, Castelvetere sul Calore, e in tre comuni della provincia di Salerno per dare ai partecipanti la possibilità di conoscere la comunità e le associazioni varie che vi operano. C’è stata l’occasione di fare un viaggio in treno e abbiamo capito che l’Avellino- Rocchetta può essere solo una ferrovia turistica: chi pensava che il treno fosse anche un mezzo di comunicazione fra Avellino e l’entroterra cade in errore”.

«L’Avellino-Rocchetta è una straordinaria via turistica, ma non è adatta per altri impieghi»

Quaglietta | L’accoglienza

Le occasioni convegnistiche hanno registrato la partecipazione di ospiti nazionali e internazionali, e sono stati illustrati esempi di ‘rinascita’ da parte di borghi abbandonati. Ci sono esperienze mutuabili?

“Da Mario Cucinella ai docenti del Politecnico di Torino, per parlare di Ostana, un comune di 81 abitanti della provincia di Cuneo, che fino a qualche anno fa contava 5 abitanti, ma con una serie di lavori e il contributo dell’architettura è diventato il centro del laboratorio politico. Ascoltando le varie esperienze illustrate abbiamo capito che ogni borgo è diverso dall’altro e che il metro dello spopolamento cambia, e che è necessario considerare diverse variabili. Nostri ospiti sono stati anche il sindaco di Zungoli che ha da poco ricevuto la bandiera arancione del Touring, e un architetto svizzero che è arrivato da noi attraverso la Caritas nel dopo terremoto e ha vissuto ben tre anni a Castelnuovo di Conza. Ha addirittura conosciuto sua moglie a Lioni, anche lei di origine svizzera”.

Cosa è emerso da questo confronto?

“Per lui la visione del futuro delle aree interne deve partire dall’alta tecnologia: investire sulla mobilità intelligente di cose e non solo di persone. E’ ritornato in Irpinia per raccontare l’esperienza di un piccolo paese di una regione dell’Austria che in comune con noi aveva l’isolamento geografico, l’altitudine e il rischio di abbandono da parte della popolazione”.

«Le strade intelligenti e l’automazione dell’auto sono prospettive di grande interesse a cui i laboratori accademici di Napoli guardano con serietà e attenzione»

La visualizzazione grafica della Smart Road. L’Anas la sperimenterà sulla Salerno Reggio Calabria. Guarda il video riportato in alto

Una prospettiva che replica di fatto il progetto messo in campo dalla Regione Campania sulla mobilità 2020 e annunciato dall’imprenditore Paolo Scudieri.

“I laboratori di Napoli guardano con grande interesse allo sviluppo della Smart Road e l’architettura si prepara ad offrire un grande contributo su questo punto, per coniugare tutti gli aspetti utili e definire una visione d’insieme. Guardiamo con grande interesse alle attività messe in campo in Alta Irpinia dalla Fondazione Montagne Italia per lo sfruttamento dei boschi, che gli amministratori del progetto pilota portano avanti insieme ad un percorso sulla zootecnia”.

Lei immagina di coniugare il legno all’automazione?

“L’architetto austriaco ci ha raccontato che nel piccolo comune della Regione austriaca di Vorarlberg si è investito molto sulla risorsa del legno, coniugandolo alla valorizzazione della produzione del latte. Hanno capito che quelle sono le risorse primarie per eccellenza, che garantiscono la salubrità dell’ambiente, la materia prima a chilometro zero, ma soprattutto zero rifiuti. Gli stessi architetti utilizzano il legno come materiale edile per le costruzioni”.

Carni, formaggi e vini rappresentano infatti il paradigma annunciato dai partner che affiancheranno i comuni nella progettazione dell’azienda forestale e della costruzione del marchio di qualità per la zootecnia.

“Infatti, in Austria gli agricoltori hanno investito parallelamente sulle mucche da latte e sui pascoli liberi da pesticidi, con una strategia che ha portato effetti benefici su tutta l’economia. Ogni allevamento è di piccole dimensioni, ma l’elemento vincente per il rilancio di questo segmento è che ognuno aveva già un altro lavoro come fonte di reddito e di sostentamento. A distanza di anni, il comune vanta 30mila mucche da latte e 150 imprese che lavorano il legno e tutta l’economia ruota intorno alla promozione del legno. Si tratta di una risorsa che per noi può essere determinante”.

«Il legno è il materiale d’eccellenza nelle costruzioni: per tutta la filiera produttiva rappresenta un volano economico su cui vale la pena scommettere»

Lei immagina anche costruzioni in legno?

“Premetto che sono contrario a nuove cementificazioni, ma ho sempre avuto la passione per le costruzioni in legno, tanto da redigere un progetto sulla messa a sistema dei boschi e delle foreste già 15 anni fa. Oggi lungimirante è stata la Fondazione Montagne Italia che sa bene di poter rilanciare l’economia delle aree interne come la nostra, non solo perchè il legno è il materiale d’eccellenza nelle costruzioni ma per tutta la filiera produttiva”.

