Zingaretti nei sondaggi oltre il 50%, nasce il Pd inclusivo

Il 3 marzo le primarie del Pd per eleggere i segretari nazionale e regionale del partito con le rispettive assemblee

Nicola Zingaretti nei sondaggi oltre il 50%, si prepara a far nascere il ‘suo’ Pd inclusivo.

Romano come Veltroni, gia presidente della Provincia della città di Roma di cui il primo segretario Pd era Sindaco,  si prepara ad essere eletto segretario con numeri sufficienti a imporre una linea figlia dei nuovi tempi, per molti versi opposta rispetto a quella del giornalista e scrittore kennediano. Veltroni assunse la responsabilità del partito appena istituito dalla fusione di Diesse e Margherita, radicalizzando il dissenso per il progetto di un partito unico erede delle grandi tradizioni demicratiche e popolari del Paese. Nonostante le scissioni congressuali a sinistra e al centro, trovò il modo di porre fine alla stagione del Centrosinistra ulivista di cui fu al governo un testimone accanto  Romano Prodi.

Romano Prodi e Walter Veltroni alla nascita del Partito Democratico

Nicola Zingaretti idealmente riparte da lì, puntando ad invertire la polarità. Niente vocazione maggioritaria, che la frammentazione dimostrata dal voto reale (a differenza dei sondaggi che nascondono spesso l’incidenza di astensionisti e indecisi) nega in Italia a chiunque. Il suo cammino dovrà unire non chi si è allontanato dal gruppo dirigente, ma chi alle urne ha negato al Pd di proseguire nella stagione di riforme aperta dall’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Matteo Renzi, senatore del Partito Democratico dal marzo di quest’anno. Si è dimesso da Premier a metà dicembre del 2016. Dal dicembre 2013 al marzo del 2018 è stato ininterrottamente Segretario del Partito Democratico

Non è un caso se proprio Romano Prodi, freddo con Matteo Renzi nei congressi recenti, ha lanciato il suo appello alla partecipazione.

I numeri, se confermate le intenzioni di voto emerse dall’ultima rilevazione per l’emittente naxionale La7 da Demopolis, darebbero forza e credibilità al Governatore per provare a rimettere in pista il partito.

Accreditato di un consenso compreso tra il 48 e il 60 per cento, Zingaretti staccherebbe significativamente tanto Maurizio Martina, che si fermerebbe nell’intervallo tra il 27 e il 39 per cento, quanto Roberto Giachetti, indietro tra l’8 e il 18. Il popolo delle primarie si prepara a riscrivere la storia del partito, nell’unducesimo anno dalla fondazione, dopo i congressi costituenti dell’autunno 2007.

Se le previsioni saranno confermate, i margini per cambiare linea sui territori ci saranno e si incarneranno nel progetto unitario che Zingaretti sta mettendo on campo ormai da un anno.

Con la vittoria data per acquisita a favore di Nicola Zingaretti, da stasera i tre candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico moltiplicheranno gli sforzi in questi quattro giorni a favore di una ampia partecipazione al voto popolare che il 3 marzo sceglierà il nome del nuovo leader nazionale del partito.

Nicola Zingaretti alla convenzione nazionale del Partito Democratico

Il 3 marzo saranno i cittadini a decidere se il Partito Democratico avrà un futuro..La soglia psicologica è quella del milione e mezzo di votanti, tanti quanti ne ottenne Matteo Renzi nella primavera del 2017.

Il segretario nazionale del Partito Democratico, Maurizio Martina al Forum milanese del Pd

AD AVELLINO I GAZEBO OCCASIONE PER UNIRE E RILANCIARE IL PARTITO DOPO DUE ANNI DI CRISI DEMOCRATICA.  Ad Avellino e in Irpinia il gruppo dirigente e le rappresentanze territoriali provano a ricostruire ai gazebo un partito dissolto negli ultimi due anni. Dal 2017 ha perso il Comune di Avellino, tutti i seggi parlamentari e ha riperso la Provincia. Vitale dimostrare di avere un seguito, in vista delle difficili elezioni amministrative ed europee di primavera.

Ciriaco De Mita

IL RAPPORTO CON I CENTRISTI DECISIVO. Chiunque vinca le primarie, il giorno dopo si tratterà di aprire un cantiere politico per concorrere nelle prossime scadenze elettorali. Al di là dei tatticismi, tutti tenteranno di proporre ad Avellino lo schema regionale nell’area che è stata del Centrosinistra. Da un lato c’è chi lo farà a viso aperto esponendo il simbolo, dall’altro (o dagli altri) chi proporrà schemi più o meno informali, ricorrendo al civismo. Ma stavolta non ci sarà l’asse Guerini-Ermini a sterilizzare lo scontro. Questa volta sarà la nuova segreteria nazionale a concedere il simbolo. In questo stretto passaggio, senza unità e compattezza, il Pd non avrà chance per arginare l’asse in due tempi che ad Avellino e Ariano Irpino proporranno Movimento Cinque Stelle e Lega.

Maurizio Petracca Presidente della Commissione Agricoltura della Campania

USCIRE DALL’ISOLAMENTO. Ineluttabile stringere una collaborazione programmatica al centro, non escludendo nemmeno chi proviene dal Centrodestra, come Forza Italia. Nonostante vinca nelle regioni solo grazie a Forza Italia integrata con Udc ed ex Dc, Matteo Salvini non sembra propenso a riconoscere agli Azzurri il rango di alleati. E la mossa di una lista Ppe unendo il Centrodestra europeista, aiuta chi nel Centrosinistra oggi deve ricostruire un protagonismo credibile in termini anche numerici, dopo un anno di sostanziale irrilevanza a Roma.


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