Comune di Pratola Serra resta commissariato: ricorso respinto

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha ritenuto legittima la procedura stabilita dal Consiglio dei Ministri. La nota del Gruppo "SiAmo Pratola Serra", ex opposizione consiliare, sul pronunciamento dei giudici amministrativi: «Ora priorità ridare dignità al paese»

Il Comune di Pratola Serra resta commissariato. «Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha convalidato pienamente lo scioglimento del consiglio per infiltrazioni mafiose, ritenendo persino inutile esaminare le contestazioni avverso specifici episodi individuati nella relazione prefettizia, visto che gli elementi, considerati nel loro insieme e inseriti nello sfondo di riferimento, devono ritenersi pienamente integranti i presupposti di concretezza, univocità e rilevanza richiesti dall’art. 143 del d.lgs. n.267/2000 ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale», riferisce in una nota l’ex gruppo di opposizione ‘SiAmo Pratola Serra’. «A questo punto, perciò, non v’è altro da fare se non invitare l’intera collettività a rimboccarsi le maniche per ridare al paese la dignità strappata», commenta la compagina politica. «È opportuno, infatti, ora più che mai, darsi da fare per il bene comune, in una prospettiva che lungi dall’essere uguale a quella dimostrata dalle trascorse consiliature Aufiero».

Il municipio di Pratola Serra

IL RICORSO RESPINTO. L’ex gruppo consiliare propone alcuni stralci del dispositivo. «Le doglianze proposte, che possono essere esaminate congiuntamente, sono infondate», si legge. I giudici concludono che «…il provvedimento di scioglimento in esame deve ritenersi pienamente legittimo, nel rispetto dei principi affermati dalla giurisprudenza in materia e sopra richiamati, essendo stata correttamente evidenziata la presenza di contatti ripetuti e collegati alle scelte gestorie dell’amministrazione comunale degli organi di vertice politico-amministrativo con soggetti appartenenti alla criminalità locale, e la completa inadeguatezza dello stesso vertice politico-amministrativo a svolgere i propri compiti di vigilanza e di verifica nei confronti della burocrazia e dei gestori di pubblici servizi del Comune, che impongono l’esigenza di intervenire ed apprestare tutte le misure e le risorse necessarie per una effettiva e sostanziale cura e difesa dell’interesse pubblico dalla compromissione derivante da ingerenze estranee riconducibili all’influenza ed all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata (Cons. Stato, Sez. III, 6.3.12, n. 1266)». Secondo il Tar del Lazio «risulta esaustivamente argomentata, e ampiamente supportata dagli elementi emersi nel corso del procedimento, la valutazione della permeabilità dell’attività dell’ente rispetto a possibili ingerenze e pressioni da parte della criminalità organizzata specificamente individuata, senza che emerga alcun vizio logico o incongruità di tale valutazione, come, peraltro, accertato anche nel parallelo giudizio di incandidabilità innanzi al Tribunale di Avellino, conclusosi con l’ordinanza n. -OMISSIS-, prodotta dall’Amministrazione». Quindi, «tutti questi elementi, considerati nel loro insieme e inseriti nello sfondo di riferimento, devono ritenersi pienamente integranti i presupposti di concretezza, univocità e rilevanza richiesti dall’art. 143 del d.lgs. n. 267/2000 ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale, allo scopo di evitare anche solo il rischio di infiltrazione da parte della malavita organizzata già presente sul territorio (…) In conclusione il ricorso deve essere respinto».


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