Mezzogiorno, confronto
tra Luca Bianchi e Matteo Richetti
oggi al Borbonico

Il Direttore della 'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno' Luca Bianchi ad Avellino per presentare le stime sul PIL delle Regioni italiane nel 2017 e le previsioni Nord-Sud 2018 e 2019 sui principali indicatori economici. Il dato: il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila. Confronto con il senatore Matteo Richetti, fondatore di Harrambee

Confronto tra Luca Bianchi e Matteo Richetti oggi al Borbonico sul Mezzogiorno, alla luce degli indicatori della crescita in rallentamento nel Paese.

Le anticipazioni della Svimez sullo stato di salute del Mezzogiorno saranno il cuore di un confronto ad Avellino tra il Direttore della Svimez e il fondatore della associazione politico culturale Harambee, che si interrogheranno su “Che fine farà il Sud?” Oggi, giovedì 20 settembre alle 18, nella sala blu del Carcere Borbonico di Avellino, si partirà dall’ultimo rapporto della Svimez, come prologo ad un confronto che coinvolgerà rappresentanze del volontariato, dell’associazionismo, delle attività produttive. L’evento è promosso da Harrambee, associazione politico-culturale che punta a ripristinare un dialogo tra politica e territorio.

Da sinistra: Giuseppe Provenzano, Vice Direttore della SVIMEZ, Luca Bianchi, Direttore della SVIMEZ, Barbara Lezzi, Ministro per il Sud, Adriano Giannola, Presidente della SVIMEZ;

IL RAPPORTO: Per la Svimez il Mezzogiorno è «in pericolo con la frenata italiana» in corso. Il rallentamento della crescita, con l’andare dei mesi ormai conclamato e consolidato dai numeri, può compromettere in maniera devastante la situazione già precaria del Meridione, dove lo scatto di alcune regioni come Campania, Sardegna e Calabria non basta a colmare il divario gigantesco scavato dall’ultimo decennio di crisi e ristrutturazioni finanziarie ed economiche. Secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno il Sud è un luogo sempre più difficile per viverci, se non si è in perfetta salute, di età relativamente giovane e con risorse economiche non derivanti solo dal lavoro dipendente o, comunque, quotidiano. Il lavoro resta la principale emergenza, ma nell’ultimo periodo la situazione è peggiorata. «Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)». L’incremento del Pil meridionale da solo non basta.


ANTICIPAZIONI DEL RAPPORTO SVIMEZ 2018 | Le slides di Luca Bianchi

RAPPORTO SVIMEZ 2018SULL’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DEL MEZZOGIORNO

La copertina del Rapporto Svimez 2018

«La crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017 ha solo parzialmente recuperato il patrimonio economico e anche sociale disperso dalla crisi nel Sud», hanno spiegato Adriano Giannola e Luca Bianchi, rispettivamente Presidente e Direttore della Svimez. Se c’è una “ripresa trainata dagli investimenti privati, manca il contributo della spesa pubblica», si osserva nelle conclusioni dello studio presentato a Roma. Se c’è un divario tra il Nord e il Sud, non manca una «forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania registrano il più alto tasso di sviluppo». C’è maggiore occupazione, ma è debole e precaria. Si amplia il disagio sociale, in particolare tra famiglie in povertà assoluta e lavoratori poveri. Si segnalano anche: nuovo dualismo demografico con meno giovani, meno Sud, quindi la limitazione dei diritti di cittadinanza e il divario nei servizi pubblici.

CRESCITA, ITALIA FUORI ROTTA. Le stime della Svimez sulla crescita nazionale preoccupano per le conseguenze probabili sull’economia meridionale. Per l’Associazione occorrono politiche adeguate che correggano le scelte attuali, altrimenti il rischio è una frenata dell’intera marcia economica nazionale.

«In base alle previsioni elaborate dalla SVIMEZ, nel 2018, il PIL del Centro-Nord dovrebbe crescere dell’1,4%, in misura maggiore di quello delle regioni del Sud +1%. I consumi totali interni pesano sulla differente dinamica territoriale (+1,2% nel Centro- Nord e + 0,5% nel Sud), in particolare i consumi della P.A., che segnano +0,5% nel Centro-Nord e -0,3% nel Mezzogiorno. Ma è soprattutto nel 2019 che si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud. In due anni, un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo. Il rallentamento “tendenziale” dell’economia meridionale nel 2019 è stimato dalla SVIMEZ, in un contesto di neutralità della policy, in attesa della Nota di aggiornamento al DEF e della Legge di Bilancio. In assenza di una politica adeguata, anche l’anno prossimo il livello degli investimenti pubblici al Sud dovrebbe essere inferiore di circa 4,5 miliardi se raffrontato al picco più recente (nel 2010). Se, invece, nel 2019 fosse possibile recuperare per intero questo gap, favorendo in misura maggiore gli investimenti infrastrutturali di cui il Sud ha grande bisogno, ciò darebbe luogo a una crescita aggiuntiva di quasi un punto percentuale (+0,8%), rispetto a quella prevista (appena un +0,7%), per cui il differenziale di crescita tra Centro-Nord e Mezzogiorno sarebbe completamente annullato, anzi, sarebbe il Sud a crescere di più, con beneficio per l’intero Paese».

