Comune di Avellino: sfiducia al sindaco o dimissioni dietro l’angolo? Le opposizioni di Piazza del Popolo non sono più disposte a fare sconti a Ciampi. Dopo la rocambolesca seduta di consiglio dell’altra sera, nella quale il primo cittadino ed il gruppo dei Cinque Stelle non sono riusciti a stemperare i toni del dibattito ed avviare un confronto programmatico con le altre forze politiche e dopo le conferme ufficiali della presentazione di un ricorso al Tar dei grillini, per chiedere il riconteggio delle schede elettorali, gli spazi di dialogo si chiudono.

Il sindaco, dunque, prova a giocarsi la strada delle carte bollate, smentendo ancora una volta se stesso. Ciampi, i consiglieri comunali e una parte dei candidati non eletti del M5S contestano infatti l’esito ufficiale delle urne, che ha consegnato la vittoria delle liste a sostegno di Nello Pizza, che hanno incassato circa il 53% dei consensi, consentendo alla coalizione di conquistare la maggioranza dei seggi.

L’opposizione considera questo passo come uno schiaffo, soprattutto alla luce delle dichiarazioni pubbliche di qualche mese fa rilasciate dal capo dell’amministrazione, che aveva escluso categoricamente una simile opzione. Si torna a parlare perciò della doppiezza degli atteggiamenti di Ciampi, definito un novello Dr Jekyll e Mr Hyde.

La capogruppo del Pd, Enza Ambrosone, non ha dubbi: «L’ultimo consiglio comunale è stato uno spartiacque. Una pagina brutta della nostra città, che probabilmente ha segnato un punto di non ritorno, aggravato dalla vicenda del ricorso. Il Pd aveva assunto un atteggiamento di grande responsabilità, ma purtroppo abbiamo dovuto constatare che il sindaco e i Cinque Stelle non hanno alcuna intenzione di occuparsi dei problemi della città. E’ solo propaganda. E’ necessario quindi assumere posizioni nette».

Nello Pizza, riferimento della coalizione di centrosinistra e capogruppo di Avellino E’ Popolare, esprime la sua profonda amarezza: «Non mi aspettavo nulla da Ciampi, ma credo che sia stato abbondantemente superato il limite. Dopo il pessimo spettacolo andato in scena in aula, pensavo che la misura fosse colma. Invece questa amministrazione è riuscita a fare anche di peggio. Non è in discussione la legittimità del ricorso, ci mancherebbe, ma sarebbe stato più corretto dirlo. Sotto il profilo umano e della credibilità personale il sindaco si è dimostrato davvero mediocre, sempre pronto a piccole inutili furbizie».

Molto critica la riflessione del penalista avellinese: «Anche nei periodi più bui della politica irpina, non si era mai arrivati a tali meschinità. Se prima pensavo che fosse una conseguenza dell’inesperienza e dell’imperizia, adesso sono convinto che non vi sia affatto buona fede in questi comportamenti. Fortunatamente non ho mai avuto dubbi che dovessimo collocarci dall’altra parte, rispetto ai Cinque Stelle».

Il capogruppo di Davvero, Gianluca Festa, dal canto suo, lancia l’aut-aut: «E’ finito il tempo della campagna elettorale e dei tentennamenti. E’ evidente che i vertici romani del M5S considerino Avellino un campo di battaglia per i propri interessi, per trasformarlo in un caso nazionale. Vogliono indurre Ciampi alle dimissioni o mettere in moto il meccanismo della sfiducia. Non essendo in grado di governare, per incapacità e per mancanza dei numeri, intendono tornare alle elezioni, pensando di vincere».

La risposta dell’opposizione deve quindi essere decisa: «La città non si può consentire ulteriori incertezze o commissariamenti. Il consiglio è sovrano e deve imporre la linea all’amministrazione. Cinque consiglieri non possono pensare di condizionare l’andamento dell’ente».

Luca Cipriano, capogruppo di Mai Più+, censura l’atteggiamento di Ciampi e del M5S: «Il ricorso al Tar è un fatto grave, perché si cerca di azzerare la geografia politica del consiglio. Ma ciò che è peggio è che il sindaco ha mentito ai rappresentanti dell’assemblea municipale e soprattutto alla città. Lo aveva già fatto sulla vicenda delle vele, adesso la circostanza si è ripetuta. Come ci si può fidare di lui? Potrebbe mentire su ogni cosa. Non è una persona in grado di gestire l’amministrazione del capoluogo. Se i dubbi già erano molti, adesso penso che tutto sia rimesso in discussione».

Anche il leader del centrodestra avellinese, il consigliere Sabino Morano, non risparmia critiche a Ciampi, sulla vicenda del ricorso: «Senza entrare nel merito delle fantasiose argomentazioni sostenute, resto esterrefatto rispetto alla mancanza assoluta di buona fede che ha contraddistinto il sindaco ed i suoi collaboratori nei mesi scorsi. In molteplici occasioni, infatti, interrogato sulla fondatezza delle voci al riguardo, Ciampi aveva in maniera pubblica quanto privata, smentito categoricamente l’esistenza di tale atto. È assolutamente inaccettabile che un sindaco affermi reiteratamente il falso, mai in tutta sincerità mi ero trovato a dover constatare atteggiamenti così tristemente offensivi nei confronti delle istituzioni e della città.
È proprio vero che al peggio non c’è mai fine!».

Alla luce di quanto è successo, nelle prossime ore si dovrebbe aprire una discussione interna all’opposizione, per decidere il da farsi. Si fanno avanti le ipotesi della mozione di sfiducia o delle dimissioni in gruppo dei consiglieri. Intanto, questo pomeriggio, torna a riunirsi il consiglio comunale. All’ordine del giorno le contestate linee programmatiche del sindaco.