«Ad Avellino rischio criminale senza precedenti», De Luca: le istituzioni democratiche reagiscano unendosi

"LA POLITICA AFFIANCHI MAGISTRATURA E FORZE DELL'ORDINE NELLA LOTTA PER LEGALITÀ E SICUREZZA" Intervista all'esponente dei Democratici in Irpinia e Campania, che lancia un monito alle rappresentanze istituzionali locali, esprimendo preoccupazione per l'escalation di episodi delittuosi nel capoluogo irpino: le forze vive della società civile devono reagire con la concretezza di un credibile progetto di rilancio e sviluppo del territorio

Enzo De Luca, componente della assemblea nazionale del Partito Democratico

«Ad Avellino c’è il rischio di una escalation criminale senza precedenti. Le istituzioni democratiche devono fare fronte comune prima che sia tardi». Enzo De Luca, componente dell’assemblea nazionale del Partito Democratico, esprime tutta la sua preoccupazione dopo alcuni inquietanti episodi, che fanno temere il rischio di infiltrazioni malavitose, turbando l’opinione pubblica di Avellino e della provincia. Nell’intervista a Nuova Irpinia, De Luca afferma di ritenere «necessaria una reazione civile per la legalità, che affianchi e rafforzi l’azione repressiva delle forze dell’ordine e della magistratura contro la crescente sfida criminale».

De Luca, raffiche di kalashnikov contro auto in sosta, una bomba piazzata sull’auto di un imprenditore, ma anche un incendio di vaste proporzioni nell’area industriale lo scorso 13 settembre: di fronte a fatti di questa gravità, Avellino appare incredula e turbata. Intervenendo nel dibattito interno al suo partito Lei ha espresso forte preoccupazione. Perché? 
«Le modalità e la disinvoltura con cui sono stati consumati questi atti di inaccettabile violenza e pericolosa portata dimostrativa non possono essere sottovalutati. Qui ci troviamo di fronte a segnali precisi di una potenziale mutazione profonda della nostra città sotto il profilo sociale e culturale».
Cosa teme?
«Episodi del genere non appartengono alla storia recente di Avellino, non se ne registravano dai primi anni Ottanta, dall’attentato al giudice Gagliardi. Autobombe e colpi di arma da fuoco di grosso calibro non possiamo derubricarli a fatti di cronaca, non lo sono nella nostra città. Se li giudicassimo dei meri incidenti, riducendoli alla stregua di fatti isolati, diciamo così, metteremmo in gioco il nostro stile di vita, la convivenza civile, comprometteremmo il futuro delle nuove generazioni. Dobbiamo, invece, reagire tutti, con una risposta autorevolmente democratica».
Cosa propone?
«Tocca alle energie vive della politica far sentire alla comunità locale, ai cittadini, la forza delle istituzioni. Non dobbiamo lasciare sole la magistratura e le forze dell’ordine a combattere una guerra di trincea. Chiariamo, una volta per tutte, che questo territorio appartiene a chi lavora, studia, cresce dei figli con sacrificio e forza di volontà. Avellino appartiene a chi è fiero di rispettare le regole e contribuisce a difendere una cultura della legalità».
Il suo appello per la unità delle istituzioni arriva nel momento di maggiore frammentazione e litigiosità della politica. Lei ritiene plausibile uno scatto?
«Soprattutto ora dalla politica deve arrivare una reazione di grande fermezza e rigore sul tema della legalità: occorre far sentire la presenza delle istituzioni anche a chi in circostanze come queste preferisce chiudere gli occhi, distogliere lo sguardo».
Continui.

«La politica sa trovare le ragioni dell’unità e della convergenza proprio quando la notte sembra più buia. Sul piano nazionale lo hanno dimostrato il partito al quale appartengo, il Pd, e il Movimento Cinque Stelle, capaci di assumere nell’interesse dei cittadini la responsabilità di governare il Paese, sottraendolo all’isolamento in Europa e al declino economico. Pd e M5s hanno messo da parte le divisioni e unito le forze con la buona volontà. Questa convergenza positiva, ricca di prospettiva anche sul piano delle riforme, va trasferita a livello territoriale con un grande disegno per il Mezzogiorno. La politica ha l’opportunità di ritrovare il suo ruolo propositivo».


Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali
Quindi condivide la posizione di chi sostiene la necessità di estendere ai territori la collaborazione avviata in Parlamento e nel governo con i Cinque Stelle?

«La collaborazione avviata ha consentito all’Italia di voltare pagina in Europa, oltre che in Italia, attraverso l’assunzione di responsabilità del nostro partito, che ha messo a disposizione le energie migliori: penso all’impegno autorevole di Paolo Gentiloni nella Commissione europea, con David Sassoli già presidente del Parlamento europeo; a Dario Franceschini capo delegazione nella compagine di governo. Siamo impegnati ai massimi livelli con i Cinque Stelle sulle riforme. Inevitabile saldare un’intesa sui territori, dove si gioca la partita diretta contro la Lega e il suo progetto sovranista che mina il futuro dell’Europa unita».


Il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca e la Presidente del Consiglio Rosa D’Amelio
La Campania sarà al centro della sfida elettorale con la Destra. Il suo partito sta organizzandosi a otto mesi dal voto. Un po’ in ritardo?
«A livello regionale partiamo avvantaggiati. Tra otto mesi andremo al voto in Campania forti del buon governo realizzato dal Governatore Vincenzo De Luca, ma questo non esime il Pd dal fare la propria parte. Come partito dobbiamo sforzarci di elaborare unitariamente una proposta politica in grado di contribuire alla vittoria finale di Vincenzo De Luca su una Destra populista e sovranista che soprattutto nel Mezzogiorno va ricacciata indietro».
Su quali temi prioritariamente?
«Sicurezza, Legalità e Ambiente, che in Campania sono il terreno per contrastare gli interessi della criminalita organizzata, nel Paese sono la base su cui nasce e si sviluppa il nuovo governo, nell’ottica di un rafforzamento delle istituzioni democratiche».
Tornando ad Avellino, nel suo partito a livello territoriale le divisioni si sono cristallizzate. Davvero ritiene si possa superare una frattura così profonda?

«Sì se ci sarà la presa di coscienza che il problema criminalità esiste. Sì se comprenderemo che c’é una malavita organizzata pronta a fare il salto di qualità nel nostro territorio, nella nostra città, nel contesto di un Mezzogiorno dove la mancanza di lavoro e di opportunità indeboliscono la nostra tenuta democratica, rendendo sempre più fragile il tessuto sociale ed economico».


Aldo Cennamo, commissario provinciale del Partito Democratico
Questa consapevolezza c’è?

«Penso ci sia, soprattutto tra chi nel progetto democratico ci crede. Penso ai tanti che sui territori e nelle periferie contribuiscono con entusiasmo al progetto di rilancio complessivo messo in campo dal segretario Nicola Zingaretti. Va sottolineato il lavoro prezioso di ascolto che il commissario provinciale, Aldo Cennamo, sta portando avanti tra i circoli, nel tentativo di comporre le fratture per realizzare l’unità».

Alla vigilia del voto alle amministrative di maggio si era registrato fermento intorno al Pd irpino, movimenti come Controvento, forze politiche tradizionalmente alleate, si erano fatte avanti. Poi la rottura sulle candidature ha vanificato quelle premesse. Con Cennamo il Pd irpino guarda anche in quella direzione?
«RIcomporre il quadro unitario interno è la premessa per una unità culturale e politica delle forze riformiste che si sono riconosciute nel centrosinistra. Movimenti e associazioni, da Controvento a Democrazia Compiuta, per citarne alcune, vanno incluse nel quadro di un nuovo equilibrio politico, che va realizzato sul territorio per contrastare una Destra pericolosa che in pochi mesi ha fomentato un clima di odio nel Paese. La politica, come abbiamo detto fin qui, si gioca il suo ruolo autentico».
In conclusione, a questo proposito, Lei crede nella convergenza politica alla base del nuovo governo?

«La politica ha un senso se crea consenso sulle soluzioni ai problemi dei cittadini. Oggi la domanda che arriva ad Avellino come a Roma è semplice, può essere sintetizzata come le due facce di una stessa medaglia: da un lato va garantita la sicurezza, va stabilita una certezza della legalità. Dall’altro va offerta una opportunità di sviluppo e lavoro che possa premiare il merito, la buona volontà, il rispetto delle regole alla base della civile convivenza. Su questo obiettivo va costruito il consenso più ampio possibile alla proposta più efficace».


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