La Sanità campana resta vigilata speciale. A Roma l’autunno sarà caldo per De Luca

Sottoposta a Piano di Rientro da oltre dieci anni, la Amministrazione regionale ha chiesto ufficialmente la fine del commissariamento avendo certificato l'avvenuto risanamento dei conti. Ma il Governo gialloverde non sembra intenzionato a dare alla Giunta di Palazzo Santa Lucia i pieni poteri. E lo fa contestando il livello "migliorato ma non ancora sufficiente" dei servizi essenziali. Sarà scontro già nelle prossime settimane

La Sanità campana resta un vigilato speciale a Roma, dove il Ministero della Salute si prepara allo scontro con il Presidente Vincenzo De Luca, che da mesi rivendica (inascoltato) il ripristino dei poteri ordinari, sospesi da undici anni per l’enorme debito accumulato in precedenza. Lo rivelano i contenuti di un verbale ministeriale, quello redatto dopo la riunione congiunta del tavolo tecnico, convocata l’ultima volta a Roma il 18 luglio scorso, presente il Commissario ad Acta Vincenzo De Luca.

Si tratta di un appuntamento più o meno semestrale nel corso del quale le parti, Governo e Regione principalmente, confrontano su conti e Lea (livelli essenziali di assistenza) la performance provvisoria della sanità regionale commissariata. Ma se dall’analisi finanziaria viene fuori l’identikit di un Servizio Regionale finalmente in attivo (l’avanzo medio annuo è di 19 milioni nel biennio 2016-2017), tanto da consentire alla amministrazione regionale di utilizzare nell’ambito del Bilancio ordinario il maggiore gettito fiscale realizzato, calcolato in 51 milioni, sul piano dei servizi la situazione è ben diversa. Al Tavolo è emersa la necessità di potenziare le attività di prevenzione oncologica, ma anche di potenziare la capacità di risposta del Ssr di fronte alla domanda reale di assistenza ad anziani e portatori di disabilità, in particolare per quello che riguarda i pazienti non autosufficienti.

Ma a proposito dei dati sulle prestazioni essenziali il governatore parla di mistificazioni e minaccia querele. “Di fronte a risultati straordinari per la Sanità campana era prevedibile una campagna di diffamazione e mistificazione per cercare di offuscarli”, fa sapere in una nota. “I fatti si incaricheranno di riportare alla realtà dei fatti e di sbugiardare chi offende l’impegno e il lavoro di tutti che si sta portando avanti”. Nel frattempo, prosegue la nota, “tuteleremo in ogni sede la Regione e la Sanita campana da campagne di mistificazione”.

E conferma gli impegni assunti al Tavolo del 18 luglio scorso, quando “sulla base dei risultati concreti ottenuti e valutati dal comitato, in sede di verifica ministeriale, è stata avanzata la richiesta – poi formalizzata nei giorni successivi con lettera ufficiale – di fuoriuscita dal commissariamento. Riconfermiamo la nostra richiesta. E non ritrovandola in quel rendiconto, abbiamo chiesto che venga inserita anche nel verbale del 18 luglio”.

La sede che ospita il Ministero della Salute a Roma nel quartiere Eur

L’ANALISI. Sottoposta a Piano di Rientro da oltre dieci anni, la Campania si dice in grado a migliorare la qualità e la qualità dell’offerta sanitaria se liberata del commissariamento.


DE LUCA: ECCO PERCHÈ Ci SPETTANO I PIENI POTERI

Per questo il mese scorso ha chiesto ufficialmente la fine del Piano di Rientro, avendo certificato l’avvenuto risanamento dei conti. Per De Luca non si può recuperare il gap scavato in dieci anni di tagli lineari e blocco del turn over se non si procederà ad investimenti, considerati necessari a salvaguardare la stessa tenuta del servizio sanitario pubblico nei prossimi anni. Per il Presidente della Giunta regionale della Campania i 18 punti di crescita in un anno dei livelli essenziali rappresentano la dimostrazione di quello che si potrebbe fare a Napoli e nelle altre quattro province una volta recuperata l’agibilità finanziaria ordinaria.

Tuttavia il Governo gialloverde non sembra intenzionato a dare alla Giunta di Vincenzo De Luca i pieni poteri. E lo fa proprio contestando il livello “migliorato ma non ancora sufficiente” dei servizi essenziali, che devono ulteriormente risalire se si vorrà ottenere il disco verde per il ritorno ai poteri ordinari. In questo senso, i cosiddetti Ministeri vigilanti sul servizio sanitario regionale, Economia per il debito e Salute per i servizi e le prestazioni, potrebbero ritrovarsi su posizioni tecnicamente diverse il prossimo mese, quando una decisione dovrà essere assunta in vista del prossimo anno.

Inoltre, il commissariamento non è l’unico problema. Prima di Ferragosto De Luca ha sollevato la questione del Riparto nazionale.

Azzerato il deficit in poco più di dieci anni, tre dei quali sotto la responsabilità dell’attuale Governatore, la Campania resta indietro per la qualità dei servizi essenziali, fortemente condizionati dalla penuria di risorse in proporzione al fabbisogno. Da anni tutte le amministrazioni hanno lamentato una carenza di fondi determinata fondamentalmente da questi due fattori. Da un lato la necessità di garantire il risanamento abbattendo la spesa cosiddetta storica, dall’altro fronteggiando un riparto nazionale che da dieci anni viene contestano nei suoi parametri di riferimento, considerati a livello politico e medico favorevoli alle regioni settentrionali a maggiore incidenza di popolazione anziana.

Per questo il Governatore ha annunciato battaglia con le Regioni del Centronord dopo aver preso atto della quota stabilita per la Campania durante l’ultima Conferenza delle Regioni. “Sul fondo sanitario nazionale resta un problema di equilibrio generale nei criteri di riparto: su questo dovremo battagliare con le Regioni settentrionali”.


L’INTESA SUL NUOVO RIPARTO NAZIONALE | RESOCONTO DOPO L’ULTIMA CONFERENZA INTERREGIONALE

Il Presidente De Luca ha quindi insistito sulle risorse recuperate da quando è stato nominato commissario alla sanità: “Parliamo di tre anni di premialità, quindi 900 milioni di euro, e 270 milioni per l’ex articolo 20 che la Campania non usava più da 20 anni. Abbiamo messo a posto i conti e questo – sottolinea – ci ha consentito oggi di recuperare fondi ordinari”.

Pronti ad affiancare la Regione nella battaglia contro il Governo i vertici della Federlab, che in una nota hanno contestato l’accusa di sforamento dei budget. Secondo quanto riportato in una nota, l’associazione che riunisce il maggior numero di laboratori di analisi cliniche e poliambulatori privati, da Gennaro Lamberti, sussiste una differenza tra spesa programmata e fabbisogno reale sul piano generale, mentre nel caso dei laboratori le prestazioni extra budget non sono pagate da contratto”.