“Chiediamo a Bus Italia- che è una controllata di Ferrovie dello Stato- di avanzare una proposta al tavolo tecnico della Industria Italia Autobus per entrare nella società, prendere gli stabilimenti e avviare la produzione di autobus. La società è già partner dell’Ati costituita da Air Avellino e Sita Sud per ottenere l’appalto della gestione del trasporto pubblico locale bandita dalla Regione Campania”. Così Silvia Curcio, Rsu della Cgil per la IIA di Flumeri, e in prima linea per la riqualificazione degli stabilimenti industriali impegnati nella produzione di autobus.

Il logo di Bus Italia, Gruppo Ferrovie dello Stato

Il ‘congelamento’ della vertenza da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico annunciato nella riunione del 2 agosto scorso, apre di fatto alla possibilità che l’Amministratore Delegato di Industria Italiana Autobus Stefano Del Rosso, possa dichiarare fallimento e portare i libri contabili in tribunale, azzerando definitivamente le prospettive di rilancio industriale avanzate negli ultimi sette anni, a seguito della dismissione della Fiat.

L’ingresso alla sede del Ministero per lo Sviluppo Economico

Non è la prima volta che il comitato di fabbrica guidato da Silvia Curcio valuti proposte risolutive per portare a compimento lo scenario di rilancio immaginato dalle maestranze. La stessa IIA è nata da una intuizione degli operai di Flumeri e della Bredamenarini di Bologna, che hanno proposto di mettere insieme due debolezze per rilanciare la produzione di pullman in Italia e non disperdere il patrimonio di know how e lavoro. Ad oggi, alla luce del mancato pronunciamento del Dicastero da Luigi Di Maio, e il rischio concreto di mancata ricapitalizzazione, Silvia Curcio lancia un segnale ad un’azienda nazionale, che in Irpinia ha già messo radici e che potrebbe varare un piano industriale di più ampio respiro.

Bus Italia punta ad espandersi in Campania dopo essere approdata nell’AIR di Avellino

In effetti la controllata di Fs aveva già manifestato l’interesse a pianificare un asse ferro-gomma che permetterebbe a BusItalia di controllare l’area tra Salerno e Benevento, passando per Avellino. Secondo la stampa accreditata in materia, non si esclude che Ferrovie dello Stato potrebbe entrare nella gestione del trasporto pubblico locale di Salerno, con la linea ferroviaria Salerno-Avellino-Benevento in fase di elettrificazione, e quindi il trasporto su gomma nell’area irpina, conquistando, di fatto, la gestione del trasporto pubblico in maniera organica su gran parte di territorio regionale.


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Un pullman della flotta regionale AIR spa

“Bus Italia ha l’occasione di mettere insieme treni e autobus” spiega Silvia. “Ma non abbiamo tempo da perdere, perchè Del Rosso ha convocato un Consiglio d’Amministrazione per la ricapitalizzazione, fissata in precedenza a 11milioni e mezzo. Lui è arrivato a metterne insieme soltanto 7 con Rampini e Carsan, e manca all’appello una cifra importante che in assenza di imprenditori terzi dovrebbe essere integrata da Leonardo”. Mentre la clessidra scorre e la sabbia scivolerà dritta al 31 dicembre per decretare la fine degli ammortizzatori sociali per le maestranze, l’area industriale di Valle Ufita classificata in Zes- Zona Economica Speciale- è diventata meta ambita di diversi “(Im) prenditori”, che hanno già preso le distanze dal progetto di riqualificazione industriale di Industria Italiana Autobus. Lo “spezzatino” come lo definisce la Curcio, riguarda terreni e capannoni, che però non potranno essere venduti a causa dell’ipoteca che lo stesso Del Rosso ha stipulato per ottenere il contratto di sviluppo da 5milioni e 300mila euro.

Stefano Del Rosso, referente della IIA

Del Rosso può fittare, ma Invitalia gli impedisce di vendere. Le preoccupazioni di sindacati e maestranze vengono mitigati in queste ore dalle dichiarazioni rese alla stampa dall’Amministratore Delegato di IIA, che esclude la dichiarazione di fallimento etichettandola come ‘ipotesi non calcolabile’. L’investimento nella ‘operazione di salvataggio’ di due aziende sull’orlo della chiusura non consente leggerezze: lo stesso Del Rosso, azionista con le famiglie Rossi, Vinella e Rampini della Tevere Spa (che controlla l’83% delle azioni) conferma un fatturato da 241 milioni di euro, derivante dalle gare d’appalto già vinte dalla IIA.

“Ad oggi la IIA gode di un portafoglio di mille e 8 autobus da realizzare in tre anni- come ottenuto da gara d’appalto vinta dall’azienda. Ma gli stabilimenti di Flumeri devono essere ristrutturati, e c’è il tetto da rifare” continua Silvia Curcio. Altro elemento da considerare, è l’interesse che aveva manifestato il leader di Sirpress Valerio Gruppioni ai vertici del Mise, e che sembra non avere avuto seguito a causa del congelamento annunciato dallo stesso Ministero.

Panoramica dell’area industriale Valle Ufita di Flumeri. Qui opera la IIA, ma anche importanti marchi dell’agroindustria, come Pasta Baronia

La mancata ricapitalizzazione intanto, comporterebbe la perdita delle commesse, con successivo affidamento della produzione alla Iveco (Irisbus). “Le responsabilità di quanto accaduto non solo soltanto di Del Rosso, che ci ha messo la faccia e si è impegnato, ma sono riconducibili a tutti. In ogni caso l’azienda registra un clamoroso ritardo nella produzione, e Del Rosso dovrà pagare le penali se non rispetterà le consegne nei tempi stabiliti.

La strada di accesso all’area ASI di Flumeri-Valle Ufita

Se vogliamo risollevare le sorti di questa industria e di quasi 300 lavoratori, non è questa la strada. L’obiettivo della IIA è di produrre autobus per regioni e comuni, e deve essere il pubblico a intervenire per salvaguardare gli investimenti; senza contare che sarebbe un vanto per il Governo”. E mentre lavoratori e sindacati restano alla finestra in attesa di notizie rassicuranti sull’esito del CdA, si apre un nuovo scenario industriale con ipotesi di un cambiamento di prospettiva. Magari economisti e analisti accreditati hanno già interpretato il tramonto della grande industria sostenuta dalla pioggia di finanziamenti del post terremoto e del sogno rivoluzionario costruito dalla Fiat, per lasciare spazio a nuove iniziative, che traggono spunto dalla definizione di una nuova geografia economica che invece guarda all’Irpinia come retroporto di Salerno per i flussi commerciali.

Il collegamento ferroviario previsto a Flumeri nei pressi del terminal di Alta Capacità ufitano per Cgil rappresenta un fattore decisivo per lo sviluppo industriale

Non solo. L’area industriale ufitana è inserita a pieno titolo nella pianificazione della stazione ferroviaria dell’alta capacità di Grottaminarda, con la costruzione di una bretella ferrata in grado di consentire la penetrazione dei treni a ridosso del sito industriale per consentire il trasporto merci. Di qui l’ipotesi sviluppata in queste ore dal Comitato di fabbrica e che sarà illustrata ai vertici della società da parte della stessa Silvia Curcio.


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