Lucie Boissenin, una ricercatrice francesce lancia i “7 borghi irpini instagrammabili a due ore da Napoli”

Intervista alla ricercatrice francesce, impegnata in Irpinia nel progetto di valorizzazione e recupero delle antiche Masserie. Attenta osservatrice delle dinamiche interne, individua nell'assenza di una politica unitaria sulla valorizzazione, l'anello debole dell'approccio al marketing turistico

Lucie Boissenin è una ricercatrice francesce dell’Università di Lione. Dottoranda presso la Facoltà di architettura è impegnata in una ricerca sull’architettura applicata alle “scienze del territorio”. Dall’arrivo a Napoli come sede del suo viaggio studio del programma Erasmus, si è dedicata all’approfondimento della conoscenza dell’Irpinia, dove oggi è una voce affermata e riconosciuta come ‘consulente esterna’ alla politica di valorizzazione e marketing del turismo dei piccoli borghi. Scevra da ogni sovrastruttura e condizionamenti socio culturali del posto, lei è in grado di focalizzare l’attenzione sugli elementi cardine e proporre soluzioni immediate, efficaci e risolutive. E’ fra i promoter della ricerca “Masserie e paesaggi d’Irpinia”, sta compilando un album fotografico della provincia dalla A alla Z, e ha già immaginato di replicare l’iniziativa lanciata nel bolognese sul tour in sette borghi instagrammabili raccontata da Vanity Fair.

Lucie lei è una dottoranda francese impegnata in architettura e scienze territoriali, con forti interessi in Irpinia. Come mai una studentessa francese ha scelto l’Irpinia come campo di studio e sperimentazione?

“L’Irpinia l’ho scoperta nel 2014, mentre studiavo a Napoli nell’ambito del programma Erasmus+. Dovevo consegnare alla mia università (la facoltà di architettura di Lione) una ricerca su un tema libero. Avevo scelto di studiare il ruolo dell’architetto nelle campagne, e cercando un campo di studio non troppo distante da Napoli, avevo identificato l’Irpinia, tramite Google e alcune parole-chiavi. Mi è piaciuta l’Irpinia, soprattutto per l’accoglienza che avevo ricevuto quando andavo in giro e per i temi interessanti che venivano fuori da questo breve lavoro di ricerca”

Che impressioni ha avuto?

Lucie Boisseinin, ricercatrice presso l’Università francese di Lione

“L’ho vista subito come una terra ricca di patrimonio architettonico, un paradiso verde a ‘solo’ un’ora e mezza da Napoli ma quasi sconosciuto, animata da gruppi di persone che non si vogliono arrendere e cercano soluzioni per promuovere le risorse del territorio. Sentivo insomma che era un “terreno fertile” di ricerca, e quindi quando ho deciso di fare una tesi di dottorato, ho pensato subito ad inserirla tra i miei casi studio”.

Su cosa si concentra la sua attività di ricerca?

“Attraverso la mia tesi di dottorato cerco di capire come i progetti di recupero (architettonico) possono avere delle ricadute, degli effetti positivi sui processi di sviluppo di un territorio. In Irpinia i progetti che analizzo sono l’albergo diffuso di Castelvetere sul Calore; il progetto E.Colonia e il workshop Traduzioni di Aquilonia; il borgo biologico di Cairano; e i tre workshop “Update” che hanno mirato tra il 2013 e il 2015 al recupero di alcuni spazi pubblici di Senerchia, Altavilla Irpina e Sant’Angelo dei Lombardi”.

L’Università francese di Lione

Lei è impegnata anche in un’attività di valorizzazione delle masserie e paesaggi d’Irpinia. Di che progetto si tratta, e qual è l’obiettivo?

“L’idea era quella di elencare le masserie del territorio irpino, e far conoscere questo patrimonio tramite i social networks. Sono strutture spesso in pessime condizioni, che rischiano di crollare in ogni momento, quindi ci piaceva l’idea di raccogliere testimonianze (storie, foto …) e fare un punto della situazione. Siamo felici di vedere che le persone ci aiutano, mandano foto e segnalazioni, ci incoraggia a continuare”.

Prevede degli sviluppi?

“In un secondo momento si potrà immaginare di fare una pubblicazione, di proporre itinerari di visita, magari anche cercare soluzioni insieme ai proprietari per recuperare le loro masserie, trovare fondi. In ogni caso, siamo aperti a suggestioni e tutte le persone interessate ad aiutare sono le benvenute”.

