C’è aria di campagna elettorale ad Avellino.

Non sembrano esserci margini per formare una maggioranza di qualsiasi natura a sostegno dell’amministrazione guidata da Vincenzo Ciampi.

Le ultime ventiquattro ore per il Sindaco e per le forze politiche rappresentante in Consiglio hanno confermato ciò che appariva già chiaro giovedì sera.


FOCUS. LA NOTTE PIÙ LUNGA PER CIAMPI DA QUANDO È STATO ELETTO

Rimettere in gioco qualche punto del programma, peraltro al centro di molte polemiche, non può bastare a garantire la continuità dell’attuale assetto amministrativo. I Cinque Stelle ritengono di non concedere nulla e tengono il punto. Per i vertici locali del Movimento la vittoria appartiene al primo cittadino direttamente eletto, che non può concedere spazi nella propria giunta, nè ritirare ricorsi, in quanto gli sconfitti hanno il dovere di assicurare l’agibilità del governo ha chi è stato scelto.

Si tratta di una posizione chiaramente già proiettata alla campagna elettorale di primavera, quando si conta di spazzare via l’arcipelago in cui appaiono i due schieramenti.

Dall’altro lato, convergono in questa fase forze che tradizionalmente hanno camminato insieme. Si ritrovano sostanzialmente i gruppi del Centrosinistra e dell’ex presidente del Teatro, Cipriano. Emerge la volontá comune prevalente di liquidare con il Sindaco l’apparato politico che opera con lui. Ma non manca qualche incertezza, che continua a condizionare una decisione che agli osservatori appare inevitabile, a questo punto. Le preoccupazioni di questo momento rivelano attraversare schieramento le stesse ansie che a livello nazionale accompagnano soprattutto i moderati del Pd e Forza Italia, intimiditi dai sondaggi ogni qualvolta devono porsi con decisione in opposizione a scelte anche fortemente cwnsurate. C’è preoccupazione per la lettura popolare di come Ciampi lascerà l’incarico

Come oggi traspare nell’intervista rilasciata a nuovairpinia.it da Mario Bianchino e, ancor più, da una riflessione espressa da Giuseppe De Mita nel corso di un’altra conversazione, stavolta sulle pagine provinciali de Il Mattino, non si può ignorare l’atteggiamento che l’opinione pubblica ha mutato proprio nei confronti della politica fatta di mediazioni ed esitazioni. Non sembra essere tanto il nome dei partiti, il grado di moderatismo o radicalismo il punto. Oggi i cittadini sembrano abiurare la forma, preferendo la sostanza, la concretezza. Il tonfo di Renzi non è iniziato tanto dalla sconfitta al referendum del dicembre del 2016, quanto nel momento in cui ha lasciato Palazzo Chigi senza aver spiegato perchè.

Del resto la storia lo insegna. I congiurati che posero fine alla vita di Cesare per salvare con la repubblica la dignità dei cittadini romani furono lasciati soli per non aver saputo spiegare la deposizione di un condottiero che aveva donato a Roma due terzi dei suoi possedimenti.

Decisione e chiarezza, inquadrabili nello spazio di un tweet, che a volte basta a comprendere l’incipit di un grande discorso. Accadde già ad Obama all’alba di quello storico mercoledì che lo vide confermato alla Casa Bianca con le prime parole digitate sul suo famoso Blackberry, prima di essere riprese nel discorso di investitura.

I numeri per azzerare l’esperienza ci sono, quelli per proseguire no, nonostante i tentativi (non da parte dei pentastellati) di qualche irriducibile pontiere.

Per ora manca ancora la decisione.