A proposito de “L’esclusa”, di Luigi Pirandello

LA RECENSIONE DEI CLASSICI. La solitudine di una donna che vive in un ambiente tradizionale, in cui ruoli sono stati già assegnati e non possono essere cambiati. Marta Ajala assume il ruolo di donna perduta o come la definisce l’autore “donna caduta in bassa fortuna” per il suo presunto tradimento.

di Ilde Rampino

La solitudine di una donna che vive in un ambiente tradizionale, in cui ruoli sono stati già assegnati e non possono essere cambiati. Marta Ajala assume il ruolo di donna perduta o come la definisce l’autore “donna caduta in bassa fortuna” per il suo presunto tradimento.

La famiglia è la depositaria delle decisioni da prendere, poiché i ruoli non possono essere sovvertiti, altrimenti ogni cosa entra in un vortice senza fine che travolge tutti, anche coloro che non hanno nessuna colpa. La vicenda si delinea su due diversi piani e coinvolge due famiglie: gli Ajala e i Pentàgora.

Questi ultimi accolgono la notizia del “tradimento”, scoperto attraverso il rinvenimento di una lettera che Marta stava leggendo, con una sorta di strana rassegnazione: secondo il padre di Rocco, il marito tradito, “ognuno ha la sua croce”. Infatti egli si sforza di campare, senza preoccuparsi del giudizio degli altri, perché le “mogli, il loro mestiere è di ingannare i mariti”. Il figlio scaccia di casa la moglie infedele, sostenuto dall’appoggio di suo padre che in passato aveva subito anch’egli la stessa onta, avendo scoperto il tradimento della moglie.

Fondamentale è il bisogno di lavare quest’onta attraverso un gesto plateale, per salvare il proprio onore: non dimentichiamo che il cosiddetto delitto d’onore è un retaggio antico, ma la mentalità che sottende ad esso è stata viva per tanti anni. Rocco quindi decide di sfidare a duello il presunto amante della moglie e chiede consiglio a due amici, il professore Luca Blandino e il Madden, suo vicino di casa. Il suo intento è chiaro: deve avere una soddisfazione di fronte al paese.
Marta Ajala è l’incarnazione di una profonda frustrazione come donna e come moglie e della sottomissione che la donna doveva avere nei confronti del marito: regola non scritta che affondava le sue radici in quella divisione netta dei ruoli di cui si parlava prima.

Ne è prova l’atteggiamento di sua madre, che manifestava una grande deferenza nei confronti del marito, tanto che “ misurava ogni dispiacere in considerazione delle furie che avrebbero suscitato in lui”. Mentre la madre si accusa e, velatamente, accusa anche il marito di aver avuto “troppa fretta di maritarla”, Francesco Ajala sente il bisogno di sentir piangere la figlia e non riuscire a perdonarla, si chiude nella sua camera, per fronteggiare lo scandalo e inconsapevolmente punisce anche se stesso, in quella indifferenza verso il dolore della figlia. Il ruolo della donna prevale in un certo modo, poiché Marta reagisce con rabbia al comportamento del padre e anche all’incomprensione della sua famiglia nei suoi confronti nelle decisioni che avevano preso per lei, senza consultarla; ricorda gli anni in collegio, quando il matrimonio imposto l’aveva fatta sentire diversa dalle altre e più “vecchia” tra le sue compagne che potevano godere la propria giovinezza.

Una sorte simile, di sudditanza a un uomo era toccata alla sua amica Anna, illusa e poi abbandonata .In lei tuttavia, non vi è la rabbia e la determinazione di Marta, la sua anima è piena di rassegnazione e amarezza, comprende lo stato dell’amica e si occupa di lei, preparandole il corredino per il suo bambino. Marta non avverte neanche la consolazione della preghiera, che per lei diventa “un vano agitarsi delle labbra”, non riesce ad avere fede e non comprende il motivo di tante disgrazie, provando un nodo alla gola; prova un senso di colpa verso lo scandalo che ha additato in modo negativo la sua famiglia, ma soprattutto tanta rabbia nei confronti degli uomini e anche di suo padre, che rifiuta la sua richiesta di perdono.

La sorte sembra accanirsi su di lei che perde suo figlio e poco dopo anche suo padre: una sorta di cerchio di amore e di dolore che si chiude e che la renderà una persona diversa, scaturirà da lei una forza e un desiderio di realizzazione personale. Il suo ansito di rinascita si tradurrà nella decisione di sostenere l’esame di maestra con le sue compagne di collegio: ora Marta è una donna nuova, ma è circondata dall’invidia della gente di paese, che la accusa di essere stata “favorita” dal suo presunto amante e disprezzata a scuola, fino ad essere trasferita a Palermo, per evitare problemi.

La disparità di condizione tra uomo e donna viene tratteggiata dall’autore nell’atteggiamento di Rocco, marito di Marta, che dopo la scoperta del “tradimento”, si accompagna a una donna di malaffare, ma non viene deriso, ma il suo orgoglio lo spingerà addirittura a voler mantenere la famiglia di lei “per decoro”. Anche l’Alvignani, il suo presunto amante, va a trovarla e la trascina in un vortice di passione a cui ella alla fine cede, ma spinta dalle calunnie infamanti: ”dove tutti avevano voluto che arrivasse, era arrivata”. L’amarezza di sentirsi Esclusa la priverà di ogni volontà, in un incontro inatteso e disperato con il suo passato.