Nel suo campo di studio insistono anche i piccoli borghi dell’Italia interna? E il Mezzogiorno?

“Sì, la questione dei piccoli borghi, in particolare nelle aree interne, occupa un posto importante nella mia ricerca. I numeri ci dicono che tra vent’anni dei paesi interi scompariranno, ma osservando la realtà, vediamo segnali di una certa resilienza di questi luoghi: abitanti che si riuniscono e si auto-organizzano per colmare la mancanza di servizi, patti tra comuni e gruppi di cittadini per la gestione di alcuni luoghi, giovani che si sentono ‘in dovere’ di restare o tornare nella propria terra. Poi il Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia offre un bel panorama di progetti architettonici situati nelle aree interne, dimostrando che questi segnali positivi si ritrovano anche attraverso l’architettura e la pratica dell’architetto”.

Quali sono i punti di forza dell’Irpinia da mettere a regime per innescare una vera politica del turismo?

“Per quanto possa essere bello il paesaggio, buono il vino e interessante la storia del luogo, senza persone che mettono in moto delle azioni, non si può immaginare uno sviluppo turistico. Però fortunatamente, l’Irpinia dispone di risorse umane di grande qualità. In ogni paese c’è almeno una persona che ha una buona conoscenza della storia del posto e che ama raccontarla; un buon cuoco che conosce a memoria le ricette tipiche e le sa abbinare al vino locale; un contadino pronto a spiegare come si fa il suo formaggio o come raccoglie la frutta. Ci sono sul territorio ottimi alberghieri pronti ad accogliere turisti, bravissimi fotografi e filmakers capaci di produrre contenuti di alto livello, instagrammers anche riconosciuti che capiscono le logiche della comunicazione online e quant’altro. Questi sono i punti di forza dell’Irpinia, e la sfida probabilmente è quella di identificare le competenze che ci sono sul territorio e dare a ognuno il ruolo giusto”.

Il treno Avellino Rocchetta è sufficiente ad alimentare un flusso turistico?

“Per alimentare un flusso turistico ci vuole un’offerta strutturata di turismo che non si limita, credo, al fascino che può avere il ritorno del treno in Irpinia. Ma secondo me il treno può avere un carattere unificante e portare intorno a un unico tavolo di discussione i portatori di interesse insediati lungo la linea, e non è poco”.

Una suggestiva veduta panoramica di Castelvetere sul Calore

Quali sono le caratteristiche dell’Irpinia?

“L’Irpinia offre un mosaico di paesaggi molto diversi tra di loro, data la sua estensione da altitudini basse (intorno a 150 m.s.l.m) verso il napoletano e che superano altrove i 1000 metri sul livello del mare. Questo porta anche ad una varietà di coltivazioni, di tradizioni, di ricette e rende quindi difficile il compito di raccontare in poche parole cos’è l’Irpinia. Possiamo comunque insistere sul “verde” dei paesaggi e su una storia millenaria ricca di peripezie, data l’ubicazione strategica del territorio irpino per i diversi popoli che si sono susseguiti nel tempo. Per questo l’Irpinia è anche una terra di castelli”.

Se dovesse disegnare una cartolina della provincia di Avellino cosa raffigurerebbe?

“Raffigurerei almeno un castello, tra quello di Bisaccia, Montemiletto, Avella, Morra o Gesualdo. Si potrebbe inserire anche foto del Lago Laceno, o dei sentieri di trekking che ci sono sui Picentini o sul Partenio; foto delle feste tradizionali, come le numerose sagre e il loro caciocavallo impiccato, i Carnevali o il Carro. Poi secondo me non deve mancare un’immagine che raffigura un paese ‘sospeso’ in alto di una collina, come Cairano, Calitri, Monteverde, Quaglietta o Cassano Irpino. Ci sono cose da scoprire in ogni paese”.

Corrisponde al vero che l’Irpinia e la Provenza abbiano degli elementi comuni? Se si, quali?

“La Provenza condivide con l’Irpinia una posizione di entroterra rispetto al Mediterraneo, paesaggi collinari e borghi in pietra. Proprio la settimana scorsa ho cominciato il libro di un sociologo francese, Jean-Pierre Le Goff, che racconta l’evoluzione di un paese della Provenza dagli anni 50 a oggi, che ha allargato la mia conoscenza sull’argomento. Se la Provenza oggi è una meta turistica nota, a un certo punto però aveva una situazione somigliante all’Irpinia, con i borghi in via di spopolamento”.

