Porta Est, Avellino punta su mobilità e logistica

Pianodardine al bivio storico Alta velocità e logistica nuove vocazioni accanto alla Ferrovia Il Comune accelera sulla riprogettazione dei quartieri orientali

Il rendering mostra il nuovo volto del quartiere di Borgo Ferrovia- Via Francesco Tedesco come è previsto dal programma di riqualificazione urbana elaborato dall'amministrazione comunale nel 2016

Con la Porta Est Avellino punta a realizzare un quartiere della mobilità, della logistica e della ricerca.

I quartieri orientali potrebbero rinascere dopo il declino successivo alla distruzione seminata dal terremoto del 23 novembre 1980.

Agli atti c’è un programma che risolverebbe due nodi mai sciolti da trent’anni, cioè da quando fu adottato il Piano Regolatore di Marcello Petrignani. Da un lato, attorno ad una rilanciata vocazione ferroviaria potrebbe prendere avvio la rigenerazione di Borgo Ferrovia e di via Pianodardine;  dall’altro il Capoluogo troverebbe quel rilancio industriale e produttivo basato su logistica e ricerca, necessario a rendere protagonista la città nello scenario economico disegnato dal governo regionale per il futuro della Campania.

IL CANTIERE. Nella prima parte dell’anno i gruppi di lavoro interni all’amministrazione comunale hanno elaborato gli studi relativi ai programmi di rigenerazione urbana di via Francesco Tedesco e di Borgo Ferrovia. Nel primo caso con l’obiettivo di “ridare decoro all’accesso orientale della città, migliorando la qualità dello spazio pubblico”, quindi favorendo una migliore e qualificata accessibilità al Parco Manganelli. Nel secondo riqualificando le aree pubbliche con nuovi spazi verdi, alberature, parcheggi e servizi per attività di spettacolo e manifestazioni pubbliche, intervenendo anche sul campo sportivo, attualmente in stato di abbandono.

La stazione ferroviaria di Avellino

FERROVIA STRATEGICA. Accanto a questi capitoli, il dialogo tra l’amministrazione ed Rfi ha prodotto alla fine del 2016 ipotesi suggestive per il riutilizzo di spazi aperti e manufatti ferroviari in dismissione. Ottocenteschi capannoni e ricoveri per attrezzature e veicoli potrebbero essere in parte destinati a musei di archeologia industriale, in parte si riconvertirebbero in strutture per incubatori di impresa e insediamenti residenziali per gli studenti, capitalizzando il collegamento ferroviario veloce (circa venti minuti) con l’Università. Altri obiettivi annunciati, dal recupero dell’ex mattatoio, alla attivazione della metro leggera, all’utilizzo dell’ampio parcheggio annesso al terminal, completano un quadro di possibilità per ora ancora non calato in un vero e proprio disegno compiuto. Pur indissolubilmente connessi da un lato al sito industriale di Pianodardine, dall’altra al proposto corridoio ecologico dell’Area Vasta e, lungo il torrente Fenestrelle, fino al centro storico ad una via Francesco Tedesco non ricostruita dopo le demolizioni successive al terremoto del 1980, questi ambiti restano per ora episodi svincolati da una visione di insieme. Rinviato a dopo il voto di primavera l’aggiornamento di un Puc entrato in vigore dieci anni fa, l’impressione è che si dovrà attendere la fine dell’anno per mettere sul tavolo concretamente il futuro della città orientale, che ancora una volta sarà la ferrovia a disegnare, dopo quasi 140 anni dall’inaugurazione della stazione, nel 1879. La prospettiva e le potenzialità economiche di un collegamento ferroviario veloce sfuggono al dibattito pubblico, che stenta a definire un rapporto più organico tra ferrovia e città. Eppure dal 2015 molto è cambiato. Il terminal è stato rigenerato con investimenti poderosi che ne hanno qualificato il livello tecnologico, portato ai migliori standard europei di sicurezza, sostenibilità e rapidità.

Nella foto l’area della stazione ferroviaria di Avellino

IL TERMINAL CUORE DELLA CITTÀ PRODUTTIVA. Al centro della nuova visione di Avellino, un terminal ferroviario pronto a unire le zone interne, baricentro delle relazioni di lavoro, di studio commerciali e d’affari tra Salerno, il montorese-solofrano, la Valle del Sabato e il Sannio. Grazie alla nuova tratta in cantiere da Salerno a Benevento, la stazione ad elevata automazione è una realtà moderna in grado di accogliere anche i convogli dell’alta velocità, gestendo una rilevante frequenza di traffico. Il nuovo terminal si presenta come una porta formidabile per collegare Avellino e le zone interne a Roma, a Milano e all’Europa, mediante più passaggi (Salerno, Napoli-Acerra e Benevento), ma anche come l’ingresso più comodo, sicuro e rapido per le Università salernitana e beneventana, grazie ad un percorso ferrato dedicato. Con l’alta velocità ormai a un passo, è la logistica la vera nuova vocazione di una Pianodardine che unisce Avellino all’Area Vasta, conurbandola con Atripalda, Manocalzati, Prata, Pratola Serra, Montefalcione, Montefredane, Aiello; collegandola al serinese-solofrano-montorese e alla Valle del Sabato; rendendola polo attrattore dell’area urbana tra il Partenio, il Mandamento e il comprensorio di Lauro e Nola, interfaccia per l’Alta Irpinia e le valli Caudina, Ufita e Calore. Il potenziale commerciale e terziario di questa vasta zona altamente urbanizzata, ma scarsamente utilizzata, benché in parte ritenuta inquinata (al netto delle bonifiche in corso nell’ex Isochimica, nel sito delle ecoballe o previste a ridosso dello Stir), appare una leva facile per sviluppare investimenti privati, occupazione e crescita.

Un treno Freccia Rossa in corsa

IL RAPPORTO CON L’UFITA. Se non si concretizzerà il preteso scippo della stazione ufitana di Grottaminarda e Ariano, come è stato ribattezzato nel corso del consiglio comunale straordinario riunito sul Tricolle per blindare l’opera, l’Alta Capacità Bari-Napoli in coordinamento con la ferrovia veloce di Avellino proietterà l’Irpinia al centro delle relazioni commerciali europee nel futuro Mezzogiorno.


ARCHIVIO. Carlo De Vito, architetto della ‘smart city Irpinia’