Cuneo fiscale, Santoli: «Bene. Ma non troppo»

L'ANALISI. Secondo l’Ocse, l’Italia è al quinto posto tra i 34 Paesi più sviluppati per maggiori oneri a carico di imprese e lavoratori, pari al 47,7%. In pratica, per ogni 100 euro di retribuzione, allo Stato ne arrivano altri 91, di cui 45 dal lavoratore e 46 dall’azienda

Gerardo Santoli

Taglio del cuneo fiscale in arrivo. Bene, ma non troppo. Perché certamente in Italia è troppo alta la differenza tra quanto pagano le imprese e quanto riceve il lavoratore in busta paga, ma poi bisognerà capire quale sarà effettivamente la platea degli interessati, l’ammontare e la distribuzione del taglio, ma soprattutto avere presente che si tratta di solo tre miliardi. Stiamo affrontando il problema superficiale, mentre quello profondo, viscerale del lavoro in Italia è l’assenza di produttività. Le tasse  sono generalmente alte, specie se le si confronta con lo scarso livello dei servizi offerti. Se ci si focalizza poi sulle buste paga, la situazione diventa preoccupante. Secondo l’Ocse, l’Italia è al quinto posto tra i 34 Paesi più sviluppati per maggiori oneri a carico di imprese e lavoratori, pari al 47,7%. In pratica, per ogni 100 euro di retribuzione, allo Stato ne arrivano altri 91, di cui 45 dal lavoratore e 46 dall’azienda. Per quanto riguarda i soli contributi, la quota versata è più alta in Francia (52 euro), poi c’è l’Italia (46 euro) e a seguire gli altri, come la Spagna a 38 e la Germania a 32. Tutti con sistemi previdenziali più generosi del nostro, almeno coloro che lavorano oggi per una pensione domani. Oltretutto, bisogna evidenziare che mentre Berlino e Parigi hanno tagliato il cuneo fiscale (rispettivamente dello 0,9% e dell’1,7%) qui recentemente lo abbiamo aumentato dell’1,1%. E a questo bisogna aggiungere i costi occulti (giustizia civile, energia, infrastrutture, spesa per burocrazia e gestione fiscale…), la totale assenza di produttività dei fattori e in particolare di quella del lavoro. Sul tema, infatti, l’Italia è maglia nera tra i paesi industrializzati almeno dal 2001 e non è un caso che da decenni il declino italiano corra parallelo al crollo della produttività del lavoro, che ha una media annua inferiore di un quinto a quella Ue (+0,3% a fronte di +1,6%). Dal 2008, la Francia registra +9%, la Germania +7%, noi zero. Ecco, non è sbagliato voler tagliare il costo del lavoro. Bisogna però ricordare che, se da un lato la cifra è davvero troppo bassa affinché l’effetto sia economicamente dirompente, d’altro canto sarebbe utile un piano strategico per invertire la rotta sterile della produttività italiana. Tra le imprese il tema è assai noto. Studiosi ed economisti lo hanno analizzato e spiegato, proponendo approcci diversi, ma non così dissimili. Qualche politico se n’è accorto, ma si tratta ancora di una troppo sparuta minoranza perché si possa pianificare qualcosa di strutturale. Per adesso andiamo avanti con il taglio del costo del lavoro, ma se si vuole guardare un po’ più in là di qualche mese, è necessario farlo con “produttività”.

Uncem, il logo dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani

LEGGE DI BILANCIO 2020, BUSSONE (UNCEM): “DA PRIME BOZZE POSITIVE NOTIZIE PER INVESTIMENTI ENTI TERRITORIALI, COMUNI MONTANI, AREE INTERNE, GREEN ECONOMY”. “Dalle prime bozze che circolano in queste ore e dalle notizie date nelle ultime ore dai Ministri, possiamo dire cautamente di avere alcune buone notizie per gli Enti locali e per i territori nella legge di bilancio 2020. A partire dai 735 milioni per il rilancio degli investimenti green degli enti territoriali per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale del Paese. Uncem aveva chiesto venissero aumentati e resi stabili i 500 milioni del Dl Crescita. Così stato. Segnalo i 200 milioni per far ripartire la Strategia nazionale aree interne, dopo lo stop nella legge di bilancio 2019, con altre nuove aree operative da gennaio. Sul fronte della green economy, molto positivo il nuovo fondo di mezzo miliardo di euro che fornirà garanzie per investimenti in sostenibilità, dalla decarbonizzazione alla messa in sicurezza del territorio, passando per economia circolare. Positive le proroghe per le detrazioni fiscali Ecobonus, ristrutturazioni e il nuovo bonus facciate”. Lo afferma il Presidente nazionale Uncem, Marco Bussone. “Apprezziamo anche l’aumento del fondo per le minoranze linguistiche ed è un segnale molto preciso, importante, il raddoppio del fondo per i Comuni montani – prosegue Bussone – Bene anche i 110 milioni di euro a titolo di ristoro del gettito non più acquisibile dai Comuni a seguito dell’introduzione della Tasi, anche se non bastano e vanno incrementati. Sempre per gli Enti, la manovra prevede la riduzione della spesa per interessi dei mutui a carico degli Enti locali, anche attraverso accollo e ristrutturazione degli stessi da parte dello Stato”. “Dovremo lavorare nelle prossime settimane per far presentare emendamenti – conclude Bussone -, in primo luogo affinché sia rivisto il sistema di concessioni per la gestione di beni dello stato, per una efficace unificazione dell’Imu con la Tasi come già scritto sulle leggi di bilancio, per l’introduzione dei fondi per le foreste, per la differenziazione fiscale per alcuni territori montani ad esempio con l’introduzione di Zes, Zone economiche speciali montane. Per ora, da queste prime bozze, individuiamo una serie di provvedimenti positivi, base per avviare altre iniziative verso la discussione, l’esame e l’approvazione finale della manovra”.


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