Rifiuti, Farina: sì a nuovi impianti, ma i siti vanno scelti con il consenso delle comunità

Intervista al sindaco di Teora che ha sul suo territorio da 20 anni l'impianto di compostaggio. Alla vigilia della definizione del piano integrato del ciclo dei rifiuti provinciale, invita alla responsabilità le istituzioni locali e chiama in causa anche l'Ato di Avellino e la Regione Campania

Definire il capitolo “Avellino” sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti per consentire alla Regione Campania di rassicurare gli uffici di Bruxelles e avanzare la richiesta della fine della procedura di infrazione sui rifiuti, che impone scelte calate dall’alto ai territori. Il sindaco di Teora, Stefano Farina, lancia un appello alla responsabilità delle istituzioni sulla materia più delicata da un quarto di secolo in Campania. Legalità, salute, equilibrio dell’ecosistema, tutto dipende da come si gestiranno i rifiuti nei prossimi anni, spiega. Ma in questa intervista Farina parla anche da componente nel Direttivo dell’Ato Rifiuti.

“I no e i sì vanno sempre motivati assecondando le vocazioni del territorio e le esigenze della comunitá. Serve un forte dialogo che deve coinvolgere tutte le parti in causa, associazioni, cittadini, istituzioni locali e regionali, categorie. Per scongiurare l’inquinamento, proteggere l’ambiente e contenere i costi dei servizi, occorre fare più impianti, ma la localizzazione dei siti deve avvenire al termine di una concertazione democratica”. Questa la posizione del Sindaco, che esorta la platea istituzionale a discutere a viso aperto, con responsabilità ma anche con la sensibilità imposta dalle esigenze dei territori.

In attesa di ridefinire gli equilibri e calibrare una progettazione plastica alle esigenze dei singoli comuni, l’impianto di compostaggio di Teora assume un ruolo guida: installato nell’area pip comunale, con un carico fino a 20 tonnellate registrate nel 2011, in piena emergenza rifiuti, oggi è in grado di quantificare la produzione su scala provinciale e dimensionare l’impiantistica necessaria per rendere l’Irpinia autosufficiente.

Sindaco Farina, il Comune di Teora ospita il primo impianto di compostaggio della provincia, mentre altrove viene osteggiato. Quanto pesa nel ciclo integrato dei rifiuti irpino?

“L’impianto di Teora è un anello fondamentale nel ciclo dei rifiuti irpino. Nato 20 anni fa, oggi è oggetto di una duplice azione di qualificazione e potenziamento con un nuovo investimento”.

Quale?

“Attraverso un finanziamento stabilito dal consiglio provinciale da ripartire su tutti gli impianti della Provincia, fondo che risale a quando ero consigliere provinciale, si realizzano spazi adibiti a spogliatoi, uffici e ai bagni, con un finanziamento di 300mila euro. L’obiettivo è migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti”.

E la seconda azione?

“L’impianto è oggetto di un intervento regionale per l’ammodernamento dell’impianto dal 2017, quando l’amministrazione di Palazzo Santa Lucia ha voluto accelerare il potenziamento dell’impiantistica, in seguito alle pressioni di Bruxelles, che ha condannato l’Italia per l’insufficienza infrastrutturale della Campania…”.

Come è nato l’intervento?

“C’è stata una disponibilità di Teora, che nasce da un confronto con il territorio. Quando in Alta Irpinia il Comune di Conza della Campania rispose alla manifestazione d’interesse della Regione, prevedendo l’ubicazione dell’impianto al confine con Sant’Andrea di Conza, si sviluppò una polemica, nella quale entrò anche Cairano, interessato alla stessa proposta. Proprio per smorzare le diatribe del territorio e interrompere il braccio di ferro in corso, io stesso proposi Teora”.

Il primo impianto può definirsi una sperimentazione.

“Si tratta di una sperimentazione che è stata portata avanti con successo, e che oggi è un tassello acquisito nel ciclo complessivo provinciale e che merita la messa in sicurezza di quello che già c’è. Trovo giusto immaginare anche un ampliamento se dovesse servire a dirimere una questione territoriale. Quello di Teora però è altruismo, scevro dalla legge 29 che prevede le cosiddette royalties”.

La legge 29 introduce le misure compensative per i Comuni in cui è localizzato l’impianto. Negli anni precedenti, il Comune di Teora ha sempre sottolineato che la quota di ristoro percepita dall’ente locale ammontava a circa 7mila euro annui.