Continui. 

“Negli anni 80 sono arrivate onde di turisti e nuovi abitanti provenienti dalle grandi città e mossi dal sogno di una vita più tranquilla in campagna e sotto il sole tutto l’anno. Ma hanno portato la loro cultura “urbana” e conservato il loro modo di vita, la loro fretta quotidiana e non c’è stata una vera integrazione tra vecchi e nuovi abitanti. I paesi sono stati salvati, fisicamente, ma resta poco della “cultura rurale” e delle relazioni che prima esistevano tra gli abitanti di un paese, quasi come una famiglia davanti a delle condizioni non sempre molto facili. Non a caso il libro si chiama “La fine del paese”.

Quindi la corrispondenza con l’Irpinia esclude la visione romantica del paesaggio, ma riguarda espressamente la collocazione geografica, ma soprattutto lo spopolamento dei piccoli paesi. 

“La fine della lettura del libro mi ha fatto pensare all’Irpinia. Il turismo è una bella cosa, può creare economia valorizzando il paesaggio e l’architettura ma ha anche degli aspetti più negativi, a volte devastatori. Quando pensiamo alla Provenza o alla Toscana come esempi da seguire, dobbiamo ricordarci che la situazione è assolutamente più complessa e non si limita alla cartolina dov’è tutto bello”.

La rivista Italiana Vanity Fair ha proposto un clichè dell’offerta turistica: 7 borghi incantevoli (e instagrammabili) a due ore da Bologna. Si può replicare in Irpinia? Quali potrebbero essere i borghi da segnalare?

“Certo che si potrebbe replicare. Io proporrei: Rocca San Felice, per i ruderi del castello e la Piazza con il tiglio. Castelvetere sul Calore, per il suo centro antico recuperato in albergo diffuso con la sua “osteria del borgo”, un posto davvero carino dove degustare ottimi vini e antipasti (perché poi su Instagram non può mancare la foto a tavola!). Cairano, il borgo incantevole sopra la rupe e la sua vista a 360 gradi sul paesaggio circostante. Zungoli e il suo labirinto di vicoli. Bisaccia, in particolare per il loggiato del castello e il panorama verso la Puglia. Calitri, perché probabilmente l’immagine più instagrammabile d’Irpinia è la sovrapposizione delle case del paese antico. Belli sono anche i vicoli colorati, le grotte di stagionatura del formaggio, e il piatto di ‘cannazze’. Infine Taurasi per il suo borgo delimitato da due porti e i vicoli disposti a forma di spine di pesce”.

 

Il servizio di Vanity Fair dedicato al patto per il turismo tra città ed entroterra

 


LA PROPOSTA DI VANITY FAIR | Collegare i tesori dell’entroterra ai servizi delle città

A chi bisogna candidare questa proposta? Chi deve farlo?

“Questa proposta si potrebbe candidare, immagino, a tutti quelli che hanno come compito o come mestiere la comunicazione e la promozione del territorio: giornali e riviste specializzate sul tema del viaggio, Enti del turismo al livello sia provinciale che regionale e nazionale, ed altri”.

Lei sta producendo un album fotografico: l’Irpinia dalla A alla Z. Di cosa si tratta? Qual è la sua finalità?

“È iniziato quando mi sono chiesta quanti paesi dell’Irpinia (su 118) avevo già visitato. Mi sembrava di essere stata un po’ dappertutto e invece ho scoperto che conoscevo meno della metà dei paesi. Mi sono poi lanciata la sfida di scattare almeno una foto in ogni paese, per completare l’album”.

Quali sono le criticità maggiori dell’Irpinia? Quali sono le storture politiche dei suoi governanti?

“Direi che manca una volontà unitaria del territorio, che dice: “ok, questo è quello che vogliamo per l’Irpinia”. Seguendo a distanza le vicende politiche, e senza avere una conoscenza fitta del tema che mi dia la possibilità di portare un vero giudizio sulle cose, ho l’impressione che la politica si perda in guerre inutili e personali mentre quello che ci vorrebbe è una volontà politica forte, unitaria, che una volta per bene, fissi degli obiettivi a lungo termine per lo sviluppo dell’Irpinia e agisca in conseguenza”.