Senza contare che il legno è materiale utilizzato anche per le coibentazioni delle abitazioni e funge da isolamento.

“Con il legno si produce materiale da costruzione: consente di mettere in piedi un edificio e a chilometro zero visto che proverrebbe dai nostri boschi e ci consentirebbe di costruire con formule virtuose. Senza contare che lo stesso vice governatore Bonavitacola ha affidato al nostro Dipartimento il progetto di fattibilità tecnica sul recupero delle stazioni ferroviarie, utilizzando proprio il legno”.

Area industriale Valle Ufita

Oltre ai casi specifici di analisi e studio di Lioni, Conza e Quaglietta, lo studio architettonico non può non considerare il territorio nella sua complessità, che è caratterizzato da una massiccia presenza di capannoni industriali dismessi e di opifici spalmati su sette are industriali. 

“In effetti ci siamo resi conto che le aree industriali meritano attenzione. Allievi e docenti hanno rilevato una marea di aree industriali che non distruggono il paesaggio, ma ne sono parte integrante. I tanti capannoni potrebbero avere una occasione di rilancio: potrebbero ospitare le nuove start up nel settore dell’automazione e della sperimentazione di alta tecnologia. Potrebbero impiantare piccole produzioni di intelligenza elaborata di oggetti e prodotti; non possiamo prevedere di costruire altro, ma ragionare su quello che c’è”.

«I capannoni industriali oggi non utilizzati non vanno eliminati, ma recuperati ad una nuova vita come sede per attivare start up nell’automazione, per esempio»

I capannoni dismessi potrebbero trovare nuova vita per accompagnare l’iniziativa imprenditoriale annunciata da Scudieri, e per cui si è candidato il Comune di Lioni. 

“Il progetto di Paolo Scudieri potrebbe mettere in rete diverse operazioni. Lui ha confermato di voler trasformare un borgo altirpino in campo di sperimentazione per l’auto senza conducente, ma non possiamo escludere che le aree industriali del territorio possano concorrere al progetto, con attività dedite allo sviluppo di prodotti utili allo stesso scopo”.

«L’intero sistema urbano e industriale contemporaneo si basa sullo scambio continuo d informazioni, occorre digitalizzare città, borghi, aree rurali…»

La condizione di base è la capacità del territorio di accedere agli scambi delle informazioni digitali, non solo la viabilità. 

“Tutto ciò che si sviluppa per i sistemi delle auto e della guida automatica necessita di accedere alle informazioni. Dalle antenne ai semafori, per finire ai boschi e agli alberi. Tutto deve essere ‘parlante’ e messo in rete; senza contare le attività di prevenzione degli incendi o i monumenti parlanti che consentono un dialogo costante con chi è al volante. Insomma è necessaria una infrastrutturazione digitale in grado di determinare la capacità di attrazione delle start up e l’occupazione giovanile”.

Se si realizzassero queste condizioni, lei prospetta una fuga di ritorno dalle città ai piccoli paesi?

“Ho capito negli anni che le grandi aziende favoriscono il lavoro da casa per pochi giorni alla settimana, e la rivoluzione tecnologica ci consente di lavorare in qualunque luogo senza difficoltà”.

In Alta Irpinia è stata completata l’infrastrutturazione della fibra ottica? Le aree industriali lamentano una certa inefficienza. 

“A Lioni la fibra c’è, ma c’è da dire che le compagnie telefoniche faranno a gara per investire perchè ora hanno interesse a farlo. Lo sviluppo trascina nuove economie e servizi, che diventano a loro volta apripista per definire nuovi bisogni, nuove imprese e un decollo dell’economia. In Alta Irpinia si muovono cose positive”.

«Il completamento dell’Alta Capacità ferroviaria Napoli-Bari e la stazione Hirpinia a Grottaminarda in Irpinia servono per non perdere il treno del futuro»

In Valle Ufita si incroceranno il traffico su gomma e quello su ferro con la realizzazione dell’alta capacità

Cosa manca a completare il quadro?

“Il completamento dell’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari e la stazione Hirpinia a Grottaminarda, che per noi è tutto. Immaginiamo di rientrare da Roma; scendiamo alla stazione irpina dove l’auto senza pilota ci accompagnerà a Lioni (attraverso la Lioni- Grotta), come nelle migliori metropoli del mondo. Non ci sarà più motivo di andarsene”

Nonostante le innumerevoli novità introdotte su diversi fronti, resta da accendere la scintilla che possa infiammare le comunità per recuperare un rinnovato entusiasmo.

“Le comunità non partecipano per produrre cambiamenti, che sono tutti calati dall’alto. Ma sono fiducioso: le cose stanno cambiando. In questo momento siamo al centro dell’interesse della Fondazione Montagne Italia, della Federico II, della Fondazione Ferrovie dello Stato, dell’imprenditore Scudieri, e della strategia del progetto pilota, che dovrà concertare tutto questo. Al contrario trovo invece un rinnovato attivismo della politica, che ha preso contatto con il territorio”.

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