Autonomia. Differenziata. Il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a Rapallo al panel sui temi dell'autonomia differenziata promosso dai Giovani Industriali

La Campania ridisegna il progetto di Autonomia differenziata regionale, sfidando sul Fondo perequativo nazionale e sulla coesione la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Presentando il suo protocollo preliminare, il Governatore dice sì alla sfida sull’efficienza, sì ai costi standard, ma non sulla spesa storica: vanno calcolati i fabbisogni in funzione dei livelli essenziali delle prestazioni come sopra definiti e non della spesa storica. In pratica, si deve stabilire in base a coefficienti nazionali, il diritto ai servizi (dagli asili nido a ogni altro standard e servizio alla persona e alla famiglia) del singolo cittadino. L’autonomia proposta da De Luca punta a superare l’attuale gap tra Nord e Sud, in questo senso. L’esempio è quello della Sanità, dove la Campania riceve meno di Lombardia e Veneto in proporzione alla popolazione servita. Per raggiungere questi obiettivi, la proposta avanzata da De Luca ricalca i principi cardine della Costituzione in materia di solidarietà tra le regioni a garanzia dell’unità nazionale.


Accordo preliminare in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, tra il Governo della Repubblica Italiana e la Regione Campania   | Scarica il documento in pdf oppure visualizzalo sotto, con la versione sfogliabile
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Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri

DE LUCA: «TOTALE ACCETTAZIONE DELLA SFIDA DELL’EFFICIENZA, MA DIFESA RIGOROSA DELL’UNITÀ D’ITALIA». La Campania ha presentato richiesta per l’Autonomia differenziata. «Ieri è stata inviata al Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie Erika Stefani, e per conoscenza al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il documento della proposta d’intesa sull’autonomia differenziata della Regione Campania», ha fatto sapere il Governatore, Vincenzo De Luca, con una nota. «Abbiamo chiesto al Ministro di firmare quanto prima possibile questa ipotesi di accordo», ha dichiarato il Presidente De Luca. Si tratta di «una proposta che esplicita la linea della Campania sull’autonomia differenziata: rigore amministrativo; riforme concrete che semplificano e non complicano i processi di riforma; sburocratizzazione. Da oggi, alle tre regioni del Nord, si aggiunge la Campania come Regione che ha formalizzato la proposta d’intesa». Nella nota De Luca sottolinea il profilo del progetto di autonomia delineato dalla Campania in materia di conti. «Di particolare rilievo la posizione della Campania relativa a spesa storica, scuola, sanità, livelli essenziali di prestazione, fondo perequativo. Totale accettazione della sfida dell’efficienza. Difesa rigorosa dell’Unità nazionale».

La Presidente del Consiglio Regionale, Rosetta D’Amelio, con il Governatore Vincenzo De Luca e il Presidente della Lombardia Attilio Fontana alla inaugurazione di Spazio Campania, lo stand regionale inserito all’interno della Bit di Milano. Con loro a destra il Vicepresidente del Consiglio lombardo Carlo Borghetti

IL GOVERNATORE SFIDA LOMBARDIA, VENETO ED EMILIA ROMAGNA: LA CAMPANIA RIDISEGNA LA RIFORMA. L’autonomia differenziata (finanziaria) della Campania il Governatore l’aveva già richiesta nel febbraio 2018 in maniera generica, ma ora ha notificato una proposta di autonomia completa, corredata delle materie sulle quali esercitare il cosiddetto federalismo differenziato. L’«Accordo preliminare in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, tra il Governo della Repubblica Italiana e la Regione Campania», fa perno sull’«Art. 3 – Risorse». Questo articolo mette i paletti sui criteri per la «attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, trasferite o assegnate dallo Stato alla Regione», che avviene sulla base di due parametri, stabilisce il comma 1 a) e b): «Livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, come sancito dall’art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, e dalla legge delega n. 42 del 2009; fabbisogni e dei costi standard, calcolati in funzione dei livelli essenziali delle prestazioni come sopra definiti e non della spesa storica. In pratica, la proposta di Autonomia della Campania non è il mezzo con il quale si dà di più a chi ha situazioni migliori, ma attribuisce i soldi sulla base dei livelli minimi essenziali del cittadino italiano in qualunque regione. Nei successivi commi il meccanismo viene spiegato.

