Avellino al voto in primavera. Le forze politiche si preparano ad una eventualità sempre più probabile, considerata la situazione. Eletto il 25 giugno al ballottaggio ma senza una maggioranza (che gli elettori avevano tributato già al primo turno alle liste collegate a Nello Pizza), dal 25 luglio il Sindaco Vincenzo Ciampi opera con una Giunta che può contare in aula solo su cinque voti. Privo di alleati per una scelta politica interna al suo movimento, peraltro mai messa in discussione dopo l’esito elettorale, Ciampi ha incassato lo stop in Consiglio all’unico provvedimento finanziario portato all’esame dei gruppi dalla sua giunta, una variazione di Bilancio per finanziare le iniziative del Ferragosto. In queste ore ha subìto il commissariamento della Prefettura, che sul Bilancio consuntivo 2017 ha nominato il tecnico Mario Tommassini, dando trenta giorni di tempo al Consiglio per approvare il documento contabile pena lo scioglimento. Uno smacco per l’assessore alle Finanze, Gianluca Forgione, chiamato ad analizzare i conti dell’ente prima ancora di ricevere la nomina formale. Ad un mese e mezzo dal suo insediamento, Ciampi non è stato in grado nemmeno di consentire la nomina delle commissioni consiliari, tecnicamente non eleggibili in mancanza di una maggioranza espressione di uno di fiducia programmatico. Quello che per un primo cittadino eletto rappresenta il primo atto, sottoporre le linee programmatiche e di governo all’assemblea nella riunione inaugurale, resta il principale ostacolo per una amministrazione inchiodata sostanzialmente alla casella di partenza.

Il sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi

In questo scenario, il Sindaco si trova di fronte un bivio con due sole strade: garantirsi una maggioranza almeno programmatica se non politica, come in modo diverso gli suggeriscono di fare vari esponenti consiliari pur schierati su fronti opposti, oppure arrendersi alla impraticabilità di una missione senza i numeri necessari. La strada è in salita anche in considerazione dell’approccio conflittuale avuto dal primo cittadino e da una parte della deputazione espressione del suo partito con larghi settori del Consiglio. Aver additato alla indignazione popolare i consiglieri accusati di aver voluto sabotare con il proprio voto la variazione di bilancio per il programma ferragostano, giungendo alla stampa di manifesti, ha suscitato perplessità sulle intenzioni del Movimento Cinque Stelle, oltre che sgomento e proteste istituzionali. Nel Pd sono in molti a ritenere segnato il cammino della Amministrazione Ciampi, proprio per volontà del suo stesso entourage partitico.

IL CAPOLUOGO È FERMO. Intanto, Avellino rischia di ritrovarsi progressivamente paralizzata nel momento cruciale per molte questioni decisive per il suo futuro. Dal completamento delle opere, al Piano per le Periferie, dall’aggiornamento del Puc alla pianificazione della spesa europea, fino al futuro dell’Area Vasta, una città sempre più fragile dal punto di vista del dissesto idrogeologico richiede provvedimenti urgenti a partire dalle questioni fondamentali della scuola, dei trasporti e della riorganizzazione della macchina burocratica, fattore chiave per l’efficienza e la qualità dei servizi.

AMBIENTE E URBANISTICA, CENTRO STORICO E PERIFERIE: I DOSSIER. Sul tavolo della Amministrazione attendono risposte nuovi e vecchi dossier, fondamentali per restituire alla città una sua identità precisa in un contesto provinciale nel quale ormai sembra perdere il suo ruolo di riferimento. A dieci anni dalla approvazione ed entrata in vigore del Puc, Avellino ha bisogno di una revisione urbanistica, frutto di una riflessione serena, ma rigorosa su ciò che ha funzionato o meno della precedente programmazione firmata Augusto Cagnardi, declinata dalle amministrazioni Galasso e Foti. Da questo dipendono tutte le principali questioni economiche, ambientali e sociali. Se c’è un Piano Periferie già finanziato che può consentire di sostituire con edilizia moderna i vecchi scatoloni prefabbricati lasciati dall’emergenza sismica di quasi quarant’anni fa, la partita sull’ambiente si gioca sul terreno dei trasporti (ferrovia, mezzi pubblici, metro leggera, autostazione), liberando l’aria della città dalle polveri sottili. Occorre definitivamente uscire dalla fase di transizione aperta nel 2010 dalla inaugurazione della città ospedaliera, risolvendo il problema urbano urgente nei quartieri privati dei servizi ospedalieri (viale Italia in primis, ma anche la zona di via Ferriere-rione Mazzini e contrada Pennini) e impegnando una zona del futuro centro direzionale (tra via Colombo e viale Italia) per la cittadella della giustizia. Per affrontare una sfida di questa portata le forze politiche dovranno avviare un confronto dentro il Consiglio comunale, quinta di una più ampia discussione da sviluppare nella città reale, tra la gente, ma coinvolgendo adeguatamente anche le componenti sociali.