Palazzo Chigi, sede del governo nazionale

M5s in pressing sulla Lega per escludere il Governatore De Luca dal governo della Sanità in Campania. In queste ore che precedono il Consiglio dei Ministri convocato per domani, le rappresentanze regionali del Movimento premono per cogliere l’opportunità della discussione sul Def e i temi economici. Come è noto, la discussione sulla situazione dei conti pubblici potrebbe portare a rivedere gli impegni attesi dai Governatori di un aumento del budget per la il Servizio Sanitario Regionale.

Il Consiglio dei Ministri convocato per domani, martedì 9 aprile alle ore 16,30 a Palazzo Chigi per l’esame del Documento di Economia e Finanza 2019 oltre che per il consueto pacchetto di leggi regionali su cui valutare l’eventuale impugnazione da parte della Consulta, metterà sul tappeto possibili tagli alla spesa. Trasporti e Sanità, aveva spiegato in questi giorni il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sarebbero i settori già nel mirino.

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri

I PRESUPPOSTI DEL COMMISSARIAMENTO DOPO 12 ANNI. Nonostante l’azzeramento del deficit, il ripiano del debito e il raggiungimento del punteggio stabilito dalle norme per i livelli essenziali di assistenza, il Ministro Giulia Grillo potrebbe richiedere non solo la conferma del commissariamento della Regione Campania in materia di Sanità, fatto oggi all’esame della Consulta per un ricorso annunciato da diverse regioni, tra le quali la Campania. Ma addirittura potrebbe decidersi a sollecitare la nomina di un nuovo commissario ad acta, invocando la norma sulla incompatibilità stabilita a partire dal primo gennaio dal decreto fiscale. Un avvicendamento sarebbe funzionale ad un cambio di strategia finanziaria a Napoli ed in altri contesti. Anche nel Lazio potrebbe accadere la stessa cosa. Tutto questo rischia di scatenare un conflitto istituzionale tra Governo e Regioni. Mentre a Palazzo Santa Lucia si attende il ripristino dei poteri ordinari in sede di Patto della Salute, nei prossimi giorni, i Governatori hanno già chiesto al Premier Giuseppe Conte di limitare le presunte ingerenze del Ministero della Salute sulle prerogative costituzionali dei governi territoriali. Inoltre, al momento non è stato ancora siglato il Patto della Salute, sede nella quale le Regioni hanno fatto sapere da mesi di voler affrontare la questione dei commissariamenti prolungati in deroga alle prerogative democratiche costituzionali.

TRA GLI OBIETTIVI LA NOMINA DEI MANAGER DI ASL E AZIENDE OSPEDALIERE TRA POCHI MESI. L’eventuale estromissione di Vincenzo De Luca avrebbe conseguenze immediate sulla governance della Sanità in Campania. Sono in scadenza la maggior parte dei manager delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere, mentre sono in atto le procedure preliminari per l’avvicendamento o la conferma a seconda dei casi. Ad Avellino sia Maria Morgante che Angelo Percopo, rispettivamente all’Asl Avellino e all’Azienda San Giuseppe Moscati, sono giunti al termine del mandato con i direttori sanitari e amministrativi. Le terne dovrebbero essere nominate entro la fine della primavera.

Vincenzo De Luca al centro, con a destra il manager dell’Azienda San Giuseppe Moscati, Angelo Percopo, a sinistra Enrico Coscioni, Consigliere del Presidente in materia di Sanità

LA REGIONE CAMPANIA E I GOVERNATORI SI PREPARANO ALLA BATTAGLIA. Inevitabile in caso di accelerazione del Governo un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. Non solo in forza del ricorso alla Corte Costituzionale della Regione Campania per ottenere la dichiarazione di incostituzionalità della dichiarata incompatibilità tra ruolo di commissario e di governatore, «norma che saboterebbe i diritti del corpo elettorale della Campania», si sostiene. Ma la Campania agirebbe per dimostrare l’arbitrio di una scelta priva dei presupposti fondamentali. Contro il perdurare del commissariamento ci sono i risultati maturati sul risanamento dei conti e sul punteggio dei livelli essenziali di assistenza. Nel primo caso la Regione ritiene inammissibile privare il Governatore delle prerogative commissariali per un settore che riguarda la qualità della vita dei cittadini amministrati dal Governo della Campania, peraltro su una materia che la Costituzione assegna alle Regioni. Nel secondo caso, De Luca si aspetta che al tavolo del Patto della Salute venga sancita la fine della fase commissariale e il ritorno ai poteri ordinari, dopo quasi dodici anni di gestione emergenziale straordinaria in regime di sospensione costituzionale. Le due circostanze hanno di fatto neutralizzato fino ad oggi gli effetti della norma inserita nel decreto fiscale, in base alla quale il Ministro avrebbe dovuto far valere la incompatibilità di funzione entro il 19 marzo scorso, cioè nei 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. Un cambio di linea oggi, si obietta a Napoli commentando l’ipotesi circolata in queste ore di un in intervento commissariale, non ha fondamento.

