Pesiri, ‘rivoluzione’ gentile al Comune di Gesualdo

La vita di relazione, la capacità d'ascolto e l'interazione alla base dello sviluppo di una comunità. Il notaio illustra le radici profonde del suo agire politico e sociale

Gesualdo – Edgardo Pesiri. Un uomo. Un notaio. Un appassionato del mondo, della vita e dell’unicità dell’essere umano. Il sindaco di Gesualdo, al suo primo mandato, il suo è un approccio gentile. Entra nei frammenti di vita della sua gente in punta di piedi. Al primo posto per il notaio Pesiri non ci sono le opere né i progetti ma le persone, l’essere e l’agire, spiega. Il resto ne è la naturale conseguenza.

Notaio Pesiri, Lei ha un curriculum di notevole spessore. È un luminare. Perché mettersi in discussione e ‘complicarsi la vita’ scegliendo di candidarsi come sindaco (poi eletto) di Gesualdo?

“Sostanzialmente penso che la vita sia molto limitata e tutto è relativo. Tutto passa e si dimentica. Ciò che rimane è ciò che l’uomo fa soprattutto se agisce negli interessi del prossimo. La società pensa troppo a sé. La vita ha senso se si cerca di captare e lavorare per gli interessi degli altri”

Però ha scelto di fare il notaio…perché?

“Ho preferito fare il notaio per avere disponibilità maggiore e dedicarmi agli altri. Vede, nella nostra vita se aiutiamo qualcuno ci sentiamo meglio”

Tutto fa pensare lei sia un cristiano…

“Penso di si. Ci provo. Ho cercato di imparare ascoltando, osservando molto e ho sviluppato un forte senso di libertà. E questa libertà se non giova agli altri, non serve. Saremmo dei perfetti egoisti. La mia professione mi permette di guadagnare e quindi ho modo e tempo di dedicarmi anche agli altri”

Come?

“Alla base di tutto ci sono le relazioni, l’amicizia, lo stare con gli altri. I rapporti umani aprono le porte, generano stima. Questo rimane nella vita. I soldi sono importanti e servono ma non dobbiamo esserne schiavi. Sono felice nelle piccole cose”.

Lei è presente anche nei social e riesce a comunicare (non certo solo per questo) con i giovani. Qual è il trucco?

“All’inizio ho avuto difficoltà con i giovani. Io non sono un politico. Sono una persona che sa dire la verità e se fa male purtroppo è la verità. I giovani si sentivano intimiditi dalla mia figura. Però, vede, un buon professionista è prima di tutto un uomo. Ho capito nel tempo che stando con gli altri si riesce a fare di più. Per molto tempo nella mia vita non sono stato nelle piazze perché studiavo e lavoravo molto. Poi ho capito la valenza dell’interazione. Da qui una trasformazione mia psicologica e interiore”.

Di cosa parla con i giovani, visto che ci riesce e anche bene…

“Sono semplice, con loro sono entusiasta e l’allegria influenza. Mi sento contento di stare con loro e questo viene percepito. Si accorgono che sono uno di loro. Ai giovani non si comanda. Bisogna persuadere perché dalla persuasione parte tutto”

Proprio Lei che non guarda i giovani dall’alto in basso, sa bene quanti sono in preda alle dipendenze…come uomo, cosa le viene in mente di fare quando si trova di fronte realtà di devianza?

“Credo che la prima cosa da fare è creare opportunità di lavoro. Perché chi è occupato non trova spazio per i vizi e poi il lavoro è un diritto. A Gesualdo voglio puntare sul turismo e se riesco vorrei sbloccare il PIP. Aprire poi alla formazione (e quindi al lavoro) di arti e mestieri. Ad esempio l’agricoltura è una risorsa ed è meravigliosa perché è tutta lì la base del nostro vivere. Bisogna proporre degli obiettivi. Molti aspettano, non cercano”

Come dovrebbero muoversi? da dove partire?

“Alle nuove generazioni dico sempre ‘non perdete il tempo, prendete la vita perché non c’è tempo di recuperare e perché tornare indietro non sarà poi possibile’. E poi i genitori…tante volte sono immaturi e non sanno dire no. Non sempre è opportuno dare tutto. Certo non è facile però spiegare ad esempio quanto lavoro c’è dietro l’acquisto di un gioco è importante. E poi i ragazzi hanno bisogno di affetto, tanto affetto. Vogliono essere ascoltati”.

Sabato Gesualdo ricorda il cinquantesimo della morte di Padre Pio…un appuntamento di grande valenza…

“San Pio è stato un santo terreno, mortale, ha sofferto, obbedito. Rispetto alla serata di sabato a quanti coinvolti in primo piano dico davvero di evitare discorsi. Creiamo invece momenti di commozione, smuoviamo le coscienze, l’anima. Riportiamo testimonianze forti. Stimoliamo la riflessione e l’interiorità dell’altro”

Lei parla di fede con grande naturalezza. Ha coraggio. Come reagisce la gente in un tessuto sociale sempre più ateo e pagano.

“Io dico quello che sento e credo, tutto quello di cui sono convinto. Si tratta di cose semplici. Non faccio nulla di straordinario. La gente vuole solo essere ascoltata. In una parola Amata”.

Grazie.

L'evento

IL GRAN CONCERTO A GESUALDO A 50 ANNI DALLA MORTE DI PADRE PIO