Biodigestore e compostaggio, i Verdi: «Individuare i siti con i cittadini»

La battaglia nel Distretto del Greco di Tufo contro il Biodigestore non è un caso isolato in Campania. In tutte le province comitati e movimenti si armano contro la localizzazione di qualunque nuovo impianto di compostaggio. Rispetto a questa situazione, non entrando nel merito delle ragioni di chi si oppone, i Verdi pongono la necessità e la urgenza di non fermare l’attuazione del Piano dei Rifiuti. Dal 2015, sulla base di una negoziazione condotta in Europa dal neo eletto allora Governatore della Campania Vincenzo De Luca, è disponibile un aggiornamento del Piano che ha superato il ricorso a nuovi termovalorizzatori, oltre quello di Acerra, costruendo sulla filiera della differenziata, del riciclo e del riuso, l’assetto gestionale ambientale in Campania, da attuarsi a regime entro il 2020. Il compostaggio in questo sistema rappresenta la cinghia di trasmissione indispensabile a far funzionare l’intero motore ambientale.

Di seguito, l’intervento integrale che i Verdi, sostenitori del Piano e della sua attuazione, hanno affidato al portavoce Vincenzo Peretti.

Gli uffici della Regione Campania ad Avellino

Bioconcime e biocarburante, tesori da valorizzare per supportare l’economia della Campania

di Vincenzo Peretti (portavoce dei Verdi)

Bioconcime e biocarburante continuano a restare solo un’ipotesi di ricchezza per la regione Campania e per i suoi abitanti. La grave assenza di impianti di compostaggio rappresenta un chiaro esempio di cattiva gestione delle risorse. Infatti le frazioni organiche dei rifiuti solidi urbani (Forsu) possono diventare una vera e propria “miniera d’oro” sia per i posti di lavoro che possono creare, che per i prodotti che se ne ottengono: il compost, utile per l’agricoltura ed i biocarburanti.

Il biometano in particolare diventerà un importante alleato nella transizione energetica del Paese, capace di guidarci nei prossimi anni verso la decarbonizzazione dell’economia e a rispettare in questo modo gli impegni presi con l’Accordo di Parigi. La percentuale di materiale inviato al compostaggio in Italia si aggira ad una cifra superiore al 20%, nella media europea, ma sussiste un forte squilibrio fra nord (al di sopra della media europea) e sud (molto al di sotto).

Il nuovo piano della Regione Campania varato con l’elezione regionale del 2015 del presidente Vincenzo De Luca, che ha visto coinvolto i Verdi della Campania in prima linea per il No a nuovi inceneritori e discariche ed il SI ad aumento raccolta differenziata ed impianti di biocompostaggio, poteva finalmente affrontare alla radice il problema “rifiuti organici”.

Nel piano, come Verdi chiedevamo, la realizzazione di almeno 15 impianti di compostaggio di una capacità di circa 60.000 tonnellate/anno. Costo stimato intorno ai 220 milioni di euro. Occorreva, però, lavorare molto sulla comunicazione e soprattutto dimostrare livelli di capacità manageriali. In Campania ad esempio nel 2015 sono state trattate solo 24.840 tonnellate contro 4.129.000 dell’intera Italia: un misero 0,6%. E nel frattempo si continuano ad inviare ogni anno oltre 800.000 tonnellate di Forsu fuori regione. I tentativi fatti fino ad oggi, ad eccezione di qualche piccola isola felice, come quella di Salerno (fermo purtroppo per carenze tecniche ed amministrative e che speriamo possa presto ripartire), sono stati tutti ostacolati dalle popolazioni locali, mal informate e soprattutto sfiduciate a causa delle esperienze negative passate vissute in alcune aree. Su questo ad oggi più di un problema si è verificato e corriamo il rischio che si blocchi di nuovo tutto e che non venga costruito nessun nuovo impianto.

Non entrando nel merito degli aspetti tecnici spesso trascurati nella progettazione e nella realizzazione e non comprensibili a tutti, nella pianificazione di questi impianti, accanto ai controlli periodici da parte degli enti pubblici previsti dalle norme vigenti, un ruolo centrale dovrebbe essere la verifica popolare. Nei siti infatti potrebbero essere presenti display lungo il perimetro degli impianti per monitorare odori e rumori ed il “diritto di accesso” da parte del pubblico e scolaresche (open day).

In conclusione, per non continuare a veder sorgere nuovi Comitati del NO, molte volte non proprio in modo spontaneo, il dovere delle forze politiche e delle istituzioni deve essere quello di coinvolgere il maggior numero di cittadini attraverso una corretta informazione, rendendoli partecipi in maniera attiva in quelli che sono i processi di trasformazione del territorio.


IL CASO CHIANCHE

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