Il Ministro della Salute, Giulia Grillo

I GOVERNATORI ITALIANI FRENANO IL MINISTRO GIULIA GRILLO. «Sul patto per la salute, pur  essendo disponibili al confronto, le Regioni hanno chiesto al Consiglio Giuseppe Conte un incontro per definire il quadro istituzionale del confronto, ancor prima di entrare nel merito», aveva affermato il Presidente della Liguria e vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, a margine della Conferenza delle Regioni del 21 marzo. «Troppo spesso il ministero per la Salute ha un atteggiamento un po’ invasivo per quanto riguarda la divisione dei poteri prevista dal Titolo V della Costituzione: la sanità è una prerogativa, è un potere delle Regioni, su cui siamo pronti a confrontarci con grande lealtà istituzionale, non siamo pronti ad abdicare a quelle che sono le nostre prerogative dei nostri enti».

Il Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale della Repubblica italiana e fino agli anni ’30 del ministero delle Colonie, progettato dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga (1732). Piazza del Quirinale, Roma.

NO INCOMPATIBILITÀ TRA RUOLO DI GOVERNATORE E DI COMMISSARIO DELLA SANITÀ. In materia di Sanità l’Alta Corte si è di fatto già pronunciata nell’autunno scorso, rilevando l’eccesso di poteri commissariali in Campania decretati dai Governi dal 2007 a oggi, a danno dei diritti degli elettori campani. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 13 dicembre, ha approvato un ordine del giorno con il quale si richiama il Governo al rispetto dei pronunciamenti della Consulta in materia di Sanità. In particolare, si ritiene necessario rispettare il pronunciamento che impone al tavolo convocato per il Patto della Salute la discussione sulla conferma o sull’eliminazione del regime straordinario, portato avanti da oltre dieci anni, attraverso Piano di Rientro e commissariamento. Inoltre, si esorta il Ministero a prendere atto dei dubbi sollevati dai giudici costituzionali di fronte ad un prolungarsi della sospensione dei poteri ordinari, in luogo del libero esercizio della potestà democratica, sottratta con il commissariamento agli elettori.

«STOP SOSPENSIONE DELLE PREROGATIVE DEMOCRATICHE IN CAMPANIA IN MATERIA SANITARIA E OSPEDALIERA». La Sanità della Campania non può essere più soggetta a commissariamento, essendo stati risanati i conti ed avendo superato la soglia dei 160 punti nella griglia Lea, i livelli essenziali di assistenza. Con queste motivazioni la Regione Campania ha avviato la diffida formale al Governo, perché riunisca il Consiglio dei Ministri e certifichi la fine del commissariamento, restituendo i pieni poter al Governatore. Il Presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca intende chiudere entro marzo la partita sul commissariamento, assumendo da subito i pieni poteri nel settore più delicato, dopo quasi dodici anni di poteri straordinari. Si tratta di una scadenza obbligata, in considerazione della data concordata tra la Conferenza delle Regioni e il Ministero per la conclusione dell’iter di approvazione del cosiddetto Patto della Salute 2019, fissata alla data limite del 31 marzo 2019. La stessa Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 13 dicembre, aveva approvato un ordine del giorno con il quale si richiama il Governo al rispetto dei pronunciamenti della Consulta in materia di Sanità, in particolare chiedendo di condividere la decisione in quella sede sul futuro della Sanità in Campania. «Si ritiene necessario rispettare il pronunciamento che impone al tavolo convocato per il Patto della Salute la discussione sulla conferma o l’eliminazione del regime straordinario, portato avanti da quasi dieci anni, attraverso Piano di Rientro e commissariamento», si disse, esortando il Ministero «a prendere atto dei dubbi sollevati dai giudici costituzionali di fronte ad un prolungarsi della sospensione dei poteri ordinari, in luogo del libero esercizio della potestà democratica sottratta con il commissariamento agli elettori». Dunque, sia il Governatore Vincenzo De Luca, che il Ministro Giulia Grillo sanno che una decisione dovrà essere presa al più tardi entro il 31 marzo in sede di Patto della Salute e, questa volta, solo carte alla mano.

Un reparto dell’Ospedale di Avellino, l’Azienda San Giuseppe Moscati

«LIVELLI ESSENZIALI, CAMPANIA ADEGUATA AGLI STANDARD NAZIONALI». La mossa di De Luca, che annuncia di avere raggiunto il diritto al ripristino delle prerogative costituzionali democratiche in materia di servizio sanitario, peraltro in una fase avanzata di confronto sull’autonomia regionale, a questo punto è definitiva. In caso di esito negativo da parte del Ministero alla richiesta che arriverà entro venerdì a Roma si aprirà un conflitto formale, non solo davanti alla Corte Costituzionale. I termini adoperati da Vincenzo De Luca nelle sue esternazioni dei giorni scorsi rivelano l’intenzione di porre all’attenzione dell’opinione pubblica e di tutte le possibilità autorità competenti quella che intende come una ostilità politica. Le carte che riconsegneranno i poteri ordinari alla Campania, sostiene il Governatore, sono quelli prodotti dai tavoli ministeriali di controllo. «Abbiamo raggiunto e superato la soglia dei 160 punti nella griglia Lea, che è l’obiettivo nazionale. Eravamo a quota 104 nel 2015, siamo a 163 oggi. Non c’è più motivo per mantenere il commissariamento, tranne lo squadrismo», aveva dichiarato.


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