“Ben venga la legge 29, ma è altrettanto vero che gli impianti sono necessari per principio: gli amministratori ricoprono un ruolo e hanno la responsabilità di guidare un processo che in questo momento guarda alla definizione di un piano che garantisca l’efficacia e l’economicità del servizio. Certo con la Legge 29 i cittadini possono beneficiare di grandi vantaggi”.

Alla luce della sua esperienza amministrativa maturata per la gestione dell’impianto di Teora, che idea si è fatto sulla collocazione degli impianti?

“Ho sempre sostenuto che i rifiuti non possono andare in giro per tutta la provincia. Non si possono dire solo dei no, perchè non arriveremo a nessuna risoluzione del problema, e continueremo a pagare a multa all’Europa”.

Cosa propone?

“Il mio auspicio è che si manifesti una disponibilità del territorio che finora non c’è stata. E’ necessario prevede più impianti ed evitare il tour dei rifiuti, soprattutto perchè è una logica contraria all’obiettivo della creazione delle economie di scala”.

Attraverso l’impianto di compostaggio lei ha il polso concreto della produzione dei rifiuti su scala provinciale.

“La regione ha piena contezza delle quantità prodotte dalla provincia di Avellino che devono essere lavorate e smaltite, ma ribadisco che tutti devono avere un ruolo in questa partita, senza scadere nè nell’eccessivo egoismo, nè nell’altruismo”.

Se avesse la possibilità, sarebbe favorevole all’ampliamento dell’impianto di Teora per supportare l’intero carico provinciale?

“Un impianto unico non è contemplato, per due ordini di ragioni: la prima è che spalmare gli impianti significa ridurre la possibilità di inquinamento, e la seconda è una ragione logistica. Non si possono trasportare rifiuti da San Martino Valle Caudina fino a Teora, perchè non sarebbe una scelta razionale”.

L’impianto di Teora però ha già subito un ampliamento per la lavorazione del compost.

“Il nostro Comune è l’unico in provincia che ha già depositato il progetto in Regione: l’impianto passa da sei a dodici tonnellate”.

Sarà l’Ato rifiuti a dirimere la delicata questione del dislocamento degli impianti?

“L’Ato è riuscito ad evitare il commissariamento, che è già un risultato. Superata la burocrazia passeremo alle analisi delle azioni che si vogliono mettere in campo sul territorio. Saranno creati dei sub ambiti e sarà stabilita la collocazione dell’impiantistica. Più si è organizzati, più si ridurranno le tasse per i cittadini. Sul dislocamento è necessario un coordinamento di sindaci, che deve nascere su input regionale, tale da avere la capacità di guardare al territorio e alle economie di scala”.

Perchè non l’Ato?

“Io stesso sono uno dei 12 componenti del direttivo, e credo che all’ente competa pianificare con la Regione che ha previsto gli impianti, ma al momento può solo mediare con i territori e ragionare sulle scelte. E’ necessario, insomma, un misto di responsabilità e altruismo, perchè non si cresce con i soli ‘no’, nè con i soli ‘sì’.

Lei vanta anche esperienze in seno al Consiglio provinciale, dove è stato capogruppo in quota Pd. Il parlamentino di Piazza Libertà è stato protagonista nella partita dei rifiuti, e dovrà gestire il delicato passaggio delle gestione dalla società provinciale ai comuni. Sarà anche il terreno di scontro per la imminente campagna elettorale per il rinnovo del consiglio?

“Sulla Provincia ho sempre avuto una posizione chiara. Non mi sono mai arreso alla considerazione di un ente di secondo livello, ma alla interlocuzione dei territori e delle amministrazioni che sono troppo distanti da Napoli. C’è bisogno di una cabina di regia complessiva, e la Provincia è l’unico ente di raccordo che hanno gli amministratori, che sebbene svuotata di funzioni, offre contributi determinanti”.

Quali?

“Sulla viabilità ad esempio, che in Irpinia è il nervo scoperto per eccellenza e resta l primo punto dell’agenda di ogni amministratore. E’ stata determinante nell’azione sui poli formativi. Mi piacerebbe insomma che non ci fosse rassegnazione, ma che tutti avessimo la capacità di capire quale mandato diamo noi all’ente”.

Lei è stato capogruppo del Partito Democratico in consiglio provinciale. Cosa si aspetta oggi dalla segreteria di Via Tagliamento su questa partita?

“Mi aspetto che il partito recuperi l’entusiasmo che ha perso, per riportare il dialogo fra la gente e abbandonare le posizioni: fuori c’è carne viva che attende risposte, e un partito deve sapere interpretare i bisogni della gente e trasformarli in politica attiva”.