STRETTA INTERDIPENDENZA NORD SUD. Per la Svimez «Centro-Nord e Mezzogiorno crescono o arretrano insieme». Al di là delle caratteristiche dell’uno o dell’altro comprensorio, le politiche generali e locali finiscono per incrociarsi e determinare un risultato globale.

La crescita del Mezzogiorno, al di là della rilevanza dei fattori locali, che pure hanno una loro rilevanza, è fortemente influenzata dall’andamento dell’economia nazionale, e viceversa. La crescita del Centro-Nord, al di là della sua maggiore integrazione nei mercati internazionali, è altrettanto dipendente, per diverse ragioni, dagli andamenti del Mezzogiorno. Lo dimostra il fatto che nel periodo 2000-2016 le due macro-aree hanno condiviso la stessa dinamica stagnante del PIL pro capite: +1,1% in media annua. Basti pensare che, in base ai calcoli della SVIMEZ, 20 dei 50 miliardi circa di residuo fiscale trasferito alle regioni meridionali dal bilancio pubblico ritornano al Centro-Nord sotto forma di domanda di beni e servizi. Il ritmo di crescita è del tutto insufficiente ad affrontare le emergenze sociali nell’area. Anche nella ripresa si allargano le disuguaglianze: aumenta l’occupazione, ma vi è una ridefinizione al ribasso della sua struttura e della sua qualità: i giovani sono tagliati fuori, aumentano le occupazioni a bassa qualifica e a bassa retribuzione, pertanto la crescita dei salari risulta “frenata” e non in grado di incidere su livelli di povertà crescenti, anche nelle famiglie in cui la persona di riferimento risulta occupata. Il divario nei servizi pubblici, la cittadinanza “limitata” connessa alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni, incide sulla tenuta sociale dell’area e rappresenta il primo vincolo all’espansione del tessuto produttivo.

CAMPANIA DINAMICA, HA RIPRESO A CRESCERE. Gettando lo sguardo sulla Campania, «dopo la revisione dell’andamento del PIL del 2016 (che scende da +2,4% a +1,5%), il 2017 è stato un anno in cui il prodotto lordo ha continuato a crescere dell’1,8%, confermando nel triennio di ripresa un importante dinamismo». Secondo la Svimez, «qui sono andate molto bene le costruzioni (+16,5% nel 2015-2017), spinte dalle infrastrutture finanziate con i fondi europei, ma anche l’industria in senso stretto prosegue la sua corsa (+8,9% negli ultimi tre anni), grazie soprattutto alla spinta dei Contratti di Sviluppo, gran parte dei quali ha riguardato proprio la Campania». Sul fronte dei servizi, il dato «fa segnare nel triennio un più modesto +3,7%, per merito in particolare del turismo, mentre l’agricoltura va in controtendenza e accusa una flessione tra 2015 e 2017 pari a -1,3%».

Il Rapporto 2018 della Svimez appare in linea con l’intervento del Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che lo scorso 11 giugno a Napoli aveva sostenuto la tesi di una crescita buona ma insufficiente nel Mezzogiorno senza politiche di accompagnamento.


ECONOMIA E SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO | Intervento del Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Fabio Panetta – Rapporto Economia della Campania

In perfetta linea con Banca d’Italia e Svimez sono anche gli autori del libro “Il risveglio del Mezzogiorno dipende dalle politiche di sviluppo”, curato da Giuseppe Coco e Amedeo Lepore con la prefazione di Claudio De Vincenti “Il risveglio del Mezzogiorno.


FUTURO DELL’ITALIA E SUD | Il risveglio del Mezzogiorno decisivo per il Paese 

Infine, anche il Premier incaricato per pochi giorni, Carlo Cottarelli nel suo “I sette peccati capitali dell’economia italiana” il Mezzogiorno rappresenta il principale fronte di intervento per un Paese come l’Italia che cresce meno di quanto dovrebbe anche per altri problemi.

«L’economia italiana è cresciuta poco negli ultimi vent’anni. Ha accelerato un po’ nel 2017, ma hanno accelerato anche tutti gli altri paesi. Se fosse una corsa ciclistica, sarebbe come rallegrarsi di andare più veloci senza accorgersi di avere iniziato un tratto in discesa. In realtà, anche in discesa il distacco dal gruppo sta aumentando»