Palazzo Chigi, sede del governo nazionale

«LO STATO DEFINISCA I LIVELLI ESSENZIALI». Il secondo comma dell’«Art. 3 – Risorse» dà un anno di tempo allo Stato per definire i livelli essenziali. Esso recita: «Qualora i livelli essenziali delle prestazioni ed i relativi fabbisogni e costi standard non siano stati già definiti, lo Stato provvede alla loro determinazione entro un anno dall’approvazione, da parte delle Camere, dell’Intesa; nelle more, e comunque non oltre il primo anno, l’attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia avviene sulla base della spesa destinata a carattere permanente, fissa e ricorrente, a legislazione vigente, sostenuta dallo Stato nella Regione Campania, riferita alle funzioni trasferite o assegnate».

Il Palazzo di Montecitorio in una suggestiva immagine
VAI al portale storico della Camera

«LO STATO DEVE RICONOSCERE I MEZZI ALLA CAMPANIA PER AMMINISTRARE L’AUTONOMIA REALE DEI LIVELLI ESSENZIALI». Il terzo comma dell’«Art. 3 – Risorse» stabilisce che «il finanziamento delle competenze riconosciute nei termini di cui ai precedenti commi è garantito in modo da consentire l’adeguata gestione delle nuove competenze in coerenza con quanto indicato all’art. 119, quarto comma, della Costituzione, dall’utilizzo, eventualmente anche congiunto, dei seguenti strumenti: a) compartecipazione al gettito maturato nel territorio regionale dell’imposta sui redditi delle persone fisiche e di evenutali altri tributi erariali; b) aliquote riservate, nell’ambito di quelle previste dalla legge statale, sulla base imponibile dei medesimi tributi riferibile al territorio regionale». In sostanza, il richiamo al rispetto dell’articolo 119 della Costituzione rappresenta la garanzia di mantenimento e rafforzamento del fondo perequativo. Con questa mossa, De Luca e la Campania mettono in discussione sul piano costituzionale le proposte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ricordiamo cosa dice l’articolo 119 della Costituzione:


La Costituzione italiana
Art. 119 Costituzione Italiana – I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione [53 c.2] e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

La bandiera della Repubblica italiana sventola sul Palazzo del Quirinale in Roma, sede della Presidenza della Repubblica, la massima istituzionale nazionale. Accanto i vessilli con i colori e i segni del Quirinale e dell’Unione Europea

«L’AUTONOMIA VA GARANTITA SOLO NEI LIMITI DI EQUITÀ E SOLIDARIETÀ TRA LE REGIONI STABILITO DALLA COSTITUZIONE». «In relazione all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni di autonomia trasferite vanno garantite le risorse necessarie data la ridotta capacità fiscale per abitante del territorio». In questo senso, «l’esercizio da parte della Regione delle nuove competenze conferite avviene contestualmente all’effettivo trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative». Pertanto, «rimane fermo l’obbligo dello Stato di costituire il fondo perequativo di cui all’art.119 terzo comma della Cost. per conseguire il riequilibrio tra nord e sud». Nel successivo articolo 4, a proposito degli investimenti, il secondo comma stabilisce che «ai fini del riequilibrio territoriale della spesa statale per investimenti, il finanziamento statale annuo per investimenti destinato alla Regione Campania deve essere garantito almeno pari alla corrispondente quota proporzionale della popolazione di riferimento».

Il Governatore Vincenzo De Luca durante una conferenza stampa. (Foto della Regione Campania Massimo Pica)

IL GOVERNATORE PASSA ALL’ATTACCO. Mentre l’opposizione dei sindaci e dei governatori del Sud ha ostacolato il via libera nel Consiglio dei Ministri agli accordi tra Governo e Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, il Governatore della Campania ridisegna i fondamenti della riforma e passa all’attacco, con la sua contromossa. L’istanza per l’autonomia avanzata da Palazzo Santa Lucia contiene la Sanità, commissariata dal 2007 e ancora non restituita al popolo campano, nonostante l’avvenuto riassorbimento dell’esposizione debitoria. Con la nuova mossa il Governatore si dice certo che da Roma una risposta dovrà arrivare, se non si vorrà compromettere l’iter avviato per le regioni del Nord. Quanto al merito del Federalismo differenziato, come su vede, non è sui costi standard che giace la pregiudiziale della Campania. Su quel punto, ha fatto sapere il Governatore la partita è aperta a patto di rispettare l’articolo 119 della Carta Costituzionale. Evidente l’alternativa: bloccare la legge ordinaria di riforma per la dimostrata natura di revisione costituzionale. E allora dal dialogo si passerebbe allo scontro istituzionale e costituzionale che seppellirebbe ogni margine di riforma in questa Legislatura.


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