Comune di Avellino, Bilotta: “Conti in rosso, ma in linea con le altre città”

Il consigliere di opposizione chiede che si assumano provvedimenti di risanamento dell'ente che non pesino eccessivamente sui cittadini e sottolinea l'inadeguatezza dell'amministrazione comunale.

«Conti in rosso, ma in linea con le altre città»: Alberto Bilotta, consigliere comunale dei Popolari, commenta i dati dello schema di Consuntivo del Comune di Avellino (leggi l’articolo), redatto dal commissario ad acta Tommasino.

Consigliere, che ne pensa della fotografia della situazione finanziaria dell’ente?

«Sicuramente emergono dati decisamente più negativi rispetto alla bozza di bilancio approvata dalla precedente giunta, che rassegnano una netta criticità delle condizioni finanziarie dell’ente. Ma pur nella loro drammaticità, i conti rispecchiano la situazione di tutti i Comuni italiani. dopo l’introduzione della nuova normativa contabile. Il punto, adesso, è comprendere quale strategia di risanamento adottare».

L’amministrazione non sembra escludere l’ipotesi del dissesto ed il sindaco chiede all’intero consiglio, in maniera perentoria, di farsi carico del problema.  

«Non si può non tener conto dell’anomalia che si registra a Piazza del Popolo, con un esecutivo che si regge con il voto di soli 5 consiglieri ed un Movimento Cinque Stelle che ha la presunzione di possedere le soluzioni a tutti i problemi e cerca di imporre agli altri consiglieri il voto favorevole, senza nemmeno un confronto, pena lo scontro frontale e la gogna mediatica. Così si rischia la paralisi del Comune e si danneggia la città».

Che cosa bisognerebbe fare?

«Bisogna governare la città e dare un futuro alla comunità locale. Ma per fare ciò, occorre una maggioranza coesa, con forze politiche che sposano la stessa idea di sviluppo. Una situazione ben distante dall’attuale realtà. Siamo di fronte ad un sindaco ed una giunta che non indicano soluzioni, ma cercano capri espiatori per le loro insufficienze, in un clima di campagna elettorale permanente. Non sono in grado di garantire alcuna prospettiva. E’ per questo che riteniamo chiusa questa esperienza. L’unica soluzione è azzerare tutto con una mozione di sfiducia e tornare al voto».

Mozione che avete approntato, ma mancano le firme per la formalizzazione.

«Sì, ne siamo consapevoli. Abbiamo però voluto lanciare un segnale alle altre componenti dell’opposizione, per dire basta ai tatticismi. Non è pensabile che la questione possa essere affrontata dopo le elezioni provinciali. I problemi della città debbono avere assoluta priorità».

Non c’è, quindi, nessuna possibilità di recuperare la situazione?

«Ci saremmo aspettati di più da parte di chi governa il Paese e sostiene di voler avviare un processo di cambiamento. Finora non abbiamo constato nulla di nuovo. Anche i metodi sono vecchi. Proprio come chi ha governato prima, la precedenza viene data più che agli interessi generali, a quelli di partito. Non c’è una strategia. Nelle linee programmatiche, peraltro copiate, manca un’idea concreta per ricostruire un senso di appartenenza, purtroppo assente in questa città e che è l’unico motore possibile per una ripresa».

Un quadro generale poco confortante.

«Anche in momenti molto difficili della sua storia, Avellino ha saputo reagire e risollevarsi. Serve però la giusta motivazione, lo spirito del fare».

In conclusione, quali sono le misure da adottare per un risanamento del Comune?

«La risposta va studiata con la massima lucidità, sulla scorta della ricognizione effettuata, cercando di non pesare sui cittadini con provvedimenti che riducano i servizi ed aumentino i tributi. Attendiamo quindi che l’amministrazione si assuma le sue responsabilità, indicando soluzioni equilibrate».