LIBRI di Ilde Rampino. Mario Vargas Llosa: Il paradiso è altrove

Paul Gauguin e sua nonna materna, Flora Tristan, le vicende di due sognatori entrambi innamorati di un mondo ideale senza vincoli e limitazioni

A proposito de “Il paradiso è altrove” di Mario Vargas Llosa

A cura di Ilde Rampino

Un doppio piano all’interno del racconto, che narra le vicende del pittore Paul Gauguin e di sua nonna materna, Flora Tristan, che si intersecano a tanti anni di distanza, come per formare un unico mosaico frammentato di ribellione e sensazioni forti, caratterizzate da un estremo e vivo anticonformismo. Il desiderio di Flora di cambiare il mondo nasce e si concretizza in un’epoca in cui la donna non aveva nessun diritto e la sua è una lotta, continua e incommensurabile contro coloro che opprimevano e sfruttavano i contadini e i poveri, riducendoli a poco più che bestie da utilizzare.

Il paradiso è altrove

La sua vita, segnata dall’onta, a quel tempo, incancellabile di essere una figlia bastarda, la sua esistenza in cui la violenza dell’uomo la fa da padrone, non spegne in lei l’urgenza profonda di combattere l’ignoranza che rende l’uomo più povero. Ella cerca un confronto non solo con gli operai, che, nonostante siano continuamente vessati dalle richieste economiche dei loro padroni, non riescono a reagire, ma anche con i loro datori di lavoro, per istillare nei loro cuori almeno una traccia di umanità. Flora vive la sua lotta con passione, tanto da meritarsi il soprannome di Madame-la Colère, è vitale e instancabile, prova una rabbia repressa che viene tuttavia incanalata verso la richiesta di diritti elementari, anche se non riconosciuti. Le sue idee trovano spazio in un giornale: “L’Unione Operaia” che ella fonda e sostiene, chiamando a raccolta altre donne, infiammate dai suoi discorsi, anche se molte di loro non riescono a comprenderla, abbruttite dalla disperazione e dalla miseria in cui versano da sempre. Il suo concetto di donna, sposa e madre cozza contro la morale comune, definendo il matrimonio come schiavitù, che pretende di considerare la donna come proprietà, il cui unico compito è quello di occuparsi della casa e soprattutto dei figli. Le sue idee la porteranno a sacrificarsi, a mentire, ma anche a fare delle scelte drastiche che la porteranno alla solitudine, al disprezzo da parte della propria figlia.
Flora, nel suo percorso, entrerà in contatto con una miriade di personaggi, soprattutto maschili che ella tratteggerà, mettendo in luce il loro orgoglio e la loro protervia: alcuni la ammireranno, affascinati dalla sua forza e dalla sua determinazione e anche dal suo essere una donna assolutamente diversa dalle altre, ma pochi riusciranno a conquistarla, poiché lei si sente incatenata e vuole liberarsi del senso di repulsione nei confronti del marito violento. “Le peregrinazioni di un paria”, il libro scritto da lei mette in evidenza la sua personalità, diversa dalle altre donne, elemento che le attirava critiche e la condannava all’ emarginazione.
L’impetuosità di Flora Tristan sembra attraversare il tempo e creare un ponte immaginario con Paul Gauguin, suo nipote, a cui lo accomunano le sensazioni forti e profonde e la brama di vivere e di agire, contro tutto e tutti, perseguendo il proprio ideale. Il mondo di Gauguin è l’arte, immersa nella natura primitiva, caratterizzata da amori non convenzionali e libertà di costumi, a volte eccessiva, che viene condannata dalla morale comune. La sua vita era segnata da una profonda rabbia e un’insoddisfazione profonda che spesso degenerava in risse e passioni considerate malsane che provocavano malattie del corpo, avvelenato da continui eccessi e perenne lotta contro il senso del peccato. Il suo rifugiarsi nell’alcool e nelle droghe per calmare il dolore lo porterà all’assuefazione, in una lotta perenne tra le sue ossessioni. Egli dipingeva ciò che sentiva, penetrando la vera natura di una persona, i suoi quadri riflettevano il suo essere e i suoi stati d’animo, frementi come incendi dell’anima e del corpo, che contrastavano con la religione. La sua urgenza di dipingere e di vivere in modo così anticonformista, vivendo storie con indigeni, anche minorenni lo facevano diventare, agli occhi degli altri, l’incarnazione del diverso e del Male, era oggetto di pregiudizi atavici, difficili da estirpare. Il suo carattere “selvaggio” e le sue scelte in realtà erano un modo per combattere la solitudine e il bisogno di qualcuno da amare. Struggente era l’ammirazione e il rimpianto per sua madre, abbandonata come lui, che aveva la capacità di soffrire in silenzio – “Ti ho passato la cattiva sorte”. Nel momento in cui si avvicinava la sua morte ricorda il gioco dell’infanzia: “E’ qui il Paradiso?” “No, vada a chiedere all’altro angolo”, come una possibilità,sempre presente di cambiamento.
Flora Tristan e Paul Gauguin: sognatori entrambi di un mondo ideale senza vincoli e limitazioni e tutto ciò li inorgogliva, poiché portatori di istanze e atteggiamenti nuovi che avrebbero influenzato fortemente chi sarebbe venuto dopo.