Rotondi: “Forza Italia e Pd al capolinea. Serve un nuovo progetto politico”

Il parlamentare auspica che le opposizioni lascino governare il sindaco Ciampi e che si ponga fine al clima di rancore. Messa in sicurezza degli edifici ed estetica della città, le priorità per il rilancio amministrativo. Pronto a collaborare con esecutivo per raggiungere gli obiettivi.

«Forza Italia e Pd sono ormai al capolinea. C’è bisogno di un nuovo progetto politico». Ad affermarlo è Gianfranco Rotondi, deputato e coordinatore nazionale della nuova Democrazia Cristiana.

Onorevole, il governo Conte-Salvini-Di Maio si è insediato da quasi quattro mesi. Che idea si è fatto?

«Il governo ormai è un dato strutturato. Molti pensavano che fosse un esecutivo balneare, messo in piedi soltanto per giustificare la legislatura. L’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega, invece, funziona. C’è una cornice di valori condivisa, più dei programmi. Le pulsioni populiste sono declinate in maniera diversa, ma dentro la stessa cornice: un sentimento antieuropeo e contro le elìte».

La politica “tradizionale” ed i partiti che la rappresentano appaiono sempre più in crisi e non in grado di reagire.  

«La politica tradizionale non credo che tornerà più. I cicli ormai si esauriscono molto rapidamente. E’ un fenomeno che non si registra soltanto in Italia. Sarà l’effetto di internet e della comunicazione digitale o il tramonto delle ideologie, ma i cambiamenti sono tumultuosi e veloci. Non sono affatto convinto che questo governo possa durare poco».

In questo quadro in continua evoluzione, lei ha deciso, insieme ad altri, di rifondare la Democrazia Cristiana. Perché?

«Se pensassimo alla Dc come un’operazione di restaurazione del passato sarebbe impossibile da praticare e preoccupante per chi eventualmente decidesse di proporla. Noi, invece, immaginiamo di costruire un soggetto politico inedito, con uomini e donne nuovi, che abbia come proprio orizzonte le idee ed i valori democristiani. Una proposta, insomma, per il Paese ed il mondo di oggi».

Qual è il profilo di questo partito?

«Un riferimento fondamentale è costituito dall’insegnamento del Pontefice, che riesce a trovare ascolto anche in ambienti molto distanti dalla Chiesa. Salvini si richiama strumentalmente a Ratzinger, attribuendogli quasi un ruolo di antipapa, per cercare di dare forma ad una spinta clerico-reazionaria, c’è invece anche un laicato cattolico più esigente ed attivo, che guarda con attenzione alla pastorale di Francesco ed è in cerca di luoghi di condivisione e di confronto anche con realtà differenti».

C’è ancora spazio per il confronto?

«Lo spazio c’è sicuramente. Se volessimo semplicemente guardare ai numeri, dovremmo constatare che il quaranta per cento degli elettori che non condivide l’orizzonte del governo nazionale, potrebbe essere potenzialmente interessato a ragionamenti di altro segno. Ormai Forza Italia ed il Pd sono al capolinea. C’è, quindi, l’esigenza e la necessità di un nuovo progetto politico, che possa creare un ponte tra queste esperienze».

Sembrerebbe quasi un richiamo ad un’idea che negli ultimi anni si è più volte affacciata sulla scena politica: il Partito della nazione.

«No, per nulla. Immagino una cosa completamente diversa».

Veniamo alle questioni locali. La città di Avellino sta vivendo questa nuova e difficile esperienza amministrativa targata Cinque Stelle, con tentativi di dialogo non riusciti, da parte di forze civiche e di centrodestra, un asse con la Lega appena sancito, un esecutivo senza i numeri per governare, un centrosinistra che parla di nuovi progetti da costruire. L’Irpinia può essere ancora una volta laboratorio politico?

«Penso che questa sia una presunzione antica. I tentativi prodotti non hanno quasi mai dato risultati positivi. In fin dei conti, Avellino si allinea alla tendenza nazionale, che vede le amministrazioni tradizionalmente governate dal centrosinistra, finire in mano ai Cinque Stelle».

Il sindaco Ciampi però non è riuscito a mettere in piedi una maggioranza e, nonostante le sue linee programmatiche siano state bocciate dall’aula, il Pd temporeggia sulla sfiducia. Ed anche su altri fronti si cerca di non alterare gli equilibri. Tatticismo o senso di responsabilità?

«Secondo me fanno benissimo a tenere in vita questa amministrazione. La città ha votato per Ciampi e bisogna rispettare la scelta. E’ vero che il consiglio comunale ha una sua autonomia ed un potere di indirizzo, ma credo che si debba evitare forzature. D’altra parte, anche chi vorrebbe mandare a casa il sindaco, dovrebbe dargli tempo per verificarne le effettive capacità. Se non sarà in grado di svolgere il proprio compito, ci sarà una ragione in più, di fronte ai cittadini, per bocciarlo. Altrimenti i grillini vinceranno di nuovo».

Il clima però a Piazza del Popolo e in città è sempre più velenoso. Il ruolo istituzionale viene interpretato con troppa leggerezza e superficialità.

«In queste situazioni di scontro, c’è sempre il rischio di dare una rappresentazione estrema di quanto sta accadendo. La sinistra sbaglia metodo, se sceglie la contrapposizione frontale. E’ uno schema già visto. Non si può fare politica con il rancore e non paga. Lasciamo questi sentimenti ai grillini».

Il sindaco e il Movimento Cinque Stelle attaccano duramente chi la pensa e vota in maniera difforme da loro. Un episodio per tutti è quello delle “vele”. Che ne pensa?

«La vicenda dei 6×3 è stata sicuramente una stupidaggine, ma non è un attacco alla democrazia. Occorre andare oltre».

In che modo si può far ripartire Avellino?

«Parlando dei problemi. Completando le opere pubbliche avviate, evitando quelle inutili ed imponendo ai proprietari di terminare i lavori dei palazzi del Corso. Ripartirei dall’estetica della città e dalla messa in sicurezza di strutture pubbliche e patrimonio abitativo a rischio. Una questione di primaria importanza in tutto il Paese. Da parlamentare sono pronto a collaborare con un governo cittadino che chiedesse supporto».

Come?

«Sulla rottamazione degli edifici in cemento datati ho presentato un progetto di legge. Ritengo che su temi di tale importanza e urgenza si debba coinvolgere i partiti e l’opinione pubblica, aprendo un confronto vero, per individuare soluzioni efficaci e praticabili»

Sarebbe pronto a collaborare anche con l’attuale amministrazione?

«Certo. Se Ciampi si dà obiettivi ambiziosi, può essere il sindaco di tutti. Io l’ho votato. Non vengo da una tradizione di sinistra e quelli che hanno la mia stessa formazione, al ballottaggio – dovendo scegliere tra due nomi – optano per il candidato alternativo al centrosinistra. Adesso, però, direi che le condizioni sono cambiate, anche a causa del governo nazionale. Il riflesso condizionato non agisce più».