La sede del Coordinamento provinciale PD ad Avellino, in via Tagliamento

Il Centrodestra punta ad Avellino e alla Campania, essendo arrivato alle porte di Calitri. Ha espugnato dopo vent’anni una roccaforte del Centrosinistra e del Pd fino a poco tempo fa considerata non contendibile. Il tracollo del Movimento Cinque Stelle non basta a tranquillizzare i Democratici avellinesi, perchè i pentastellati continuano comunque a drenare voti, anche se non più a proprio vantaggio, rendendo arduo il compito di una eventuale coalizione di Centrosinistra, se non unita.

Lo scenario della Basilicata, dove le truppe di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi si sono imposte con relativa facilità, potrebbe ripresentarsi anche in provincia di Avellino, dove le ambizioni dei singoli mettono a repentaglio l’unità del Centrosinistra. Le tante rappresentanze presenti al Centro sociale, dove questo schieramento potenziale si è incontrato per la prima volta dopo oltre dieci anni, hanno disegnato il primo perimetro entro il quale costruire un’alleanza che ancora non è a portata di mano. Il valore di quella adunata, voluta e realizzata con autorevolezza dalla Associazione Controvento, per ora è dato dalla disponibilità potenziale manifestata dagli intervenuti con la presenza.

La Presidente del Consiglio Rosetta D’Amelio e il consigliere regionale Enzo Alaia alla Provincia di Avellino su posizioni contrapposte
Antonio Gengaro

C’era il Pd (rappresentato all’80 per cento, calcolando i dati di congresso e primarie nazionali), i Popolari con Ciriaco De Mita (mentre Maurizio Petracca presiedeva un tavolo tecnico a Napoli sul Psr), c’era anche un pezzo importante della maggioranza della Provincia con Vincenzo Alaia, oltre alle varie anime della Sinistra, compreso l’ex assessore comunale Giancarlo Giordano. Ma soprattutto, si è vista buona parte della squadra che fu di Antonio Di Nunno, forze che in questi anni sono mancate al Centrosinistra, a cominciare da Antonio Gengaro, nel 2004 contro e nel 2009 rientrato solo al ballottaggio, prima di fare un passo indietro nell’ultima consiliatura, fatta salva la brevissima parentesi di Vincenzo Ciampi. Ora servono passi concreti, spiegano a microfoni spenti un po’ tutti i titolari di responsabilità politiche. Serve la chiarezza prima nei partiti, poi tra i partiti. Nei Democratici questa fase è in atto, si fa notare. Gli uomini di Davvero si sono dimessi dalla segreteria, certificando nel Pd quella rottura che il loro gruppo aveva già conclamato in consiglio comunale, mantenendo con il proprio simbolo anche le mani libere. Festa si prepara a candidarsi sindaco, come ha fatto nel 2009 e nel 2013. Il suo progetto civico è nato fuori del partito. Chi lo seguirà dovrà spiegarlo non a Rosetta D’Amelio, a Enzo De Luca o a Leo Annunziata, ma a Nicola Zingaretti. Compito del segretario provinciale, libero dal vincolo congressuale già superato con le primarie, è realizzare l’unità del partito ovvero coagulare intorno ad un nuovo patto chi ci starà. Per costruire una coalizione Di Guglielmo dovrà avere alle spalle numeri adeguati, percentuali significative raccolte alle primarie, altrimenti si vedrà scavalcato dalla prassi.

Da sinistra nella foto: Assunta Tartaglione, Umberto Del Basso De Caro ed Enzo De Luca, insieme al Teatro Gesualdo in occasione della manifestazione referendaria dell’allora premier Matteo Renzi
Leo Annunziata, segretario del Partito Democratico in Campania

L’UNITÀ OBBLIGATA NEL PD, STRADA INDICATA ANCHE DAL GOVERNATORE DE LUCA. Superare i personalismi è la parola d’ordine stabilita dal nuovo segretario del Pd Nicola Zingaretti, l’ultimo tra i Dem ad aver battuto alle urne Lega e M5s. “È uno che come me e Romano Prodi ha il vizio di vincere”, ha spiegato Antonio Bassolino, tra i fondatori di quel partito dei sindaci, che poi divenne L’Ulivo a metà degli anni ’90. È la parola d’ordine pronunciata da Rosetta D’Amelio, da Enzo De Luca e, nella sua lettera ai frondisti di Davvero, anche dal segretario provinciale, chiamato ad attuarla nelle prossime ore. Ma soprattutto, l’ha evocata il Governatore Vincenzo De Luca, che venerdì sera ai giornalisti, a margine di un convegno con Costruttori e Architetti, lo ha spiegato, facendo gli auguri al nuovo segretario regionale che si insedia oggi. “Leo Annunziata rappresenta una garanzia sul piano etico, morale e politico nel suo mandato di riorganizzare dalle fondamenta il partito in Campania e sui territori”. De Luca è stato chiaro: “Non è in corsa per incarichi e candidatura, non ambisce a posizioni diverse da quelle che ha conquistato con le primarie di marzo, suo compito è riorganizzare un partito sul piano della linea, dello stile e della visione strategica, ripulendolo da un eccesso di ambizioni individuali, che ne hanno deviato il cammino originario, così allontanandolo dalla gente”. Il messaggio del Governatore, che non interferirà direttamente, è quindi coerente con il suo ruolo di capo della maggioranza che ne sostiene il Governo a Palazzo Santa Lucia: non si tratta di dare l’appoggio ad un dirigente, piuttosto che ad un rappresentante istituzionale, ma di prendere atto di chi sarà nel perimetro del Pd e della coalizione che farà perno sui Democratici. A un anno esatto dalle elezioni regionali, il Presidente della Giunta Regionale non può che auspicare in una città tradizionalmente di Centrosinistra la elezione di un sindaco espressione della sua stessa area politica al fianco tra dodici mesi.

Se nel ‘1999 il Centrosinistra si poteva permettere di andare diviso alle elezioni provinciali, sapendo di vincere a prescindere, oggi le cose sono molto cambiate.

I banchi del Consiglio comunale di Avellino

Il caso della Basilicata dimostra che alle urne non basterà l’unità dei partiti, ma dovrà essere candidata una figura autorevole e rappresentativa del patto politico che sarà definito. Serve indipendenza, conoscenza dei problemi e visione d’insieme.

Il tempo delle scissioni e delle fronde è finito per chi vuol tornare a vincere. Provarci significa acquistare il diritto alla irrilevanza, come quella ottenuta da Leu, per aver creduto di poter condizionare dall’esterno il Pd. L’elettorato di oggi le beghe interne ai gruppi dirigenti non le tollera più.


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