Sibilia al Quirinale per il 120esimo della Figc, riflessi biancoverdi sul Colle

LA FESTA DEL CALCIO ITALIANO. Nelle vesti di Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, già Vicepresidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio nel 2017, il parlamentare irpino ha partecipato al pomeriggio che il Presidente della Repubblica ha voluto riservare allo sport nazionale più amato e praticato in occasione del suo traguardo storico

Al ricevimento al Quirinale per i 120 anni della Fgci con il deputato Cosimo Sibilia c’era una fetta importante della passione sportiva avellinese ed irpina che hanno proiettato riflessi biancoverdi sul Colle.

Lunedì 15 ottobre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Palazzo del Quirinale una delegazione della Federazione Italiana Giuoco Calcio in occasione delle celebrazioni per i 120 anni della fondazione.

Il deputato Cosimo Sibilia riceve il saluto del Capo dello Stato Sergio Mattarella

Accanto al Commissario Straordinario della FIGC, Roberto Fabbricini, al Presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, al Presidente del CONI, Giovanni Malagò, Cosimo Sibilia era presente in qualità di presidente della Lega Nazionale Dilettanti, già vicepresidente vicario della Federazione Italiana Giuoco Calcio nel 2017. In prima fila durante la manifestazione, ha ascoltato le testimonianze del Capitano della Nazionale femminile di calcio, Sara Gama, e del Capitano della Nazionale maschile, Giorgio Chiellini. Ha assistito al dono della maglia azzurra al Presidente Mattarella, che ha rivolto un indirizzo di saluto al movimento calcistico italiano, a partire dai tifosi, ricordando le grandi imprese azzurre ai mondiali, la vittoria degli europei nel 1968, alcuni degli straordinari protagonisti dell’epopea calcistica di uno dei Paesi leader di questo sport nel secolo scorso come nel nuovo millennio. In un pomeriggio storico per lo sport italiano, le istituzioni hanno celebrato la Federazione alla presenza per il Governo del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, dei dirigenti sportivi nazionali e internazionali, delle calciatrici e dei calciatori delle Nazionali, al cospetto di chi ha conquistato i grandi trofei internazionali, una rappresentanza degli azzurri che hanno vinto gli Europei del 1968 e i Campionati del Mondo del 1982 e del 2006. Nel Pantheon italiano c’era l’Irpinia e a buon diritto.

Federico Sordillo, presidente della Fgci campione del mondo in Spagna nel 1982

RIFLESSI BIANCOVERDI AL QUIRINALE. Nei panni del presidente della Lega Nazionale Dilettanti erano presenti protagonisti avellinesi della Fgci a cominciare dal Presidente in carica al momento della vittoria nel mondiale del 1982, Federico Sordillo, nato a Pietradefusi, già Presidente del Milan, scomparso nel capoluogo lombardo nel 2004. Sordillo fu l’uomo che riaprì le frontiere del calcio italiano agli stranieri dalla stagione 1980-81, l’artefice della assegnazione all’italia nel 1990 della sede del campionato del mondo, ma rappresentò anche il nostro Paese in seno all’Esecutivo dell’Uefa. Con Sibilia c’erano idealmente suo padre, Antonio, ma anche gli altri presidenti dell’Us Avellino a partire da Arcangelo Iapicca, imprenditori che realizzarono la straordinaria avventura dell’Us Avellino in Serie A per dieci anni consecutivi, dal 1978 al 1988. Col senatore avellinese c’erano protagonisti nei club da dirigente, come Pierpaolo Marino, straordinari campioni in campo con la maglia azzurra della Nazionale come Nando De Napoli, dopo esserlo stato nell’Avellino in serie A e nel Napoli due volte campione d’Italia nel 1987 e nel 1990 quindi con il Milan scudettato nel 1993 e 1994, sul tetto d’Europa con i rossoneri nello stesso anno.

Fernando De Napoli con la maglia della Nazionale

Con Sibilia c’erano i tifosi dell’Avellino Club di Salerno, capaci nelle giornate magiche in Spagna di esibire lo striscione biancoverde in tribuna nelle partite leggendarie vinte dall’Italia campione del mondo contro Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest in finale. Ma soprattutto c’erano gli eroici irriducibili della Curva Sud biancoverde, capaci di seguire nelle drammatiche trasferte del dopoterremoto, tra il dicembre 1980 e l’inizio del 1981, affrontando i cori cinici e infami di chi credeva di offenderli apostrofandoli come ‘terremotati’. Difendendo con quella maglia il diritto a far parte da protagonisti della storia del calcio italiano, tanti di quei ragazzi hanno portato Avellino e l’Irpinia nei templi torinese e milanese del calcio europeo, stabilendo per un decennio la famosa Legge del Partenio.

Cosimo Sibilia al centro della prima fila, aperta a destra dal Capo dello Stato. Il senatore irpino siede accanto ai rappresentanti del calcio italiano, riuniti per il 120esimo anniversario della Federazione al Quirinale

LA STORIA CONTINUA. Nell’anno in cui il calcio avellinese riparte dalla serie D, la giornata di festa al Quirinale può rappresentare un monito a riprendere il cammino con determinazione, con la consapevolezza che i Biancoverdi hanno contribuito alla crescita e ai successi della Nazionale e dei grandi club italiani con i vari Tacconi, Vignola, Alessio alla Juventus, De Napoli al Napoli, Colombo al Milan pluricampione d’Europa, portando ad Avellino campioni del livello di Diaz, Dirceu, Bagni, Juary grandi allenatori come Ivic e Zeman. E nelle parole affidate da Cosimo Sibilia alle agenzie in questi giorni, a proposito dell’imminente fine del commissariamento con una Federazione che tornerà ad avere organismi federali ordinari, si coglie la determinazione a dare battaglia. “La Figc è casa nostra, non ci sentiamo ospiti. È stato un percorso difficile, ma anche grazie a voi delegati avremo finalmente una governance nuova”, aveva  detto Sibilia, rivolgendosi ai delegati della Lnd, che si apprestavano ad indicare Gabriele Gravina come candidato della maggioranza alle elezioni federali del 22 ottobre. “Format della Serie B, seconde squadre e calcio femminile: la gestione commissariale è stato un vero e proprio flop”, ha sentenziato Sibilia.

Il saluto dell’allenatore della Nazionale di calcio, Robero Mancini, sotto lo sguardo attento di Cosimo Sibilia. Mancini è stato uno dei calciatori più rappresentativi dell’Italia calcistica ad aver indossato la maglia azzurra anche da calciatore negli ultimi trent’anni