Ospedale Ariano, obiettivo riaprire il SIT, servizio immunotrasfusionale

Il nuovo direttore sanitario del Sant'Ottone Frangipane annuncia il suo prossimo obiettivo: la riapertura del centro immunotrasfusionale.

“Mi piacerebbe lasciare questo incarico come direttore del S.I.T di Ariano Irpino”. Un proposito e una promessa quella del neo direttore Alfonso Fortunato. A capo dell’Ospedale Sant’Ottone Frangipane, il nuovo Direttore Sanitario Fortunato punta alla riapertura del SIT, Servizio Immuno Trasfusionale.

Il nuovo capo del presidio arianese si pone con modestia rispetto al suo incarico. Gli obiettivi del suo mandato sono tuttavia molto netti. “Il ripristino del Centro trasfusionale è uno dei punti cui tengo molto. Dal 2016 facciamo solo raccolta sangue. Per il resto facciamo riferimento ad Avellino. Vorrei tanto dotare di nuovo la struttura del SIT”.

L’accesso al presidio ospedaliero dell’Asl di Avellino ad Ariano “Sant’Ottone Frangipane”

La durata prevista del suo mandato è di pochi mesi. Quelli necessari per traghettare le redini dell’Ospedale nelle mani di chi uscirà vincitore di concorso. Il bando dovrebbe uscire (e chiudersi) entro il 2019.

“Il mio è un incarico momentaneo. Si aspetta il bando. Continuerò sulla linea di chi mi ha preceduto. L’ex direttore  Savino, tra l’altro, mi accompagnerà come consulente esterno”.

Da sinistra: il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, la manager dell’Asl Avellino, Maria Morgante e la Presidente del Consiglio Regionale, Rosa D’Amelio

Cosa fatta, pare essere quella relativa alla classificazione del presidio quale DEA di I livello. In merito Fortunato dichiara: “si tratta di un aspetto sul quale sono gli organi regionali a stabilire il tutto e Ariano Irpino è stato individuato DEA di I livello. Ovviamente dobbiamo potenziare i reparti”.

Sostanzialmente si tratta, chiarisce il neo direttore, “di riconfermare quanto avevamo già prima. Quindi neurologia, rianimazione, cardiologia. Va poi rafforzato l’organico“.

La vicenda legata al personale infatti pare essere un nervo scoperto per alcuni dipendenti della struttura. Fortunato rassicura e afferma: “abbiamo un nuovo primario in Chirurgia. Sono in itinere i concorsi per reclutare un primario in Anestesia, uno in Ortopedia e un dirigente in Medicina”.

Intanto la lungodegenza sarà inaugurata a giorni.

La differenza tra il SIT e la semplice (seppur importante) raccolta di sangue si sostanzia in due punti: raccolta appunto e attività di servizio. Il primo garantisce i prelievi e la corretta conservazione degli emocomponenti. Poi la selezione, accettazione e controllo dei donatori. L’attività di servizio fa riferimento alla produzione e validazione degli emocomponenti nonchè alla distribuzione.

Il Servizio immunotrasfusionale è stato chiuso nell’autunno 2016. Una decisione netta sulla quale nulla ha potuto la mobilitazione di cittadini e istituzioni locali. Voce alta infatti è stata alzata dal Consiglio Comunale, dai gruppi partitici del tricolle, dalla direzione sanitaria targata Oto Savino. La riduzione a mera emoteca di riflesso ha rappresentato un disservizio e quindi un segno meno per la chirurgia. Non disporre di un SIT per un ospedale significa rischiare di trovarsi impreparati rispetto alle emergenze. Si possono cioè creare situazioni in cui c’è necessità di sacche specifiche (per gruppo ad esempio) e bisogna prima recuperarle afferendo altrove. Nel caso, al Moscati di Avellino.

La mancanza del SIT rappresenta ad oggi, la feritoia del presidio, la spada di fianco che può generare perdite. In termini di efficienza sulla chirurgia di emergenza.

E’ chiaro, quindi, che il potenziamento del plesso, necessariamente, implica la riapertura del SIT. Prerequisito essenziale per riposizionarsi DEA di I livello.

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